Il derelitto Milan della stagione 19/20, quello che abbiamo lasciato ad inizio marzo  sconfitto in casa dal Genoa e lontano dall’Europa, sembra svanito, evaporato nel nulla, riposto senza alcun rimpianto nel dimenticatoio. Al suo posto, da quando è iniziato  questo strano campionato post-Covid, abbiamo trovato una squadra con idee chiare, voglia di vincere e consapevolezza dei propri mezzi. Che probabilmente restano limitati rispetto ad altre squadre, ma almeno oggi vengono esaltati. Non posso esimermi, quindi, dal sottolineare il merito dell’allenatore che, pur lavorando col contratto a termine, stimolando la squadra e trovando la quadratura tattica del cerchio, è riuscito come pochi a far rendere al meglio molti degli investimenti fatti dalla società. Solo applausi per Stefano Pioli.

Venendo alla partita, cosa dire di un primo tempo in cui i portieri non si sono praticamente mai visti, fatta eccezione per un paio di comode parate del codice fiscale bianconero su Ibra ed una di Gigio a pochi secondi dal termine su un tiro di Higuain deviato? 45 minuti bloccati in cui la tattica ha avuto la meglio sulle rare giocate dei protagonisti. Chiaramente, essendo loro individualmente superiori, hanno avuto alcune occasioni in più di noi, più potenziali che reali a dire il vero, con Bonucci, che di testa non l’ha presa per questioni di millimetri, e con CR7, il cui destro a giro è stato provvidenzialmente deviato in angolo da Conti. La Juve ha fatto più la partita ma i nostri non sono mai sembrati in affanno. A dispetto delle ultime uscite in cui avevamo creato parecchie occasioni, non ha convinto in particolare la fase offensiva, con Rebic che, di fatto, ha giocato centravanti e Ibra che gli gironzolava alle spalle, mentre ai lati né Paquetà né Saelemaekers hanno avuto spunti degni di nota. Certo, se all’ultimo secondo Zlatan fosse scattato qualche centimetro indietro, invece di commentare un gol annullato avremmo potuto persino festeggiare il vantaggio prima dell’intervallo.

Si diceva delle individualità, ed infatti ad inizio secondo tempo la Juve ha immediatamente approfittato della suo tasso tecnico superiore con Rabiot che, dopo due minuti, ha prima vinto due duelli con Bennacer e Kessie, poi ha bucato Theo con un tunnel e, dopo essersi lanciato a perdifiato nella nostra metà campo, ha bruciato in velocità Romagnoli prima di scaricare in rete un sinistro chirurgico imprendibile per Gigio. Si, non ho detto Cristiano Ronaldo, ho detto Rabiot. Quello che fino ad oggi era un oggetto misterioso tanto a Vinovo quanto in tutti gli stadi d’Italia. Solo contro di noi succedono certe cose. Lo stupore per il gran gol del francese ha fatto il paio con quello per il clamoroso errore del duo Kjaer-Romagnoli, che tante garanzie aveva offerto ultimamente, i quali si sono addormentati ed ostacolati sul lancio da 40 metri di Cuadrado, permettendo a Ronaldo di raddoppiare. A quel punto, se avessero fatto un sondaggio su quale era la squadra che avrebbe potuto dilagare, credo che chiunque avrebbe risposto la Juve. Ed invece l’imponderabilità di Eupalla, il Dio del Calcio caro a Gianni Brera, ha lasciato, ancora una volta, tutti di stucco. Il braccio galeotto di Bonucci (ormai questi tipi di rigore, a mio avviso ridicoli, vengono fischiati persino contro la Juve) ha permesso a Ibra di accorciare le distanze dagli undici metri, qualche minuto dopo Kessie, dopo un doppio scambio al limite, si è esibito in uno slalom in area di rigore, con tanto di finta ubriacante ai danni del nostro mai rimpianto ex Capitano ed ha infilato Szczesny.

Trovato il pareggio non ci siamo affatto accontentati ed, anzi, siamo ripartiti a razzo pressando compatti il loro centrocampo ormai in bambola. Ne ha approfittato Calha che ha lanciato Rebic in contropiede, il fallo di Rugani sul croato è stato inutile perché sulla palla si è avventato Leao che, dalla sinistra, ha puntato il suo avversario ed ha calciato in porta, trovando il gol grazie ad una deviazione, tanto impercettibile quanto decisiva, di uno stinco bianconero. A quel punto la Juve ha provato a reagire, facendo entrare Ramsey e lo spauracchio Douglas Costa. Prima del miracolo di Donnarumma sul colpo di testa di Rugani, siamo andati vicini al quarto gol con lo scatenato Rebic sul quale è stato bravo il loro portiere. Poi, fortunatamente, è arrivato l’insperato aiuto di Alex Sandro che ha pensato bene di regalare un pallone d’oro a Bonaventura nel cuore dell’area, Jack ha servito Ante che non si è fatto pregare ed ha bucato per la quarta volta la porta bianconera. L’apoteosi della goduria, la sublimazione della felicità: ho iniziato a saltare per casa manco avessimo vinto la Champions. Oh, ragazzi sarò esagerato ma 10 anni di batoste sono duri da digerire…Gli assalti juventini alla porta di Gigio, alla fine, non hanno prodotto nulla di particolare e siamo, quindi, riusciti a restituire alla Lazio i famosi tre punti che le avevamo meritatamente sficcato sabato scorso. Loro non ne hanno approfittato, facendosi sconfiggere a Lecce ma noi il nostro lo abbiamo fatto.

Dopo una simile vittoria, in poderosa rimonta contro quelli che vincono da anni, non me la sento di stilare pagelle o classifiche. A tutti dico solo bravi, continuate così.

Ma ora ditemi la verità: siamo tornati negli anni ’90, sono adolescente e tifo per la squadra più forte del mondo? Se è un sogno, non svegliatemi.

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