Quest’anno, guardando l’Atalanta, mi ha colpito un particolare: nel corso dei 90 minuti, hanno fasi di gioco di 10/15 minuti in cui mettono sotto l’avversario e lo riempiono di metaforici cazzottoni, un po’ come succede ai malcapitati nemici di Bud Spencer e Terence Hill nelle scazzottate dei loro film, quando nella scena si sente solo il rumore degli schiaffi e si vedono volare i cattivi per aria. Temevo molto, quindi, la partita contro gli orobici, a maggior ragione dovendoli affrontare senza 3/4 di difesa titolare e senza il motorino di centrocampo Bennacer. Ed invece abbiamo retto il colpo, prendendo sì qualche schiaffone ma rendendone altrettanti ed uscendo con un dignitoso, benché forse inutile, pareggio da San Siro.

Pronti via loro sono partiti spingendo forte sull’acceleratore, pressandoci alto e chiudendoci nella nostra metà campo. Dopo un destro di De Roon che ha sibilato vicino al palo ed un sinistro debole del Papu Gomez, piano piano siamo venuti fuori e, al minuto 14, abbiamo trovato il gol grazie ad una punizione perfetta di Calha che, da posizione defilata, ha tolto la ragnatela sul palo lungo della porta difesa da Gollini. Il vantaggio ci ha galvanizzati e persino Laxalt è andato vicino al raddoppio con un diagonale velenoso che il portiere ha deviato in angolo. Si diceva, all’inizio, delle assenze pesanti. Ancor più pesante, purtroppo, è stato l’apporto al match di Lucas Biglia, chiamato a sostituire Bennacer nella partita più inadatta alla sua condizione di pre-pensionamento. L’argentino, nell’arco di pochi minuti, ha prima calpestato Malinovskyi in area di rigore, rischiando il rosso e provocando il rigore che solo il superbo istinto di Gigio Donnarumma ha impedito che lo stesso ucraino trasformasse. Poi ha perso malamente palla a centrocampo, innescando il contropiede atalantino con la palla che, tra un rimpallo, una deviazione ed un contrasto mancato, è arrivata sul destro di Zapata che ha infilato il nostro portierone.

La stanchezza l’ha fatta da padrona nella seconda frazione di gioco, con le squadre che comunque non hanno lesinato impegno nel provare a vincerla, affidandosi entrambe al lancio lungo che premiava la fisicità ora di Zapata ora di Ibra, permettendo il ribaltamento dell’azione. Né è scaturito un secondo tempo sicuramente poco godibile esteticamente ma intenso e combattuto. La freschezza dei subentrati, da una parte e dall’altra, ha permesso qualche azione estemporanea che, tuttavia, non ha mutato il risultato finale. In particolare Muriel ha vivacizzato l’attacco nerazzurro, servendo anche una bella palla al Papu Gomez il cui destro di controbalzo è passato vicino al palo. Leao, dal lato nostro, ha strappato in un paio di azioni solitarie creando seri pericoli alla porta di Gollini ma prima Saelemaekers ha ciccato di sinistro l’ottimo assist del portoghese, poi la sfiga (saremo al ventesimo palo della stagione, più o meno) ha impedito a Bonaventura, anche lui subentrato, di portarci in vantaggio all’esito del contropiede condotto dal 17 rossonero.

Calhanoglu ha certificato il suo stato di grazia particolare abbinando tanta qualità ad altrettanta quantità, con l’aggiunta dell’ottavo gol stagionale. Gigio ha festeggiato la sua prima (spero di una serie infinita) da capitano parando l’ennesimo rigore della sua giovane carriera. Ancora impressionante la prova di Kessie, chiamato, fino all’ingresso di Krunic, a giocare nell’inedito centrocampo a 1, nel quale non ha affatto sfigurato, asfaltando spesso gli avversari che gli si presentavano davanti. Per un’ora, infatti, ha pascolato vicino a lui Lucas Biglia che, dopo la buona prova offerta contro il Bologna, è stato spazzato via dalla freschezza e dal pressing atalantino, provocando disastri con interventi in ritardo e perdendo palloni sanguinosi. Ottima, invece, la prova di Kjaer, perfetto sulle palle alte e nell’anticipo, che, insieme ad un Gabbia finalmente convincente (anche se ancora un po’ troppo timido in alcuni frangenti), ha disinnescato l’attacco da 90 e passa gol dell’Atalanta. Buona la prova di entrambi i terzini che hanno dovuto vedersela con due pessimi clienti come Gosens e Hateboer, senza sfigurare affatto. Calabria, in questo, è stato supportato da Saelemaekers più di quanto Rebic abbia fatto con Laxalt ma, comunque, entrambi gli esterni d’attacco non hanno brillato particolarmente. Ibra ha calamitato palloni e dato la solita, immensa dose di carisma ad una squadra che lo segue come gli scolaretti seguono il maestro. Bellissimo, ma affrettiamoci a crescere. Ottimi, come detto, gli ingressi dei subentrati Bonaventura, Krunic e Leao che hanno ravvivato la manovra ed iniettato benzina in un motore sicuramente affaticato.

L’1-1 finale probabilmente non servirà a nulla ai fini della classifica ma testimonia come questo Milan, rattoppato ma fiero, possa giocarsela con tutti. Che a settembre si riparta da questa convinzione.

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