Vabbè ma allora ditelo: esiste un regolamento ad hoc che si applica solo nelle nostre partite. Prima di Firenze abbia ammirato, tra le tante, interpretazioni fantasiose che hanno portato gli arbitri ad ammonire i nostri per eccesso di esultanza o per essere usciti dal campo dal lato più veloce o che hanno permesso  loro di concedere  rigori in azioni che, a distanza di 2 giorni, pur essendo identiche nella dinamica, venivano lette ed interpretate diversamente. E dallo stesso arbitro, peraltro. Deve esserci anche scritto, in quel regolamento, che Bennacer va ammonito appena sfiora un avversario e che, in forza di una cervellotica e ridicola regola sull’”immediatezza”, è giusto annullare un gol anche se la palla sbatte violentemente sul braccio attaccato al corpo del nostro che, quindi, non la controlla affatto e non ne ottiene il possesso. Anzi, a dirla tutta, la allontana dalla porta avvantaggiando il difendente, per usare i vocaboli cari alla classe arbitrale. Perchè, caro mio attaccante che veste rossonero, ieri sera abbiamo appreso che se il difendente si addormenta e tu poi gli togli il pallone, non cambia nulla: in quel caso il vantaggio per te, sebbene non esista e non sia più “immediato”, si presume e diventa retroattivo.

Sempre in base allo stesso regolamento è permesso decretare un calcio di rigore, naturalmente negli ultimi 5 minuti, anche se il difendente in maglia rossonera tocca la palla e poi, solo poi, la gamba dell’attaccante. Perché nel post-partita Maldini ci ha riferito che in base a questo regolamento ad hoc, ma lo chiamerei semplicemente contra Milan, non è sufficiente toccare prima il pallone, come invece avviene in tutte le altre partite del mondo, ma che tale tocco deve essere accompagnato dall’aggettivo qualificativo “deciso”. Ciò comporta che o il difensore rossonero spazza con decisione la palla o, se anticipa di un soffio l’avversario, si vede assegnare il rigore contro. E il VAR? Spento, evidentemente. Ok, basta saperlo.

Dopo aver analizzato le regole, passo alla partita. E’ tanta la rabbia per una vittoria buttata alle ortiche da un atteggiamento assolutamente negligente dei nostri nell’ultima mezz’ora quando, in vantaggio di un gol e di un uomo, si sono inspiegabilmente addormentati permettendo alla Fiorentina di trovare spazi e occasioni che, a dirla tutta, potevano anche essere più dolorose e letali.

Nel primo tempo, dopo una decina minuti di studio con un paio di brividi per la nostra porta, tra cui uno nato da una dormita colossale di Donnarumma, abbiamo preso in mano le redini del gioco e siamo andati vicinissimi al gol con Rebic, il cui debole colpo di testa ha permesso a Dragowski di fare bella figura. La netta supremazia territoriale avrebbe, quindi, portato il Milan al meritato vantaggio ma, come detto, l’immediatezza retroattiva del tocco di braccio di Ibra ha portato Calvarese ad annullare un gol stratosferico che lo svedese, dopo 35 minuti di nulla, aveva tirato fuori dal suo inesauribile cilindro di grandi giocate. Fatto sta che il pareggio a reti inviolate ci stava comunque stretto, anche se Duncan, proprio alla fine, ha sparato alle stelle una buona chance.

Nella ripresa siamo stati costretti ad assistere all’ennesimo infortunio tra i nostri, con Gigio sostituito dal debuttante Begovic, il quale è stato subito chiamato in causa da un velenoso colpo di testa di Chiesa. Nonostante questo la partita abbiamo continuato a farla noi e quando Ante il croato ha approfittato di un errore di Caceres e Pezzella, freddando il loro portiere grazie a una deviazione sul suo destro in corsa, la partita si è messa decisamente in discesa. La successiva espulsione di Dalbert, colpevole di una “cianchetta” da ultimo uomo su Ibra, avrebbe teoricamente permesso di percorrere in carrozza la suddetta discesa. Ed invece sono venuti fuori, ancora una volta, tutti i limiti caratteriali dei nostri, incapaci di imbastire azioni pericolose perché spesso traditi dalla fretta o dalla sufficienza. L’ingresso di un Cutrone dal dente avvelenato ha fatto il resto: Chiesa, spostato sulla fascia, è diventato imprendibile dando il via a ripartenze clamorose, come quella che ha portato Valhovic a sfiorare il palo. Dopo l’episodio del rigore che ha deciso la partita, ci è voluto un intervento salva risultato di Begovic su Caceres per evitare la sconfitta.

Tra i nostri, per la seconda partita consecutiva, il migliore è stato Romagnoli, attento e preciso su tutti i palloni sebbene, purtroppo, poco “deciso” (come regolamento impone, ora lo sappiamo) nell’anticipo su Cutrone che ha determinato il rigore. Bene anche il Perenne Ammonito, al secolo Bennacer, anche se nell’ultima mezz’ora ha perso troppi palloni. Mi è piaciuto molto Kessie che, come sempre, ha corso tantissimo sbagliando meno del solito. Theo ci ha deliziato con un paio di tunnel brasiliani a corredo di una prestazione sufficiente ma non devastante. Gabbia ha fatto il suo e nessuno, infatti, si è accorto che era al debutto da titolare. Quando è entrato Musacchio lì dietro abbiamo ballato, ma non me la sento di addossargli colpe particolari. Conti ha giocato molto bene fin quando Chiesa non si è messo nella sua zona, poi è stato travolto. Gigio distratto e sfigato, ottimo Begovic che con 2 cm in più avrebbe parato anche il rigore. Castillejo ha dato il solito contributo di corsa sull’out di destra ma, purtroppo, da un paio di partite di sta “Susizzando” e non mette un cross di destro nemmeno a pagarlo, diventando prevedibile per i difensori avversari. Rebic ha segnato ancora, e questo già gli vale la sufficienza. Male Chalanoglu così come Ibra che è (troppo) spesso assente ma che, a differenza del turco, quando (raramente) appare, brilla di luce propria.

Spiegare il blackout degli ultimi venti minuti diventa davvero difficile, restare in silenzio con questi arbitraggi ancora di più.

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