Così fa ancora più male. Perché se alla vigilia la sconfitta era ampiamente preventivabile, prendere 4 pere in 45 minuti e, soprattutto, vanificare tutto quanto di veramente buono la squadra aveva mostrato nel primo tempo è una botta psicologica che sarà dura da cancellare. Partite del genere di solito si vedono quando una provinciale si trova in vantaggio, magari anche meritatamente, contro la big di turno ma poi il carattere, la forza e la testa, più che il gioco, permettono alla grande squadra di ribaltare il risultato. Ecco, è straziante la consapevolezza di dover recitare da anni il ruolo della provinciale contro la seconda squadra di Milano.

Il primo tempo è stato quasi perfetto. Dico “quasi” con la presunzione di chi cerca la perfezione e quindi voglio considerare anche il tiro di Vecino ed il colpo di testa di Godin. Ad ogni modo, tolte queste due azioni sporadiche, non c’è stata davvero partita. Li abbiamo pressati sin dentro la loro area, soffocando le loro uscite con il trio Calhanoglu, Kessie e Bennacer che, a turno, prendevano ora Brozovic ora Barella ora Vecino, sporcando la linea dei loro passaggi e recuperando subito la palla per poi ripartire. A questo aggiungiamo la vena particolarmente ispirata di Rebic e Castillejo sulle fasce ed ecco che il 2-0 con cui siamo andati negli spogliatoi è apparso perfino bugiardo visto che, oltre al palo di Calha dopo una decina di minuti, sono state almeno 4 o 5 le potenziali azioni da gol salvate miracolosamente dal loro trio di difensori. Fortuna ha voluto che dietro di loro non ci fosse, come al solito, Handanovic ma Padelli il quale ha prima scazzato l’uscita sulla torre di Ibra permettendo a Rebic di spingere in porta il gol del vantaggio e poi non è stato affatto reattivo sul colpo di testa dello stesso svedese che ci ha permesso di raddoppiare a pochi secondi dall’intervallo.

Il sogno di dominare il derby è crollato al minuto 51 quando Brozovic, senza ricevere alcuna pressione, ha imbroccato il tiro della domenica con un sinistro al volo su una palla a campanile, quello di vincerlo 2 minuti dopo quando Sanchez è scattato sulla linea di fuorigioco ed ha servito a Vecino la palla del pareggio. Da lì in poi, diciamolo onestamente, sapevamo già come sarebbe finita perché Ibra a 38 anni non può fare i miracoli e il resto della squadra lo conosciamo benissimo. Ed infatti non siamo stati capaci di creare più nulla ed abbiamo aspettato passivi che gli eventi ci travolgessero. Quando De Vrij si è inarcato anticipando Romagnoli ed insaccando di testa dalla stessa zolla in cui ci punì già l’anno scorso, ma nell’angolo opposto della nostra porta, il destino della partita si è compiuto. Gli ingressi di Leao e Paquetà, infatti, non hanno portato a nulla ed, anzi, abbiamo rischiato di prendere il quarto gol prima con Eriksen che ha colpito la traversa calciando da casa sua, poi con Barella che non ha avuto la freddezza sotto porta di superare Donnarumma. Certo, se il sussulto di orgoglio del nostro attempato fuoriclasse al 90’ non si fosse stampato sul palo, staremmo qui a commentare altro, ma, come detto, è raro che il calcio menta sulla superiorità di una squadra sull’altra ed infatti Lukaku al 92’ ha messo il sigillo definitivo sull’ennesimo derby da archiviare in fretta.

Parlare di migliori e peggiori diventa difficile visto che si sono giocate due partite completamente differenti.

Nella prima tutti, ma proprio tutti, i nostri erano da 7 pieno con una menzione particolare per Ibra, autore di assist e gol.

Nella seconda, invece, il crollo è stato verticale e nessuno è stato più capace di interpretare il match nel modo corretto, fatta eccezione per Bennacer che ha continuato a predicare nel deserto ed il solito Ibra che, dopo essere sparito dal campo, era comunque riapparso in tutta la sua maestosità sul cross di Paquetà, portandoci ad un centimetro dal pareggio con il palo pieno colpito di testa.

Del loro primato in classifica, sinceramente, non me ne frega nulla. Temo, invece, gli strascichi di una sconfitta simile sulla testa già fragile dei nostri. Si dirà, quindi, che bisognerà ripartire dalla prestazione dei primi 50 minuti. Analisi tanto amara quanto, probabilmente, giusta che, tuttavia, non muta il ruolo da provinciale che recitiamo da anni ma, anzi, paradossalmente lo rafforza.

 

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