– Dall’alto di un cielo, Diamante, i nostri occhi vedranno –

“Cabin crew prepare for landing…habemus Ibra!”

Chissà se il pilota dell’aereo ieri ha pronunciato questa parole.

Già perchè la fumata delle ruote dell’aereo che ieri sera ha riportato Zlatan a casa tanto somiglia a quella che da Piazza San Pietro si alza per comunicare al mondo esterno l’avvenuta elezione del nuovo papa.

Ma nel nostro caso non si tratta di un nuovo pontefice bensì di un vecchio Diavolo che conosciamo abbastanza bene.

Diavolo di un Ibra che ci hai fatto penare con i tuoi annunci social criptici via via sempre più a tinte rossonere ma soprattutto con quel grande vuoto alla ripresa a Milanello.

Lunedì 24 agosto era lampante il disagio del board rossonero per non essersi ripresentato con la punta svedese e chissà a che livelli fosse l’ansia di Stefano Pioli al sol pensiero di una stagione senza il suo Diamante.

– Pace per chi ci sarà e per i fornai –

E così per buona pace di tutti, poco prima della mezzanotte, eccolo a Linate scendere dall’aereo con vesti rossonere, sorrisone e pollici alzati, il solito Ibra.

Poi le parole che aspettavamo con ansia da un mese: “Finalmente tutto è ok e finalmente sono tornato dove mi sento a casa”.

Rinnovare era il primo passo obbligato per questa Società per ricominciare a compere seriamente.

Il dazio da pagare lo conosciamo ormai da anni: scendere a patti con quel fastidioso procuratore che, giova ricordarlo, tornerà a battere cassa anche per l’altro diamante della rosa. Siglato l’accordo con Ibra ora sotto con Gigio il quale in scia ai pensieri del totem svedese chiederà per mezzo del più celebre ex pizzaiolo del pianeta calcio non solo garanzie bancarie ma anche e soprattutto tecniche.

– Impareremo a camminare, per mano insieme a camminare –

Il periodo intercorso fra gennaio e giugno è servito a tantissimi giocatori della rosa a crescere, a camminare presi letteralmente per mano da Ibra.

Kessie che passava gran parte dei match a correre a vuoto si è (finalmente!) disciplinato e ha unito intelligenza calcistica alla sua possente macchina muscolare.

Rebic ha smesso di vagare e litigare con le difese avversarie trasformandosi in una instancabile punta esterna con il vizio del gol.


Bennacer ha sostituito il suo ritratto pallido di inizio stagione con geometrie e ritmi da metronomo ma soprattutto Calahnouglu si è risvegliato dal suo letargo che durava da tre anni onorando finalmente la maglia numero 10 con disegni balistici e assist di pregiata qualità.

Il comune denominatore di questi giocatori, ma anche di altri non citati, è che tutti sono entrati in sintonia con la mentalità dello svedese ed i risultati si sono visti soprattutto nel post lockdown dove il Milan non solo ha vinto ma anche convinto.

Ma occhio giovanotti perchè Zlatan tuona: “Non sono qui per fare la mascotte”.

Traduzione non solo io non sono qui per far vendere maglie e gadget ma è anche finito il tempo della balia.

Punto di riferimento sì, sempre ma basta camminare. Adesso è tempo di correre.

– Più grande ti sembrerò e tu più grande sarai –

La responsabilità di Ibra. “Adesso bisogna lavorare e portare a casa risultati. Negli ultimi sei mesi abbiamo fatto bene ma non abbiamo vinto niente.”

Questo è probabilmente il messaggio più importante dello Zlatan pensiero. A che cosa serve specchiarsi per un sesto posto? A niente. Servono risultati, punti e vittorie che siano funzionali a qualcosa di più importante, qualcosa da Milan.

Guai a pensare di aver fatto qualcosa, perchè non si è fatto nulla di importante. Sono state gettate sì le basi per una nuova stagione che finalmente partirà senza alcuna rivoluzione.

E allora forza vecchio Diavolo, il tuo diamante è pronto a splendere di nuovo. Non perdiamo questa occasione, perché Zlatan è un tiranno, ma lo è anche il tempo..

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *