Tachicardia e cardiopalma, rabbia, delusione e gioia finale. Finalmente, oserei dire. Quella contro l’Udinese è stata una delle partite più divertenti degli ultimi anni, dispensando emozioni come raramente è successo nel periodo del 4-5-1 “made in Suso“. L’abbiamo vinta sul gong, nel modo più bello e godurioso, facendo felici i quasi 60.000 di San Siro (S-e-s-s-a-n-t-a-m-i-l-a! Alle 12:30, contro l’Udinese, in una stagione disgraziata. Da tenere a mente quando si pensa al nuovo stadio) ed i non so quanti che, come me, hanno ribaltato qualsiasi cosa si presentasse a tiro al minuto 92, quando il sinistro di Rebic ha trafitto Musso regalandoci tre punti tanto belli quanto importanti.

E dire che era iniziata davvero male, con Donnarumma che, come già avvenuto a Cagliari,  dopo pochi minuti ha optato per un uscita inutile e spericolata sull’out di sinistra che lo ha portato a travolgere Lasagna, permettendo all’accorrente Stryger Larsen di indovinare il lob giusto verso la porta sguarnita. Il Milan, piatto e senza idee, non ha affatto reagito ed, anzi, è stato ancora lo scatenato Lasagna ad andare vicino al raddoppio con un bel mancino in corsa di poco alto. La latitanza di Bonaventura e la poca incisività di Leao e Ibrahimovic hanno fatto da contraltare ai continui ribaltamenti di fronte dell’Udinese che aveva in De Paul e Mandragora due ottimi rifinitori ed in Okaka e Lasagna due spine nel fianco che non siamo mai riusciti ad arginare. Davvero una bella squadra quella di Gotti, fisicamente importante e messa benissimo in campo, il che rende ancor più inspiegabile il black out senza mordente in Coppa Italia contro la Juve. Quelli bravi dicono sia questione di testa e di motivazioni. Sarà…

Fatto sta che, tolto un colpo di testa fiacco di Romagnoli, una telefonata di Castillejo ed un’incursione di Ibra, che non è arrivato sulla palla per questione di centimetri, non siamo mai riusciti a renderci pericolosi, meritando di andare negli spogliatoi in svantaggio.

Il secondo tempo è stata un’altalena di emozioni. Pioli ha fatto la mossa giusta, lasciando fuori lo spento ed irritante Bonaventura ed inserendo Rebic sulla fascia sinistra, con Leao più nel vivo del gioco. Tuttavia la prima vera occasione l’ha avuta ancora Lasagna, sul quale Gigio ha risposto alla grande, inaugurando i suoi 45 minuti di completa redenzione. Poi, finalmente la reazione rossonera. Castillejo, lanciato da Leao, ha ciccato una buona occasione, poco dopo Rebic ha trovato il pareggio inserendosi proficuamente sul cross basso di Conti. A rigor di logica il vento avrebbe dovuto girare dalla nostra parte ed invece sono arrivati minuti di vero terrore. L’Udinese è ripartita rabbiosamente, con Okaka che ha continuato a non perdere un duello fisico e Lasagna che volava negli spazi. Nella bufera ci siamo aggrappati alle manone ed alla classe immensa di Gigio che ha compiuto due miracoli su Lasagna (ma era in fuorigioco) e Mandragora, seguiti da un paratone sul destro al volo di Okaka. Terminata la sofferenza ci siamo riaffacciati dalle parti di Musso con Leao che ha calciato a botta sicura trovando la respinta inconsapevole del corpo del loro portiere.

In una partita così ricca di ribaltamenti di fronte è quindi arrivato, immancabile, il gol del nostro bomber travestito da terzino a spostare la bilancia: la coordinazione e la potenza del sinistro al volo di Theo, su ribattuta della difesa friulana, certificano, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che abbiamo un crack in squadra. 2-1 e tutto finito? Nemmeno per sogno. Il calcio ha delle regole non scritte, delle consuetudini se vogliamo chiamarle così, che si presentano spesso sui campi da gioco. Quando Ibra, lanciato nello spazio da Leao, ha calciato alto il pallone del 3-1, il mio pensiero è volato a quel famoso adagio che dice “gol mangiato….”. Nemmeno il tempo di finire il nefasto pensiero che Lasagna, bruciando Conti sullo scatto, ha messo la ciliegina sulla torta della sua prestazione maiuscola, incornando il 2-2 nell’angolino.

A dire il vero, vista la partita e vista l’ennesima occasione bianconera con Nestrorovski, mi sarei anche accontentato del pareggio ma il fato stavolta ha voluto premiare la prestazione volitiva e combattiva dei nostri e, sull’ultimo pallone, ha baciato Ante Rebic, bravo a tener palla, dribblare e calciare, trasformando un calciatore bollato finora come un brocco in eroe di giornata.

La doppietta porta naturalmente il croato ad essere eletto migliore in campo, ma in realtà tutta la sua prestazione è stata molto, molto buona, con continue accelerazioni e strappi che hanno fatto parecchio male alla loro difesa. Ottima davvero la partita di Castillejo, uscito tra gli applausi. E’ lui lo spagnolo buono, con buona pace di quello che finalmente siede in panchina insieme al modulo che ci ha tenuti prigionieri per anni. In crescendo la prestazione di Leao che, nel secondo tempo, ha dato sfoggio delle sue doti tecniche ed atletiche, supportando un Ibra meno decisivo di domenica scorsa, ma comunque punto di riferimento imprescindibile per la verticalità del gioco tanto auspicata. Bennacer ancora sugli scudi a centrocampo, stavolta ammonito giustamente, mentre Kessie ha dovuto correre per due, cercando di tappare i buchi di un centrocampo in cui eravamo in inferiorità numerica. E ciò ha inciso evidentemente sulla lucidità. Bonaventura ha confermato il suo momento no ed è uscito dopo un primo tempo assolutamente anonimo.

Tra i difensori partita di totale sofferenza sia per Kjaer che per Romagnoli che hanno incontrato tantissime difficoltà contro la velocità di Lasagna e la fisicità di Okaka. Conti altalenante: è partito maluccio ma un’ottima chiusura su un loro potenziale contropiede 4 contro 1 gli ha dato la forza di cambiare la rotta della sua partita che, da lì in poi, è cresciuta molto, tanto da portarlo a fare l’assist del pareggio e proporsi con più decisione in avanti. Poi si è fatto bruciare sul 2-2. Theo, come spesso gli accade, è stato il migliore dei 4 lì dietro: 5 gol, quasi tutti di ottima fattura, in 16 partite fanno di lui il giocatore più importante della rosa, insieme ad Ibra e a Gigio, anche oggi capace di farci vedere quanto sia immenso tra i pali ma rivedibile nelle uscite.

La seconda vittoria consecutiva rende migliore la classifica che, comunque, è ancora inutile guardare. Molto meglio, se possibile, continuare a vincere.

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