Va bene, Giada, lo ammetto. Il titolo non l’ho inventato io, ma l’ho copiato da un articolo trovato su una pagina di Facebook. Io non sono molto brava a scrivere, l’italiano non è mai stato il mio forte. Se lo fosse stato, avrei fatto lettere e poi giornalismo; invece ho scelto lingue, per ricominciare da capo, per avere la scusa pronta di fronte a eventuali critiche in merito al mio lessico scarno. Però, anche se non sono una provetta giornalista, conosco il valore e la forza della parola e le mie parole sono sempre molto dirette. Scarne ma forti, come Pippo Inzaghi o Paolo Rossi.

Già due anni fa ti raccontai su questa rubrica dell’8 marzo, dell’ipocrisia che circonda questa data. Anzi, è davvero umiliante che esista un giorno dedicato. Gli uomini non ne hanno bisogno, loro hanno già tutto e da sempre. Noi invece abbiamo lottato per ogni cosa: per andare al voto, per portare o no avanti una gravidanza, per essere presenti in Parlamento, per ottenere un conto in banca tutto nostro diviso dal coniuge. Perfino la data di cotanta festa sembra essere inesatta. Un disastro… Come già ti ho raccontato due anni fa, io ricordo l’8 marzo solo perché fu il giorno in cui vidi il Milan per la prima volta allo stadio. Parma-Milan, 8 marzo 1992, quando il Marco protagonista fu Simone e non Van Basten.

Ad ogni modo, dato che veniamo da giorni di polemiche legate alla salute pubblica, non ho alcuna intenzione di tediarti con ulteriori seccature, per cui voglio citare (e ringraziare) alcune donne che lottano tutto l’anno. Non è necessario fare grandi cose, semplicemente basta arrivare a fine giornata soddisfatte di quanto fatto o conquistato poco prima di addormentarci.

Allora grazie a Claudia, che dopo anni dedicati all’amministrazione di un’azienda importante è stata messa in disparte perché “la produzione verrà spostata all’estero”. In meno di un anno si è costruita un nuovo ruolo altrove; la potete trovare su uno dei treni diretti a Lambrate ogni mattina col sorriso stampato pensando al marito o a qualche vittoria del suo Milan, che segue da oltre trent’anni allo stadio. Freddo, nebbia, ghiaccio, afa, lei è là! Ecco, in merito al sorriso sono stata un po’ frettolosa, cioè mi fermerei al marito. Per il Milan dipende…

Poi c’è Laura, che sette giorni su sette è mamma di due splendide figlie e cinque (o sei) giorni su sette è ricercatrice farmacologica in campo oncologico. Ma mica riposa il settimo giorno! No, il settimo giorno è sintonizzata sullo stadio di San Siro per supportare a distanza Marco “di-Marco-Nico”. Sì, proprio lui, l’ideatore del mitico striscione. Cosa pensavi che facesse tutto da solo? Dietro al grande uomo del grande striscione c’è una grande donna che segue la sua pagina FB e tutta la sua comunicazione.

Poi c’è Lisa Azzurra, la comunicazione (e il fascino) fatta persona. Lei che cura la pagina di Federico Buffa. Lei che ha pubblicato un libro meraviglioso su George Best, una delle biografie più incredibili che abbia letto. Lei, zingara per natura, che è tour leader per un’associazione culturale. Lei che è appassionata di cucina. Lei che è una delle tante free-lancer che lotta quotidianamente per proporre le sue idee, per la quale non esiste l’emergenza coronavirus perché al suono della sveglia in piedi e pedalare!

Poi c’è la mia amica di Redazione Irene, milanista “de RRoma”. Ottima giornalista sportiva, calciofila; una che ha iniziato col calcio dilettantistico della capitale. Mica robetta… I suoi articoli hanno sempre riscosso il favore del pubblico della nostra pagina in quanto a stile e competenza. Si è presa un attimo di pausa perché lo scorso anno ha perso il suo vero e unico Supereroe, colui che ispirava anche tutti i suoi pezzi. Ma lei è forte ed ironica. E la sua ironia la porterà di nuovo tra noi.

E le mitiche Stelline che si cuciono da sole gli striscioni da stadio? Chapeau ad Alberta, a Miriam e alle loro ragazze, di cui già ti parlai un paio di anni fa.

Non possiamo non citare le ragazze del calcio azzurro. Quelle che hanno realizzato più sogni in un colpo solo: raggiungere la nazionale, fare una gran figura al Mondiale e conquistare buona parte del pubblico maschile. E finalmente anche la legge si è accorta di loro e non solo di loro, bensì di tutte le sportive d’Italia. Quindi tanti auguri a Valentina e Sara o a Elena.

                                                                      

Tanti auguri alla CR7 femmina, Alex, che negli Stati Uniti si allena al sesto mese di gravidanza o alla divina Federica, alla caccia dell’ennesima medaglia. Ecco, la Fede piace molto alla mamma perché è estremamente umana. E’ caduta più volte, ma a ogni inciampo è corrisposta una vittoria. Non solo Federica, ma anche Giulia: doveva diventare una ginnasta e un brutto incidente l’ha relegata alla sedia a rotelle. Cosa fa lei? Diventa campionessa di nuoto paralimpico!

                                                               

Tanti auguri alle microbiologhe italiane che, simbolo del precariato e con uno stipendio ridicolo, cercano soluzioni per tutti noi. Tanti auguri a tutte le scienziate o filologhe fuggite all’estero. Alle instancabili infermiere di questi giorni di emergenza. Alle ostetriche, che fanno nascere bambini, si prendono cura delle neomamme, dispensano consigli e poi il merito finisce al ginecologo.

Tanti auguri a tutte coloro che hanno il coraggio di denunciare i loro omuncoli o che cacciano di casa mariti fedifraghi. E tanti auguri a chi si ritrova, per varie ragioni, a fare sia da mamma che da babbo.

Tanti auguri alla nostra Italia. Disordinata, paradossale, criticata, stuprata; ma allo stesso tempo amata ed esaltata da splendide persone: poeti, artisti, musicisti, medici, cuochi, contadini, enologi, scienziati, sportivi, impiegati, operai, artigiani.

Ogni paese ha il suo fascino, il nostro è come la rovesciata di Van Basten col Göteborg: è oggettivamente bello!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *