GrAnte Rebic! Dovevamo vincere e, per farlo, ci siamo aggrappati al nuovo Re Mida rossonero, che ha convertito in tre punti preziosi la prima palla buona che gli è capitata. E’ incredibile la trasformazione di questo ragazzo, fino a Natale spesso inguardabile nei pochi minuti che aveva meritato di giocare ed oggi, invece, capace di trascinare la squadra con i suoi gol, lui che goleador non lo è mai stato. Per il resto prestazione più che convincente, soprattutto nel primo tempo, meno nel secondo in cui, comunque, abbiamo sprecato almeno 3 palle nitidissime per raddoppiare.

L’infortunio di Calhanoglu nell’ultimo allenamento ha ridotto all’osso il reparto di centrocampo ma, soprattutto, ci ha privato del giocatore più adatto ad occupare la posizione di trequartista centrale nel nuovo 4-2-3-1 disegnato da Pioli. Eppure, nonostante la prestazione non certo eccelsa di Paquetà, il primo tempo del Milan è stato ottimo, con la squadra che ha confermato di aver trovato la sua dimensione e la sua identità, capace di rimanere corta, aggredire gli avversari e far male con strappi importanti sulle fasce, dove sia Rebic che Castillejo stanno mostrando, partita dopo partita, di trovarsi a meraviglia con questo sistema di gioco. Certo, manca sempre la cattiveria sotto porta che possa permettere di monetizzare maggiormente la netta supremazia perché, oltre al gol di Rebic, arrivato con un preciso piattone su assist del suo dirimpettaio di fascia, nei primi 45’ siamo andati vicini al gol poche volte, grazie a un tiro di Ibra deviato di poco fuori ed un piazzato di Paquetà su cui è stato bravo Sirigu. A livello difensivo, invece, abbiamo concesso un solo tiro al Toro che Berenguer ha sparato in curva, ed abbiamo perso l’ennesimo giocatore per infortunio visto che Kjaer si è stirato. A quel punto, complice il presunto ammutinamento di Musacchio, che non è voluto/potuto entrare (ai posteri l’ardua sentenza), Pioli è stato costretto ad inserire Gabbia, all’esordio nella massima serie.

Il secondo tempo, pur essendo stato giocato peggio, ha paradossalmente creato i maggiori rimpianti perché nei primi dieci minuti abbiamo buttato alle ortiche due occasioni clamorose per mettere la partita al sicuro, prima con Ibra che, da ottima posizione, ha calciato fuori di un niente, poi con Castillejo che ha strozzato il sinistro da posizione altrettanto favorevole. Dopo di che la squadra ha abbassato notevolmente il proprio baricentro e, complice probabilmente la stanchezza della terza partita in otto giorni, ha permesso al Torino di prendere fiducia. Fortunatamente l’attacco granata è rimasto spuntato e non ha creato pericoli concreti a Donnarumma, oggi egregiamente difeso da Capitan Romagnoli. La sterile supremazia degli ospiti è andata via via scemando e, col passare dei minuti, abbiamo ripreso in mano la partita spinti da un superbo Bennacer che, insieme al fido scudiero Kessie, ha tenuto botta per tutti i 90 minuti, pressando, accorciando e facendo da collante tra i reparti. Le occasioni di Bonaventura e  Castillejo proprio alla fine, hanno decretato la fine della partita e dell’atavica paura della beffa finale.

I migliori dei nostri sono stati, per distacco, Romagnoli e Bennacer. Alessietto ha bloccato ogni tentativo prima di Belotti e poi di Zaza, dominando su tutte le palle alte e chiudendo qualsiasi spazio. Ismael è un giocatore che mi piace da impazzire: un trottolino feroce e dai piedi buoni che non molla mai e che, pian piano, sta anche maturando visto che, pur gravato dal solito giallo, non ha fatto mai mancare il suo apporto in fase d’interdizione, recuperando un gran numero di palloni e dando il via a tutte le azioni rossonere. Gran partita anche quella di Castillejo, un altro che corre come un dannato per tutti i 90 minuti e che, forse per questo, difetta ancora sotto porta. Non ha questo problema, come detto, Ante il croato che, pur non strappando come ci aveva abituato nelle precedenti occasioni, ha timbrato ancora una volta il cartellino.

Buone le prove di Kessie, Hernandez e Calabria, così come lo era stata quella di Kjaer prima dell’infortunio. Gabbia, al battesimo a San Siro, ha esordito con personalità e senza sbavature. L’augurio è che sia la prima di una lunga e luminosa carriera a tinte rossonere. Gigio ha fatto da spettatore mentre Paquetà ha mostrato di avere molta ruggine da scrollarsi di dosso. Per carità, l’impegno non è mancato, così come qualche bel passaggio, ma resta la sensazione di un giocatore ancora lontano dal poter diventare protagonista. Infine Ibra, insufficiente nella prestazione, con tanti passaggi sbagliati ed un gol mangiato, ma chioccia imprescindibile per tutti gli altri che, quando sono sotto pressione, sanno di poter affidare alla sua testa che arriva a qualsiasi altezza palloni utili per poter ripartire.

Ora ci aspetta la difficile trasferta di Firenze, ennesimo esame di maturità di questa squadra che pare, finalmente, aver trovato la sua identità.

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