di Carlo Pugnaghi (Mantova)

Era il 23 agosto 1981, era arrivato finalmente il giorno fatidico, mia madre mi preparó per le 18, io e mio padre aspettammo smaniosi, arrivarono su una A112 blu, il Primo al volante e il Pino di fianco. Salimmo a bordo, la smania era tanta come il caldo della serata che ci avvolgeva.

Arrivati davanti al Martelli di Mantova. Dopo aver fatto un giro inenarrabile per trovare posto passando per quartieri sconosciuti a me come Lunetta e il gradaro, ci dirigemmo verso lo stadio illuminato come se fosse un astronave. Mio padre che mi rassicurava al passaggio di personaggi torvi, si fermò e mi compró una bandierina rossonera che sfoggiava un grande diavolo attorniato dai suoi 10 scudetti.

Il settore a noi destinato era la curva Cisa, purtroppo una volta dentro constatammo che era il settore destinato agli scaligeri ma non ci perdemmo d’animo. Mio padre e i suoi amici mi presero in braccio e mi dissero non preoccuparti Carlo con lo squalo davanti non temiamo nessuno.

Guardai durante il riscaldamento quell’essere stempiato tracagnotto come fosse ET, all’anagrafe Joe Jordan. L’aspettativa era tanta. Tutto questo in mezzo alla bolgia e ai corri gialloblù che mi assordavano. Di fronte a noi dalla parte opposta in curva Te i tifosi rossoneri intonavano cori perlopiù incomprensibili per un bambino della mia età.

Comició la partita. L’emozione era forte per me sembrava la finale di champions e non un semplice turno preliminare di coppa Italia. Pronti via e Penzo dopo un quarto d’ora trafisse Piotti. 1-0 mio padre mi guardò e mi rassicurò mentre io continuai a sventolare il vessillo rossonero. Ma prima della fine del primo tempo Penzo raddoppiò e io mi ritrovai in mezzo alla bolgia gialloblù. Cori assordanti e sguardi mesti e increduli di mio padre e dei suoi amici. Io mi feci sempre più piccolo ormai rinchiuso in quella bandiera brandita come uno scettro. Non riuscivo a capire; Jordan avrebbe dovuto farci trionfare ed invece soccombevamo sotto i colpi improvvidi del bomber avversario.

Ma c’era ancora il secondo tempo … la mia squadra cominció con il piglio giusto fino ad arrivare ad ottenere un tanto agognato rigore… si presentó sul dischetto il povero Maldera che sbaglió grossolanamente il rigore, la delusione mi fece quasi scendere una lacrima, ma l’arbitro il signor Redini di Pisa disse che era tutto da rifare, mio padre mi prese in braccio esultando come non mai, insieme al Pino e al Primo ci abbracciammo stretti stretti, sicuri che la fortuna avesse guardato finalmente giù in quello stadio sfigato immerso nella campagna lombarda nella piccola città virgiliana.

Maldera si ripresentò sul dischetto , partì con la convinzione e la sicurezza di un highlander ma ancora una volte la sorte gli giró le spalle e il pallone finì respinto da Garella scatenando metà dei ventimila del Martelli con un urlo assordante e mandando all’inferno i diecimila rossoneri devastati come me, come un bambino a cui era rimasta solo la mano del mio papà che mi stringeva e dall’altra la bandierina ammainata in segno di resa.

Uscimmo cinque minuti prima e andammo lentamente alla macchina, non volava una parola, il silenzio in quella vecchia A112 era assordante, io mi addormentai abbracciando il mio papà e la mia bandiera rossonera perchè quella sera ero diventato Milanista e da lì non avrei mai abbandonato la mia fede nata in una serata tutta sbagliata con conseguente disfatta.

Poi negli anni mi sono tolto mille soddisfazioni dal Milan di Sacchi a quello di Capello e Ancelotti, alle 5 champions agli scudetti e a tutti gli altri trionfi passando per Baresi, Gullit, Van Basten, Maldini, Kakà,Shevchenko, Pippo e Ibra… e oggi che siamo in questa situazione pesante riguardo la bandiera ormai a brandelli ma sempre nel laboratorio di mio padre appesa e penso a quanto sia orgoglioso di essere Milanista.

Carlo Pugnaghi (Mantova)

Comments

  1. Mi riempie il cuore leggere queste parole scritte da un milanista vero che non ha la bandiera del Milan sopra il letto ma che ha il cuore a strisce rossonere. Noi tutti siamo in febbricitante attesa del ritorno ai fasti di una volta e siamo convinti che torneremo presto dove ci spetta.
    Un abbraccio sincero a un vecchio amico Milanista e forza Milan sempre e per sempre.
    Luca

  2. Grande Carlo. Io sono fortunato perché la storia l’ho sentita uscire dalla tua bocca, mentre sorseggiavamo una birra prima di entrare in S.Siro pronti per una notte da Champions dei nostri amati colori.
    Questa é la prima tua storia da Rossonero, ma ne avresti tante da raccontare.
    Spero di poterne leggere ancora su queste pagine e, perché no, magari con una birra in mano prima di entrare allo stadio come i vecchi tempi.
    Buon Rossonero a Te Pugno. Un abbraccio.
    Alex

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