Triste pareggio, di quelli che fanno incazzare. Non certo perchè meritassimo di vincerla, anzi, se c’era una squadra che meritava di fare il bottino pieno quella era l’odiatissimo Verona, quanto meno fin quando la partita si è giocata in parità numerica. Fa incazzare perchè, per l’ennesima volta, non siamo riusciti a recuperare punti su quelli che frenano e ci sono davanti in classifica e, soprattutto, perchè abbiamo avuto la conferma di quanto poco valga la squadra appena mancano le poche certezze su cui si regge, ossia il carisma di Ibra e il dinamismo di Bennacer.

Desolante, come spesso accade, l’approccio alla gara del Milan. Nei primi 20 minuti del primo tempo c’è stata una sola squadra in campo, ed aveva i colori gialloblù. I nostri, timidi, arruffoni e poco concentrati, non riuscivano ad imbastire un’azione di gioco che sia una, e venivano travolti in ogni zona del campo dagli scaligeri, che arrivavano sempre prima sulla palla e, soprattutto, sapevano cosa farcene. Assolutamente meritato, quindi, il vantaggio veronese, arrivato al 13′ grazie a Faraoni che ha approfittato di un’amnesia di Theo, sbucandogli alle spalle sull’ennesimo cross proveniente dalla destra, zona del campo in cui Calabria e Castillejo non riuscivano mai ad arginare Lazovic e Zaccagni. Fortunatamente, dopo metà tempo in apnea, abbiamo messo fuori la testa grazie a qualche sporadica iniziativa di Rebic. Il pareggio di Calhanoglu, giunto su calcio piazzato deviato dalla barriera in maniera decisiva, ha, quanto meno, avuto il merito di rivitalizzare la squadra che, infatti, in 10 minuti, è andata vicina al raddoppio prima sprecando un contropiede clamoroso, con Rebic che ha saltato il portiere ma non è riuscito a concludere, poi con un colpo di testa di Romagnoli su angolo di Castillejo.

Delusi tremendamente quanti, come me, speravano che la ripresa ricalcasse il finale in crescendo del primo tempo. Anche la prima metà del secondo tempo, infatti, è stata di marca veronese. L’Hellas, guidato da un sontuoso Amrabat, è andato vicinissimo al vantaggio colpendo due pali con Pessina e Zaccagni, senza contare un batti e ribatti pericolosissimo nella nostra area piccola con la palla che è uscita di mezzo millimetro. Quando l’arbitro Chiffi è andato al VAR a verificare quello che pochi avevano visto in diretta, ossia come il calcione del migliore in campo (come detto, Amrabat) sul ginocchio di Castillejo meritasse il rosso diretto, ho tirato un sospiro di sollievo e ho, addirittura, cullato il sogno di vincerla. Ed invece nè la superiorità numerica nè l’ingresso di Paquetà e del ragazzo belga appena arrivato sono riusciti a schiodare il risultato dall’1-1. Certo, alla fine abbiamo spinto, buttando decine di palle in area avversaria che, tuttavia, sfilavano via spesso innocue vista l’assenza in campo di qualcuno che facesse un movimento da attaccante, magari provando a tagliare sul primo palo o ad appostarsi al posto giusto. L’arrembaggio confusionario, quindi, non ha sortito alcun effetto se non un palo a quasi porta vuota di Castillejo ad una manciata di minuti dal termine, pochi secondi prima che il cuore di tutti i milanisti trovasse un sussulto di orgoglio anche in una domenica grigia come questa, salutando l’esordio in A con la maglia rossonera di un ragazzo che di cognome fa Maldini. Brividi.

 

Romagnoli, a mio avviso, è stato il migliore dei nostri seguito da Calhanoglu che, oltre ad aver provocato il gol del pareggio,  ha offerto una buona prova in un ruolo non suo. Senza infamia e senza lodi la prestazione del rientrante Musacchio. Non potendo certo pretendere il lancio o il filtrante dai suoi piedi, sufficiente anche Kessie, ordinato e attento anche quando, nel finale di partita ha fatto spesso il terzo centrale di difesa per permettere a Theo di attaccare di più. Il francese, tuttavia, oggi non era proprio nelle sue giornate migliori e, pur non disdegnando la spinta lungo la sua zona di competenza, ha sbagliato tanto sia in fase di appoggio che in fase conclusiva, oltre ad essersi fatto sorprendere da Faraoni in occasione del gol. Calabria ha giocato un primo tempo osceno, non riuscendo mai a fermare le avanzate gialloblù lì sulla destra. Leggermente meglio nel secondo tempo quando si è addirittura proposto come finalizzatore, andando al tiro, sempre sbilenco, in più occasioni.

Il nuovo acquisto, di cui non riesco ancora a pronunciare il cognome senza incastrarmi con la lingua, ha mostrato intraprendenza. Cosa che, ancora una volta, è mancata a Paquetà il quale, autore di un paio di buoni passaggi e di una serie di cazzate, da oggi prende ufficialmente il posto di Suso come giocatore più dotato tecnicamente e, al tempo stesso, meno incisivo della squadra. Bonaventura non è per niente in forma e si vede. Castillejo e Rebic ci hanno provato ma ne hanno imbroccate poche mentre Leao, senza gli schiaffoni di Ibra, credo non ci provi nemmeno.

Arriva il derby, tristezza per favore vai via.

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