I bambini aspettavano Babbo Natale, noi milanisti aspettavamo Ibrahimovic. Sono arrivati entrambi in questi giorni di feste ma mentre il vecchietto con la barba è riuscito a far felice i suoi milioni di fans, il “vecchietto” con il codino nulla ha potuto in mezzo a una simile accozzaglia di mezzi giocatori e sopravvalutati. Lo 0-0 casalingo con la Samp non sposta di una virgola quelle che sono le reali potenzialità di questa squadra, anzi si inserisce nel solco già tracciato di una stagione di merda: salvezza tranquilla con possibilità di finire nella parte sinistra della classifica. Nulla di più.

L’Ibra-Day ci ha, quindi, lasciato in eredità la solita prestazione inconsistente che ha permesso alla peggior Sampdoria dell’ultimo lustro di portare a casa un prezioso pareggio, unito persino a qualche rimpianto per non aver centrato il risultato pieno. Perché, è vero, la partita l’abbiamo fatta noi ma le occasioni più clamorose le hanno avute loro.

All’inizio, nonostante i pessimi risultati, nonostante uno dei peggiori attacchi del campionato, nonostante Bergamo, il modulo di partenza è stato sempre quello, ossia il solito, stantìo 4-5-1 mascherato da 4-3-3, con Calabria e Krunic uniche novità rispetto all’ultima tremenda apparizione. Ne è venuto fuori il solito, stantìo calcio ruminato che non ha creato problemi alla porta di Audero fatta eccezione per un paio di mischie da calcio d’angolo ed un’occasione di Suso che, al quarto tocco ed alla terza finta, ha finito per farsi recuperare da Chabot proprio sul più bello.

Chi si aspettava un atteggiamento feroce da parte della squadra, determinata a vendicare l’onta bergamasca, è rimasto deluso visto che i blucerchiati, stretti ed organizzati, non hanno affatto faticato a tenere a bada l’isolato Piatek, favoriti anche dalla pessima prestazione di Bonaventura e Krunic, i quali hanno lasciato che fosse il solo Bennacer a provare ad imbastire il gioco, e dall’atavica lentezza di pensiero e di azione di Calhanoglu e Suso, prevedibili come l’arrivo dei fischi di San Siro all’intervallo. Fortuna ha voluto che il piede di Jankto fosse in fuorigioco al 2′ di recupero altrimenti saremmo scesi negli spogliatoi sotto di un gol.

Nel primo quarto d’ora della ripresa Gabbiadini si è presentato 3 volte davanti a Donnarumma. Nelle prime due occasioni Gigio è stato bravissimo mentre nell’ultima, generata dal classico retropassaggio sciagurato di Calabria, il centravanti doriano ha tirato alto a porta vuota.

Nel frattempo Pioli aveva deciso di inserire contemporaneamente Ibra e Leao per provare a vincerla, lasciando tuttavia in campo sia Suso sia il modulo (l’unico!) che in teoria dovrebbe esaltarlo e, conseguentemente, non l’ha vinta. Ed infatti, nonostante la confusionaria intraprendenza del giovane portoghese e la presenza ingombrante dello svedese in area, il gioco ha continuato a svilupparsi nel solito modo, con la palla che andava da sinistra a destra e poi di nuovo a sinistra e poi di nuovo a destra fin quando Suso non sbagliava il cross. L’unica vera occasione da gol l’ha avuta Leao dopo una sponda di testa di Musacchio ma il suo esterno destro, a tu per tu con Audero, è finito alto, e di molto, sulla traversa. L’arrembaggio finale, se così vogliamo chiamarlo in un estremo slancio di ottimismo, non ha prodotto nulla se non bel destro di Calhanoglu, qualche telefonata per Audero e tante, meritatissime, bordate di fischi per Suso che ha castrato un paio di potenziali azioni pericolose, sbagliando appoggi elementari.

Lo spagnolo è ormai indifendibile, quindi evito di commentarne la prestazione e l’atteggiamento perchè finirei col ripetere cose che ormai sono condivise da tanti ma evidentemente non da tutti, visto che chi è pagato per mettere la squadra in campo continua a non farne a meno. Anche Calabria è della stessa pasta e, infatti, non perde occasione per guadagnarsi le bestemmie e le maledizioni di tutti noi. Sufficiente il resto del reparto difensivo mentre Donnarumma, grazie ai suoi due interventi, si è meritato la palma di migliore dei nostri in condivisione con Bennacer, l’unico a centrocampo che ha avuto il coraggio di rischiare la giocata, che ha tentato di predicare nel deserto ed al quale i compagni hanno lasciato anche l’incombente di fare l’incontrista.

Bonaventura ha replicato la brutta partita di Bergamo ed è stato meritatamente sostituito mentre Krunic, dopo un primo tempo in cui non ne ha azzeccata una, è leggermente migliorato nella ripresa. Calhanoglu, al secolo Mister 5,5 in pagella, ha corso, lottato, sbagliato e rallentato: tutto nella media. Così come nella media stagionale (pessima) è stata la partita di Piatek. Leao ha dato una scossa lì davanti,  con ottimi spunti e buona intraprendenza ma il gol mangiato pesa tantissimo sul giudizio finale.

Ed infine Ibra: ha per lo più camminato, raramente ha corso, mostrando una condizione fisica che appare lontanissima dall’essere accettabile ma la sua sola presenza in campo ci ha permesso di occupare decisamente l’area avversaria. I piedi, manco a dirlo, sono ancora deliziosi, come provato dalle due palle messe ora sul destro fiacco di Krunic ora sulla testa sbilenca di Leao che avrebbero meritato altri compagni e altro epilogo.

Tuttavia la sfida più difficile per Ibra non sarà abituarsi al fatto che i suoi assist non premieranno più Pato e Inzaghi o che i suoi movimenti non verranno più serviti dai lanci di Pirlo e Seedorf. Questo già lo sapeva.

La vera sfida che lo attende sarà provare ad estirpare da Milanello la mediocrità assoluta con cui conviviamo da quasi un decennio restituendoci, se possibile, un briciolo di dignità. 

 

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