Giada, oggi ti voglio raccontare di un Uomo con la U maiuscola, di un diavolo vero.

Uno di quelli che scendeva in campo rosso di passione e nero di rabbia; uno che indossava la numero 6, che gli è rimasta praticamente tatuata addosso perché nessuno dopo di lui l’ha mai più indossata. Quella è sua e basta!

Esordì ancora minorenne, quando la mamma aveva solo quattro anni. Gianni Rivera lo stimava tantissimo perché era giovane ma caparbio, con una grande personalità in campo condita da tanta serietà fuori. Ringrazio l’Inter che ce lo lasciò, perché di fatto partecipò a un provino dei cuginastri, dove giocava il fratello, ma venne rifiutato perché gracile. Avevano ragione: era magro e secco e ciò gli valse il primo soprannome, Piscinin. Divenne il libero per antonomasia, degno erede di Gaetano Scirea. Era la CERTEZZA: veloce, agile, non lasciava passare (quasi) nessuno, anzi, rubava la palla e se ne usciva impostando da vero regista. Ciò gli valse il secondo soprannome: Kaiser, ovvero imperatore, come  Franz Beckenbauer. 

Lo lanciò Liedholm; a 22 anni si ritrovò capitano; a 27 guidò la squadra perfetta di Sacchi per poi proseguire con gli Invincibili di Capello. Si ritirò nel 97, a 36 anni, sudando sangue fino all’ultimo secondo. Ricordo ancora la serata organizzata per il suo addio; la registrai su una cassetta VHS, ma la nonna, poi, ci registrò sopra Pretty Woman… niente, la vedremo insieme su youtube.

Fu il padrino di Paolo Maldini, il maestro di Billy, il compagno di reparto di una vita del Tasso; fu il punto di riferimento per chiunque arrivasse a Milanello, che fossero giovani italiani o talentuosi olandesi.

Fu soprattutto il mio primo Capitano!

Rappresenta quel magnifico calcio che non c’è più: le partite di campionato disputate solo la domenica; le coppe al mercoledì; la Coppa dei Campioni ristretta ai detentori dei titoli nazionali; le radioline con Tutto il Calcio minuto per minuto. Il nostro era definito il campionato più bello del mondo, perché le squadre erano tutte infarcite di campioni e fuoriclasse di cui solo tre stranieri. Erano tempi in cui in casa c’era un solo televisore e io e il nonno ci litigavamo il telecomando perché entrambi volevamo vedere le nostre squadre… 10 minuti per uno.

  • 719 presenze, 6 scudetti, 3 coppe dei campioni e 2 intercontinentali.
  • 2 campionati in serie B senza mai ascoltare sirene più affascinanti.
  • Secondo classificato al Pallone d’Oro ’89.
  • Un mondiale in panchina, 2 da titolare: fu il capitano delle Notti Magiche nel ’90, mentre nel ’94 guidò la comitiva azzurra negli USA. Qui si ruppe il menisco, si operò subito a New York e rientrò 24 giorni dopo per giocare la finale. Ecco cosa fece, “il gracile” …

Fu il numero 6, che oggi trionfa su quella bandiera enorme che sporge dalla Sud. Fu il Piscinin, il Kaiser o, più semplicemente per noi rossoneri, Franco Baresi.
 

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