Per la prima volta dopo non so quanto riusciamo a vincere uno scontro diretto contro una delle grandi del campionato, riducendo il distacco verso il quinto posto, obiettivo quanto mai importante in questa sciagurata stagione, non foss’altro per evitare i turni preliminari di Europa League all’inizio della prossima.


I millemila gradi percepiti a San Siro alle 17:15 di un torrido pomeriggio estivo hanno, naturalmente, impedito tanto al Milan quanto alla Roma di esprimersi a livelli accettabili, con i giocatori che, di fatto, rinunciavano a ripartire tanto era faticoso spendere energie dopo aver rinculato in difesa per fermare l’attacco avversario. Ne è scaturito un primo tempo davvero noioso, con la Roma che sembrava metterci più impegno, ma con il Milan che, paradossalmente, ha avuto più occasioni per passare in vantaggio (due per la precisione, con Jack che ha sparacchiato alto da buona posizione e Calha che, di testa, non è stato in grado di buttare in rete l’ottimo servizio
di Theo Hernandez) rispetto all’unica vera palla gol creata dai giallorossi con la spizzata larga di Dzeko, trovatosi solo soletto nel cuore dell’area rossonera.


Il secondo tempo è ricominciato agli stessi ritmi blandi della prima frazione, evidentemente gli unici possibili a queste temperature. Ma, a differenza, dei 45′ iniziali, il Milan è subito apparso più presente nel campo, pur senza creare particolari pericoli a Mirante. Tuttavia in questo calcio balneare i giorni di riposo (ne avevamo 2 in più di loro) e i cambi fanno la differenza: gli ingressi di Saelemaekers e Paquetà, al posto dei fumosi Castillejo e Bonaventura, hanno certamente pesato sull’esito del match più di quelli effettuati da Fonseca ed abbiamo iniziato a portare pericoli alla
porta giallorossa con Calhanoglu, sul quale è stato molto bravo il portiere, e con un tiro da fuori di Paquetà, deviato in corner dallo stesso Mirante. La Roma, dal canto suo, si è notevolmente afflosciata ed ha retto soprattutto grazie alla prestazione maiuscola di Smalling, vera e propria calamita di palle alte nell’area di rigore.


Alla fine, però, siamo riusciti a passare in vantaggio con il solito Rebic che, dopo aver sfruttato la cazzata di Spinazzola in disimpegno, è riuscito a ribadire in rete il batti e ribatti nell’area piccola scaturito dal miracolo di Mirante su Kessie e dal successivo palo interno colpito dallo stesso croato con il primo tap-in. La Roma ha, quindi, provato a riorganizzarsi ma l’ottima prova del duo Kjaer-Romagnoli ha contribuito a spegnere ogni potenziale assalto giallorosso. Quando Theo si è trovato finalmente lanciato a modo suo verso l’area avversaria, Smalling lo ha steso in area di rigore e Calhanoglu ha completato l’opera realizzando il 2-0 finale a pochi minuti
dallo scadere.


Detto che, anche oggi come a Lecce, Donnarumma è stato praticamente inoperoso, va dato merito alla coppia difensiva di aver trovato un ottimo affiatamento che li porta ad essere spesso “tra”, se non “i” migliori in campo. Buona la prova anche dei due terzini, con Conti che ormai svolge il compito riservato l’anno scorso a Ricardo Rodriguez, ossia quello di restare quasi sempre bloccato in difesa, per lasciare ad Hernandez l’incombenza di attaccare dal lato opposto. Mi è piaciuto molto anche Kessie, cresciuto insieme alla squadra nel secondo tempo. Bennacer è stato il solito, imprescindibile, motorino da cui parte ogni azione. Fumosi, come detto, sia Castillejo che Bonaventura, mentre Calhanoglu è partito molto male per poi finire in crescendo, rincorrendo a perdifiato gli avversari sino al 95′, a risultato acquisito. Saelemaekers ha confermato la buona impressione lasciata nei pochi minuti di Lecce e Paquetà, beneficiando dei ritmi bassi più adatti al suo gioco, ha offerto buone giocate in mezzo al campo. Rebic è diventato una tassa piacevolissima che i nostri avversari si stanno abituando a pagare e, infine, Leao in 15 minuti ha offerto la classica prestazione altalenante, condita da giocate inutili e buoni recuperi di palla.


Insomma se non fosse per l’orario assurdo “nemico” del primo giorno di mare, il caldo torrido, l’assenza di pubblico, i ritmi da scapoli-ammogliati, direi che questo mini campionato estivo comincia a piacermi.

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