Non c’è che dire, Settembre è stato un mese particolarmente generoso verso i colori rossoneri. Abbiamo già avuto il modo di ricordare i compleanni di Savicevic, giusto ieri Sheva ben celebrato da Ilaria e allora chiudiamo questo mese con gli auguri ad un altro pezzo da novanta della storia rossonera.

E che storia quella di Franklin Edmundo Rijkaard con il Milan!

Perché già all’inizio della sua avventura rossonera c’è un qualcosa di epico…qualcosa che parte direttamente dalle mutande del nostro caro ex Direttore Ariedo Braida, braccio destro di Adriano Galliani, cui dobbiamo l’acquisto di tanti campioni far cui sicuramente il centrocampista olandese.

Ma prima di arrivare dentro le brache di Braida il contratto firmato da Rijkaard è un racconto che avrebbe reso felice Pirandello.

Frank è uno, nessuno lo prende ma centomila contratti firma.

La tournee teatrale ha inizio l’estate del 1987 quando Rijkaard, in forza all’Ajax, firma per i rivali del PSV pronti a ricoprirlo d’oro.



Passano poche settimane e mamma Ajax rilancia con abbondanti soldoni e così Frank che ha un cuore veramente di lingotti d’oro spegne lo stereo Philips e torna da papà Cruijff, personaggio molto spigoloso col quale Frank litiga spesso e volentieri. Inizia il campionato e la situazione fra la leggenda olandese e Rijkaard degenera, momento proficuo per mettere benzina sul fuoco penserà tale Apollonius Konijnenburg.

Chi è questo signore dal nome greco e dal cognome che sembra una birra? Altri non è che l’agente di Rijkaard e forse pro-zio di Mino Raiola.

Tant’è che il procuratore fa firmare a Rijkaard e al Milan un pre-contratto per la stagione successiva con scadenza 1 gennaio 1988. Ma il Milan da dove spunta? Il Milan c’entra perché nel giugno 1987 è padrone di casa del frappè di calcio internazionale, fortemente sponsorizzato da Silvio Berlusconi, meglio noto col termine Mundialito dove le squadre prendono in prestito giocatori random al solo fine di fare show. Ed il Milan prende in prestito dall’Ajax proprio Rijkaard, ben pagato c’è da dire, per solo quattro incontri. Capirete la gioia di Cruijff che aveva fatto la stessa identica cosa di Frank, però con la scusante di essere a fine carriera.

Passa qualche mese ed a rendere ancora più bello il quadro, siamo pur sempre nella terra di Van Gogh e Rembrandt, ci si mette udite udite addirittura lo Sporting Lisbona che strappa l’accordo con il giocatore e con l’Ajax. E così siamo a febbraio del 1988 e Frank si trova a Lisbona. Tutto finito? Macchè. La federcalcio portoghese blocca il trasferimento e non concede il via libera sospettando qualcosa di losco nelle finanze dello Sporting e così Frank trova addirittura il tempo per finire in prestito per quattro mesi in Spagna al Real Saragozza dove in realtà gioca poco o niente per via di un presunto infortunio.

Ed il Milan nel frattempo che fine ha fatto? La società rossonera evidentemente non ha rispettato l’opzione del 1 gennaio 1988 anche perché oltre alle firme ballerine di Rijkaard c’è un altro grande problema. Convincere Silvio Berlusconi a cambiare idea.

Il presidente è innamorato di Claudio Borghi, altro giocatore straniero esposto al Mundialito dell’estate precedente, ma il trio Sacchi, Galliani e Braida fa di tutto per convincere il presidente sulla forza e l’importanza di Frank Rijkaard a dispetto dell’inconsistenza ed inutilità della punta argentina.

Il lavaggio del cervello, per nostra fortuna, va a buon fine e così Galliani e Braida si fiondano a fine maggio nell’ufficio del presidente dello Sporting Lisbona per trattare Frank Rijkaard. Ma il duo dirigenziale rossonero non è il solo a voler alloggiare dentro quello studio. Arrivano in massa anche gli ultrà dello Sporting e allora sì che Braida e Galliani scappano col malloppo. Ci sono le loro firme e quelle dei lusitani per la cessione di Frank al Milan.

Finalmente si può passare al calcio giocato dove la personalità di Rijkaard è dominante ed unita al suo strapotere fisico è un fattore decisivo nella cavalcata della Coppa dei Campioni 1988-1989.

Frank realizza solo un gol in tutta la competizione, più precisamente nel memorabile 5-0 al Real Madrid in semifinale. Una frustata di testa, antipasto di quello che accadrà nella stagione successiva.

Perché è nel secondo anno rossonero che Frank mette il segno ovunque incidendo il suo nome nel tabellino di tutte e tre le finali internazionali disputate da Baresi e compagni.

La prima, la più bella e la più importante, il 23 maggio 1990 al Prater di Vienna è perfetta per rievocare le strofe di Lucio Dalla “Poi Milan e Benfica, Milano che fatica.

E che fatica che facciamo pure noi in campo. Arrigo Sacchi e Sven-Göran Eriksson giocano a scacchi e anticipano di qualche anno la finale tra Kasparov ed il computer. La partita è brutta e probabilmente delude ancor di più la platea mondiale che ha ancora negli occhi la finale del Camp Nou di dodici mesi prima.

Ma a rompere l’equilibrio a metà secondo tempo ci pensa un’azione che più verticale non si può e che manda in tilt il sistema di sicurezza creato dall’allenatore del Benfica.

Minuto sessantotto, palla a Capitan Baresi in difesa che la gira a Costacurta, Billy avanza indisturbato fino a metà campo e fa la cosa migliore che si possa fare in un campo di calcio ovvero passarla a Marco Van Basten. La verticalizzazione è abbastanza forte e Van Basten ci sta una frazione di secondo a continuare il gioco verticale con una sponda alla cieca di rara bellezza. La sfera è ora nella furente corsa di Frank che a questo punto si trova un’autostrada davanti. Ed in un battibaleno si trova di fronte al portiere Silvino che non ha neanche il tempo di pensare all’uscita perché viene freddato da una stoccata rasoterra forte e precisa. Uno a zero, con il risultato che non cambierà permettendo al Milan di Sacchi alza la sua seconda coppa dei campioni consecutiva.


CLICCA QUI PER VEDERE IL GOL

Il trionfo di Vienna regala per la stagione successiva il biglietto in altre due finali: la Supercoppa Europea contro la Sampdoria di Vialli e Mancini e la “solita” gita di dicembre a Tokyo.

La prima delle due sfide è quella europea a tinte tricolore. Dopo un sofferto pari a Marassi all’andata, il Milan sceglie il Dall’Ara di Bologna per il match di ritorno perché il terreno di San Siro è impraticabile oltre che improponibile. Nella nebbia bolognese l’impresa ha firme olandesi, comincia Ruud nel primo tempo e sigillo di Frank nel secondo.

Dicembre 1990 e si vola a Tokyo. Stavolta non c’è l’arcigno Medellin di Maturano ma l’Olimpia Asuncion che non è proprio un muro invalicabile e cade alla prima picconata. Indovinate di chi? Si proprio lui.

CLICCA QUI PER VEDERE I GOL

Gullit ubriaca di finte e controfinte un povero difensore paraguayano e crossa dalla fascia sinistra, Frank prende l’ascensore e coi suoi riccioli neri (cit. Fabrizio De Andrè) indirizza il pallone in fondo al sacco.

Nella ripresa è Super Marco Show. Van Basten è divino, dribbla, finta, crea e prende pali ed i suoi compagni o segnano sulla linea, come il buon Giovannino Stroppa, o si catapultano di testa in mezzo all’area come fa Rijkaard che realizza dunque una doppietta che gli vale anche il titolo di miglior giocatore della finale.

A fine stagione il Milan si piazza secondo in campionato dietro proprio la Samp e così si giunge al termine del ciclo Sacchi ma l’uragano Frankie (perfetto soprannome coniato da Carlo Pellegatti) continua a spazzare tutto quello che incontra davanti anche con il Milan di Capello.

Altre due stagioni con altrettanti scudetti e l’epiteto di “Invincibili” figlio di una striscia di 58 partite senza mai perdere interrotta il 21 marzo 1993 a San Siro contro il Parma con gol di Asprilla.

Al termine di quella stagione in Europa la sconfitta contro il Marsiglia dopo un clamoroso filotto di dieci vittorie consecutive dall’inizio della competizione fino alla finale di Monaco di Baviera. Quella sera cala il sipario sull’epopea dei tre tulipani: Van Basten rimane al Milan in attesa di guarire da una caviglia che purtroppo non guarirà più, Gullit si trasferisce a Genova sponda blucerchiata mentre Frankie decide di chiudere la sua carriera tornando a casa in Olanda all’Ajax dove aveva iniziato la sua carriera nel 1980.

Ma il destino è beffardo si sa e così le strade di Frankie Rijkaard ed il Milan si incrociano di nuovo nel maggio 1995. Luogo del delitto, la beffa è servita, Vienna dove appena cinque anni prima Frank regalò ai tifosi rossoneri la coppa con il suo gol decisivo.

Come in quella finale anche questa volta le menti che allenano sono eccelse, Capello contro Van Gaal e l’incontro è tiratissimo.

Siamo al minuto ottantacinque e ci si sta già preparando mentalmente ai tempi supplementari quando Frank, che sta egregiamente disputando la sua ultima partita da professionista, serve l’assist decisivo al futuro milanista Kluivert che realizza il gol della vittoria.

Quoque tu Frankie…un incontro finale, amaro e beffardo. Che però non può e non potrà mai cancellare quanto di splendido fatto dall’uomo delle finali, l’uragano Franklin Edmundo Rijkaard.

Auguri Frankie, speriamo tu non stia firmando altri contratti!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *