Il momento è drammatico, il pallone che rotola rappresenta l’ultimo dei pensieri per chiunque di noi. Eppure, nonostante tutto, stamattina mi sono comunque alzato serbando una piccola emozione in fondo al cuore, quella di potermi godere 2 ore di calcio, di Milan in particolare, sebbene senza tifosi, senza passione, senza speranze. La prestazione del rossoneri ha affossato quella tiepida trepidazione mattutina, senza se e senza ma.

Ma, d’altronde, non c’è da stupirsi. La settimana è stata di quelle pesanti, e non solo per le preoccupazioni legate al coronavirus. La società non c’è più, almeno negli uomini che si occupavano del lato sportivo. Gazidis, l’uomo solo al comando, ha deciso di cambiare tutto con il treno ancora in corsa, senza preoccuparsi minimamente del probabile schianto a cui si rischia di andare incontro. Il triumvirato che avrebbe dovuto occuparsi delle cose di campo, umiliato e offeso, ha lanciato strali tramite tv e giornali, rimediando il licenziamento in tronco, nel caso di Boban, o il probabilissimo divorzio a fine anno, nel caso di Maldini e Massara. Pioli sa già di essere stato defenestrato e i giocatori, che in più occasioni avevano già dato ampia dimostrazione di mancanza di attributi, hanno quindi l’alibi perfetta per continuare a confermarlo. Insomma l’impressione che tutto sia saltato per aria è assai concreta.

Tra angosce sanitarie e societarie commentare questo Milan-Genoa diventa, quindi, un esercizio di stile fine a se stesso. Il primo tempo, tutto sommato, lo abbiamo giocato anche decentemente, ma due incredibili, ed identici, svarioni difensivi hanno permesso prima a Pandev e poi a Cassata di mettere la partita sul 2-0 per il Grifone, con i nostri difensori particolarmente ligi nel seguire le prescrizioni governative di mantenere la distanza di 1 metro dai loro avversari. A dire il vero nel periodo intercorso tra i due gol abbiamo anche costruito due nitide palle gol ma sia il colpo di testa di Ibra sia il sinistro di Calhanoglu hanno centrato in pieno Perin.

Il secondo tempo è stato di una tristezza più unica che rara, giocato a ritmi blandi e compassati, con la squadra disinteressata, manco fossimo in vantaggio di tre gol, e pertanto incapace di portare pericoli alla porta genoana. Il tutto nel silenzio assordante di un San Siro vuoto e malinconico. Una roba inguardabile, insomma. L’unica idea che è venuta in mente ai nostri è stata quella di affidarsi al totem Ibrahimovic e lo svedese, nonostante la scarsa mobilità, ha comunque risposto presente, riuscendo ad accorciare le distanze in mischia. L’arrembaggio finale alla ricerca del pareggio è rimasto solo teorico e non ha portato a nulla di concreto, ad eccezione di un colpo di testa sbilenco del solito Ibra da ottima posizione.

La partita a porte chiuse ha risparmiato ai rossoneri bordate di fischi ed imprecazioni. Tolto Ibra, che ha combattuto anche più di quello che la sua età permetterebbe, completamente insufficiente la prestazione dell’intero pacchetto difensivo, assenti e svagati Kessie, Rebic ed il subentrato Leao, fumosi Castillejo e Calhanoglu, leggermente meglio Bonaventura che però vuol giocare da solo, sufficiente il solo Bennacer. Incomprensibile il cambio di Calabria per Conti al 91′, sotto di un gol.

Quel che succederà in Italia nei prossimi giorni non è prevedibile ma è indubbio che, per noi milanisti, l’eventuale sospensione del campionato potrebbe rappresentare la notizia più bella della stagione. Che sconforto…

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