Dovevamo vincerla, potevamo perderla, l’abbiamo pareggiata ma il rammarico resta visto che, nelle prossime 3 partite, accorciare su quelle che ci stanno davanti o allungare su quelle dietro sarà davvero complicato. E’ vero, la partita l’abbiamo fatta noi e la fortuna non è stata dalla nostra visti gli oltre 20 tiri in porta, il 70% di possesso palla, le deviazioni fortuite, le schiene e gli stinchi che si materializzavano in area di rigore, i salvataggi sulla linea ma non si può negare che battere questa Spal, quasi retrocessa e ridotta in 10 per oltre un’ora, era doveroso. Prova di maturità fallita, quindi. Ancora una volta.

Il primo tempo si è concluso chon il Milan incredibilmente sotto di due gol frutto di una dormita colossale della nostra retroguardia su un calcio d’angolo, con conseguente tiro fiacco di Valoti deviato in rete dal polpaccio di Calhanoglu, e di un eurogol di Floccari che, da 25 metri, ha uccellato Donnarumma con un destro di controbalzo che si è infilato nel sette. Eppure di occasioni ne abbiamo avute, e tante, andando vicini al gol con Paquetà un paio di volte, Castillejo, Rebic, persino Calabria oltre a Calha che ha colpito un palo e si è visto annullare un gol per il piede di Rebic in fuorigioco. Se a questo aggiungiamo l’infortunio del biondino spagnolo dopo un quarto d’ora di gioco, la sensazione di trovarci in presenza di una serata nerissima dal punto di vista della sfiga è stata netta. Unica nota positiva l’espulsione di D’Alessandro nel finale, causa entrataccia con conseguente azzoppamento di Theo Hernandez.

Il secondo tempo si è quindi giocato in un’area sola, quella estense. Eppure, paradossalmente, il portiere avversario è stato chiamato in causa seriamente solo una volta da Paquetà, per il resto si è limitato all’ordinaria amministrazione sui tentativi velleitari dei nostri che, arrivati ai 16 metri, hanno palesato tutti i limiti tecnici e caratteriali che ci costringono a questa posizione in classifica: tiri fiacchi, cross sbilenchi e scelte sbagliate hanno fatto il paio a deviazioni fortuite e ribattute miracolose, con il lumicino della speranza che, con il passare del tempo, si affievoliva. Fortuna ha voluto che, al minuto 79, Leao ha trovato il pertugio giusto per riportarci in partita e che, a 3 dal termine, una clamorosa scivolata di Vicari nella propria porta ci ha permesso di pareggiare, facendoci assaporare anche il gusto del sorpasso sul gong. Troppo tardi, purtroppo, per portare a casa i 3 punti che avremmo sicuramente meritato.

Al netto della stanchezza per la terza partita consecutiva in pochi giorni credo che, anche stavolta, Calhanoglu abbia fatto qualcosa in più degli altri. Bene anche Leao, entrato con la mentalità giusta ed autore del secondo gol in 3 partite in questo mini campionato estivo. Paquetà ha giocato un primo tempo da 7 come trequartista ed un secondo tempo da 5 come mezzala, mostrando ancora limiti evidenti quando deve trovare la via del gol. Saelemaekers, al contrario, è cresciuto con il trascorrere dei minuti, rendendosi protagonista alla fine di cross pericolosi dopo una serie di sciagurati traversoni in stile Abate. Theo Hernandez insufficiente nel primo tempo ha lasciato il posto ad uno scolastico Laxalt. Calabria non ha mai spinto ma ha rischiato il golazo con un esterno destro al volo che ha sibilato accanto al palo.

Bennacer non mi è piaciuto come altre volte ma, credo, paghi anche lui la fatica delle partite a distanza ravvicinata. Stanchezza che, invece, non sente Kessie che ha dato il solito sostanzioso contributo di corsa e fatica lì in mezzo al campo. Molto bene Romagnoli, molto meno Gabbia, incerto come a Lecce. Rebic ha lottato ma non ha inciso, Bonaventura non pervenuto e Ibra, oltre ai continui cazziatoni ai compagni, si è fatto notare solo per un colpo di testa alto e una punizione deviata.

Certo non bisognava aspettare luglio per capire che siamo quelli del “vorrei ma non posso“: volitivi ma poco determinati, generosi ma altrettanto arruffoni. Il settimo posto, ad oggi, ci calza a pennello.

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