(di Simone Orom Samorani)

Doveva essere maggio 2020 e invece è fino luglio dello stesso anno ma la storia è quella dell’anno scorso, purtroppo senza per fortuna.

Sì perché poco più di un anno fa ringraziavo l’allenatore del Milan in uscita, Gennaro Gattuso, con un sacco di rimpianti e soprattutto con la certezza che questa separazione stava avvenendo troppo in fretta senza elementi incidenti che potessero giustificare l’arrivo di un nuovo allenatore.

Nuovo allenatore, nuova preparazione, qualche nuovo innesto e ancora, di nuovo, la stessa storia. Si dice che dall’esperienza si impara ma noi non impariamo mai o forse vogliamo fare finta di niente. Non so, risultato?
Un’altra stagione da buttare. L’ennesima e in quei giorni mi ricordo benissimo, il discorso da bar sacrosanto che tutti facevamo: io l’avevo detto che questo non era all’altezza. Più ci penso, più mi innervosisco: l’avevamo detto tutti tranne Maldini, Boban, Massara e Gazidis?

Sapete meglio di me come è andata a finire, che poi, più che a finire come è iniziata. Italiano (un altro), qualche salvezza, qualche obiettivo europeo (uno se la mente non mi inganna) e 5 esoneri sulla pelle.
Per cui insomma, nel cuore Rino come fosse una ferita aperta, negli occhi Giampaolo e l’ennesimo fallimento in corsa e nella testa Pioli, facendo tornare alla mente più i fallimenti che le conquiste.

Novembre – dicembre facciamo fatica, tantissima, anche perché la preparazione atletica ormai è la cosa più importante nel calcio, il fisico sta facendo sempre più la differenza e riadattarsi “agli orari” di un altro non deve essere stato facile: in una apnea lunga due mesi arriviamo a gennaio, il mese della svolta.

Via due giocatori “centrali” per prenderne due “anzianotti” così definiti su tutte le testate dei giornali e così giustamente definiti anche da noi, forse però, a differenza dei due giocatori centrali svenduti, questi per la maglia volevano correre. Anziani sì, ma con quella voglia che ti ritrovi addosso solo se nella vita qualcosa hai vinto o per lo meno provato a vincere.
Gennaio – Febbraio, a parer mio, quasi perfetti se non fosse che il 9 del secondo mese perdiamo il derby. Non lo perdiamo come tutti gli altri all’ultimo secondo (avrei quasi preferito) ma lo perdiamo come spesso è capitato a loro di perderlo, in rimonta. Forse, ad oggi, il giorno più bello e più brutto di questo 2020.

Anche perché da lì in poi i giorni son solo brutti, fino a metà Giugno quando scendiamo in campo per finire “questo strazio” partito male malissimo e messo in stand by ancora peggio.
Invece no.

Non sto qui a farvi l’elenco dei risultati, dei punti, della classifica post COVID-19 o altro, vorrei solo spendere altre due parole per la notte del 21 Luglio perché oltre che battere il Sassuolo ho visto un uomo commosso di fronte a una scelta societaria che sembrava ormai lontana.

Io non so se Pioli è da Milan. Io non so se Pioli potrà vincere per la prima volta nella sua carriera qualcosa con il Milan. Io non so se Pioli è l’allenatore che ci meritiamo. Purtroppo, non se neanche se Pioli chiuderà la stagione 2020 – 2021 sulla panchina del Milan.

Quello che so, quello di cui sono certo, è che questo signore qua la panchina se l’è meritata tutta sul campo. Ha risvegliato chi dormiva da anni vivendo di rendita, Kessiè penso sia il caso più eclatante. Ha valorizzato chi sembrava invalorizzabile come Rebic. E soprattutto, ricordandomi un po’ Rino, ha dato a ognuno un compito, un ruolo, decisivo per l’equilibrio dello spogliatoio.

E’ inutile che ce la raccontiamo dicendoci: Ma sì, prendono così tanti soldi che se non corrono guarda… Lo possiamo pensare, lo possiamo dire e soprattutto ci possiamo arrabbiare. Avete mai giocato a calcio in una squadra di 25 giocatori? Nella mia breve carriera liceale mi è successo. Nessuno mi pagava per fortuna e a quell’età pensi a giocare e a divertirti, ma ricordo perfettamente che ad ogni allenatore corrispondeva sempre una valorizzazione diversa delle mie caratteristiche. Delle caratteristiche di ognuno. Non sono tutti uguali e i giocatori non sempre sono disposti a dare tutto per ogni allenatore che si siede sulla panchina.

Allora, e concludo, Pioli si è meritato la panchina del Milan per questo: ha tirato fuori da ognuno il massimo e tirando fuori il massimo ha ottenuto ciò che più desiderava cioè la nostra stima.

Siamo una tifoseria esigente, ora non ci facciamo più caso perché l’unico rumore che sentiamo alla TV mentre giocano i ragazzi è la loro voce ma siamo un pubblico esigente, d’altronde avendo vinto tutto cosa si aspettano?

Per cui grazie mister, a prescindere da come andrà il prossimo anno.
Dovevi traghettarci per finire la stagione a metà classifica e ci ritroviamo lì, con tanti rimpianti, tantissimi, per la preparazione atletica e quelle prime giornate che potevano andare diversamente e forse oggi staremmo festeggiando una cosa che ci manca da tanto, troppo tempo.

Io, a uomini così, sono disposto ad affidare tutto. La società per una valutazione di campo ha fatto la scelta più intelligente da quando c’è la gestione Scaroni – Gazidis, una gestione che ancora oggi mi lascia perplesso ma oggi un po’ più fiducioso.

Non si molla Mister, non si molla. Mai.

Ora testa alle ultime 3 che c’è un quinto posto da blindarei

 

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