Dopo il lockdown viviamo in una bolla. Ma non di quelle tristemente famose in questo periodo, bensì in quella di Zlatan, il nostro condottiero, fatta di entusiasmo, soddisfazioni e consapevolezza. La bolla è salita su su in alto fin lì dove non arrivavamo da anni, in vetta alla serie A, soli soletti. E se questo accade dopo aver vinto il derby, beh la goduria è, come minimo, decuplicata.

Il ciclone Ibra si è abbattuto sull’Inter nei primi 15 minuti, portandoci subito a distanza di sicurezza. Da sottolineare come entrambe le azioni che hanno portato ai gol sono partite da destra, catena che inizia a funzionare davvero bene grazie a Calabria e Saelemaekers, autori di ottime iniziative in uscita che hanno permesso alla squadra di distendersi e trovare prima il rigore che Ibra ha sbagliato e poi segnato e, successivamente, a Leao di lasciare sul posto D’Ambrosio e regalare allo svedese un cioccolatino da scartare. Dall’altra parte, invece, quella da cui di solito spingiamo, Theo è stato meno arrembante del solito a causa dell’intraprendenza di Hakimi che gli aveva fatto capire di che pasta è fatto già dopo pochi secondi, saltandolo secco con un tunnel. Altro duello che ci ha fatto tremare i polsi per 45 minuti è stato quello che ha visto il povero Kjaer vedersela con lo scatenato Lautaro Martinez, con annesso giallo pericolosissimo ai danni del danese. L’Inter, che non è mai uscita dalla partita, ha poi trovato il gol (il primo subito da Gigio in campionato) sfruttando l’errore di posizione di Saelemaekers che, accentratosi troppo in pressione, ha lasciato Calabria in balia di Kolarov e Perisic, il cui cross radente ha trovato il tap-in a porta vuota di Lukaku. Da lì alla fine del tempo è stata solo sofferenza ma un salvataggio sulla linea di Kjaer e un colpo di testa fuori di niente del centravanti nerazzurro, ci hanno permesso di andare al riposo in vantaggio.

Memore del disastro dello scorso febbraio, ho aspettato il secondo tempo tribolando come poche altre volte. Un altro ribaltone non lo avrei retto. Ed invece la squadra timorosa ed incapace di reggere la pressione che conoscevamo prima dell’arrivo della pandemia ha mostrato, forse definitivamente, di essersi trasformata in un gruppo solido, granitico, capace di menare e soffrire pur di portare a casa il risultato. A soffrire, infatti, abbiamo sofferto, è innegabile. Hakimi si è divorato un gol in tuffo di testa solo davanti a Donnarumma, errore che ha fatto il paio con quello altrettanto clamoroso di Krunic poco dopo, Lukaku ha fatto vedere i sorci verdi a Romagnoli (che dalla sua ha retto fin troppo bene, se consideriamo i 90 e passa giorni di stop da cui arrivava) ed è andato vicino al gol con una zampata, procurandosi un rigore che, fortunatamente, il VAR ha cassato e, proprio all’ultimo secondo, con un colpo di tacco che è andato a morire tra le braccia affettuose di Donnarumma. Ma, come detto, abbiamo retto e tenuto botta, grazie ad secondo tempo gagliardo in cui Kjaer ha preso le misure a Lautaro, Kessie l’ha fatta da padrone in mezzo al campo e Ibra ha sprigionato carisma e classe su ogni pallone.

Lo svedese è un fenomeno soprannaturale che non merita di essere giudicato da un semplice tifoso come me: troppo superiore agli altri per tecnica, cattiveria, concretezza. Tra gli umani Kessie ha disputato un secondo tempo di un tale spessore da risultare, alla fine, il migliore dei nostri, davanti ai due esterni di destra e all’ormai solito, imprescindibile fosforo di Calhanoglu.  Ad ogni modo quando si vince un derby non esistono peggiori quindi bravi tutti e vai con l “Inno alla gioia”.

Da domani ci diranno di volare basso e tenere i piedi per terra. Hanno ragione ma che goduria vivere nella bolla di Zlatan e fregarsene altamente.

 

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