Il Milan più convincente della stagione sbanca l’Olimpico con un netto 3-0 e, teoricamente, consegna mezzo scudetto a quelli che i regali di solito li ricevono dagli arbitri. Ecco, al netto della soddisfazione di aver visto finalmente la nostra squadra dominare l’avversario sotto i tutti punti di vista, resta questo l’unico neo della serata, oltre all’infortunio di Calhanoglu, il più in forma dei nostri, uscito alla fine del primo tempo con un polpaccio malconcio.

I primi 20 minuti del primo tempo sono stati molto equilibrati, con le squadre corte e compatte, più impegnate a non far ripartire l’avversario che a costruire. Ibra, non volendo approfittare del vantaggio datoci dalle squalifiche di Immobile e Caicedo, ha pensato bene di non fare il centravanti, rinculando spesso verso centrocampo. Questo, se da una parte ci ha privato del punto di riferimento lì davanti, ci ha dato però la possibilità di palleggiare e gestire meglio la palla. E proprio da un’azione manovrata, partita dallo svedese, al minuto 23, è arrivato il gol di Calhanoglu che è rientrato ed ha calciato forte un pallone che, dopo aver toccato la suola di Parolo, si è insaccato sotto l’incrocio dei pali. Di lì in poi il Milan è diventato padrone del campo, gestendo tempi, palla e partita a proprio piacimento, sfruttando la pochezza offensiva della Lazio e facendo male quando necessario. Dopo il gol giustamente annullatogli per fuorigioco, Ibra si preso con la forza la responsabilità del rigore causato dal mani di Radu ed ha raddoppiato, non senza fortuna visto che Strakosha aveva praticamente parato il penalty ma la palla ha beffardamente colpito il suo polpaccio prima di rotolare in rete. Ciò che la Dea bendata ci aveva tolto a Ferrara, ce l’ha restituito a Roma. La Lazio si è vista solo con un destro largo di Luis Alberto che Donnarumma ha accompagnato fuori con lo sguardo.

Chiuso in vantaggio di due reti il primo tempo, Pioli non ha fatto fatica ad effettuare il cambio già previsto, sostituendo Ibra con Rebic, sicuramente più utile negli spazi che si sarebbero automaticamente creati. Ed infatti, tolto il gol annullato a Lazzari, sul cui fuorigioco di partenza vanno sottolineati i meriti di Conti nel fermarsi al momento giusto ed i demeriti di Luis Alberto nel servire tardi il compagno, la partita è sempre stata saldamente nelle nostre mani. A maggior ragione dopo il terzo gol segnato dal solito Ante, ottimamente servito da Bonaventura nel cuore dell’area di rigore e freddissimo nel piazzare il piattone sul palo lungo. Da quel momento in poi la Lazio ha si è buttata in maniera confusa in avanti, senza mai impegnare Donnarumma, e noi siamo andati più volte vicino al quarto gol con un destro fiacco di Kessie, un tiro largo di Jack e, due volte, con Theo Hernandez a seguito di due strappi terrificanti. Nella prima occasione è stato bravissimo Strakosha a deviare il diagonale con la punta del piede, nella seconda è stato sciagurato il nostro terzino che, dopo aver arato gli avversari per 80 metri, ha sbagliato un gol clamoroso, solo davanti a 7 metri di porta, facendo infuriare anche Zlatan, autoproclamatosi nostro allenatore in seconda, la cui mentalità vincente, anche in panchina, non ammette simili errori. Ad ogni modo, visto il risultato, Theo lo perdoniamo volentieri.

Faccio fatica a trovare rossoneri al di sotto del 7 in pagella. Forse il solo Calabria, subentrato a 20 dalla fine, che nei primi 3 palloni toccati ha rischiato di fare 3 frittate. Per il resto tutti perfetti. Bene i terzini, con Conti che non ha avuto amnesie e Theo (al netto dell’errore, anzi orrore, di cui sopra) che ha tenuto a bada un cliente scomodo come Lazzari ed è tornato a spingere come sa fare. Ottimi Kjaer e Romagnoli che non hanno fatto passare uno spillo, contribuendo a lasciare Donnarumma praticamente inoperoso, fatta eccezione per qualche uscita volante. Bennacer è tornato ai suoi soliti, alti, livelli: un motorino inesauribile capace di impostare e di recuperare. Kessie continua a non sentire la fatica, ed è stato perfetto nel contrastare Milinkovic-Savic ed in tutta la fase di interdizione, concedendosi una partita in cui non ricordo abbia mai sbagliato un passaggio. Saelemaekers è una bella novità sulla fascia destra: meno estroso di Castillejo ma assolutamente frizzante e sempre presente nelle due fasi.

Bonaventura, piazzandosi alle spalle di Parolo, ha dato parecchio fastidio alla Lazio con le sue giocate, una delle quali ha mandato in gol Rebic. Calhanoglu, fin quando è stato in campo, è stato il migliore, come sempre da quando è ripartito il campionato: giocate, corsa, passaggi e, finalmente, anche gol. Speriamo possa recuperare per martedì. Paquetà ha giocato bene e, a modo suo, non ha fatto rimpiangere il turco. Rebic, oltre a non aver mancato l’ormai solito, piacevolissimo, appuntamento con il gol, ha mostrato una gamba più vivace rispetto alle ultime apparizioni in cui era sembrato in debito di ossigeno. Ibra, come detto, ha fatto tutto fuorchè il centravanti: play maker in campo nel primo tempo, allenatore in panchina nel secondo. La sua personalità strabordante, manco a dirlo, è qualcosa di fondamentale per tutta la squadra.

Stasera guadagneremo sicuramente punti sulla Roma o sul Napoli che si affronteranno tra loro. Continuando a giocare così potremmo, quindi, ambire certamente ad un posto in Europa League. Ad ogni modo il mio sogno resta quello di restituire questi tre punti alla Lazio martedì sera.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *