Tra scelte di mercato al ribasso e classifica deficitaria l’avevo praticamente dimenticata. Parlo della sensazione che porta una vittoria e la conseguente leggerezza con cui affrontare il week-end. Invece è stato sufficiente mettere finalmente in campo una formazione equilibrata e, allo stesso tempo, capace di far male per farmi tornare il sorriso. Naturalmente è stato, altresì, necessario avere la possibilità di schierare un Fenomeno, con la F enorme come la sua “esperienza” e la sua classe, capace in soli 10 giorni di prendersi sulle spalle tutte le paure di una squadra che era ben oltre l’orlo di una crisi di nervi trasformarndole in energie positive e voglia di combattere. Vincere a Cagliari non era facile, sebbene i sardi venissero da un periodo tutt’altro che felice, essendo reduci da 3 sconfitte consecutive, ma questo aumenta i meriti dei nostri visto che i ragazzi di Maran sono entrati in campo con il coltello tra i denti proprio per metter fine all’emorragia di punti dell’ultimo mese.

Il primo tempo è stato sostanzialmente equilibrato nel gioco ma non nelle occasioni visto che Donnarumma non ha praticamente mai corso pericoli, se non in occasione di un’uscita sconsiderata che per poco non permetteva a Nandez di uccellarlo in pallonetto, mentre Olsen è stato chiamato in causa in maniera importante sia dal sinistro di Theo sia, soprattutto, dal colpo di testa da posizione defilatissima di Ibra che il suo connazionale ha smanacciato sul palo. Il tutto senza dimenticare la frazione di secondo di ritardo che ha impedito a Leao di ribadire in rete la spizzata di Romagnoli su calcio d’angolo.

Già Ibra, Leao e i corner. La presenza di due attaccanti fisicamente importanti, capaci di riempire l’area di rigore avversaria, ci ha permesso persino di renderci pericolosi in situazioni nelle quali siamo praticamente inesistenti da anni.

La buona sorte ci ha dato una mano dopo un solo minuto dal rientro in campo allorquando Castillejo è stato furbo nel battere velocemente una punizione dalla trequarti, trovando Leao smarcato in area di rigore, il quale ha stoppato bene e tirato così così, ma fortunatamente la traiettoria del suo destro ha incocciato il gambone di Pisacane e, beffardamente, ha scavalcato Olsen. Il ritorno al gol dopo oltre 300 minuti di digiuno ci ha tolto di dosso quella brutta sensazione di impotenza che ci portavamo dietro da settimane e la squadra ne ha guadagnato in forza e personalità, soprattutto a centrocampo dove sono emerse la fisicità di Kessie e la dinamicità di Bennacer, dopo un primo tempo giocato sottotono. Anche la catena di destra, finalmente orfana degli inutili ghirigori di Suso, è salita in cattedra sia con Calabria, che nei primi 45′ aveva sofferto molto lo spregiudicato Pellegrini, sia con Castillejo che si è buttato spesso nello spazio, non lesinando importanti recuperi.

Il raddoppio di Ibra è, quindi, caduto a fagiolo, permettendoci di ammazzare la partita come mai era avvenuto in questa sciagurata stagione. Zlatan è uomo di parola e l’esultanza “da Dio” l’aveva preannunciata domenica scorsa. Ed infatti è arrivata dopo un sinistro chirurgico su cross rasoterra di Theo. Con l’ingresso di Bonaventura al posto di un buon Calhanoglu Pioli è, quindi, tornato al 4-5-1 congelando, di fatto, risultato e tre punti.

Inutile dire chi sia stato il migliore dei nostri. Se a 38 anni, pur correndo poco, non perdi un contrasto aereo, fai da punto di riferimento là davanti per 90′ perchè fisicamente non ti sposta nessuno, sei già il migliore per distacco di questo Milan derelitto. Se a questo aggiungi 2 gol (uno annullato per fuorigioco ma comunque bellissimo) e un palo, beh allora guadagnarsi la palma di migliore in campo è un diritto che diventa costituzionalmente garantito.

Molto bene anche Leao che, oltre ad aver finalmente trovato il gol, ha ronzato intorno al suo compagno di reparto, pronto a riceverne le sponde per poi mettere in difficoltà la difesa avversaria, puntandola in velocità.

Più che sufficienti le prestazioni dei due laterali d’attacco con Calhanoglu ottimo soprattutto nei ripiegamenti difensivi e Castillejo che, come detto, nel secondo tempo si è reso protagonista di buoni spunti e tanta corsa. Bene anche i due centrali di centrocampo che si sono completati perfettamente unendo fisico e tecnica. Peccato per il solito giallo inventato ai danni di Bennacer da parte di un Abisso che ha comunque diretto bene. I subentrati Bonaventura (perchè non provarlo come esterno in futuro?) e Conti hanno fatto il loro.

La difesa è stata praticamente impeccabile, finalmente senza sbavature e amnesie, dimostrandosi capace di soffrire quando era necessario farlo e di verticalizzare sul gigante svedese quando messa sotto pressione. Molto sicuro anche Donnarumma, ad eccezione di quell’uscita tentata nel primo tempo in occasione della quale è stato comunque bravo a recuperare.

Insomma una prestazione finalmente quadrata, non certo eccelsa, ma importante più per il morale che per la classifica, alla quale è del tutto inutile guardare. La presenza di Ibra in campo porta concretezza e costringe, finalmente, l’allenatore a pensionare giocatori inutili e moduli “ad personam“. E’ già qualcosa.

Ibra IZ back. E speriamo che con lui torni anche un po’ di Milan.

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