Alzi la mano chi non ha mandato uno, dieci, cento Zlatan ad un amico o parente che ha la disgrazia di tifare per quella squadraccia appena battuta sabato.

E se oggi siamo armati di meme a tempesta sappiate che un tempo saremmo scesi in strada armati di bomboletta rossa, o nera, ad esprimere tutta la nostra Zlatan-dipendenza, così come fece qualcuno con Clapton nel lontano anno 1966 a Londra.

Quel qualcuno che sicuramente, e giustamente, estasiato dalle dita di Slowhand decise di celebrare l’eroe della chitarra nella di stazione di Islington con un graffito che sarebbe diventato iconico nella storia della musica e riportante la scritta:

CLAPTON IS GOD

Passarono pochi mesi e da lì in poi il graffito fu oggetto di molteplici imitazioni, Londra si trovò tatuata con quella massima che voleva rendere omaggio alla infinita bravura del chitarrista, il quale, in linea con il suo personaggio schivo e ombroso, prese con un certo imbarazzo l’iniziativa dei suoi fan.

Ecco a questo punto anche noi, in perfetta linea con l’autostima del nostro eroe, saremmo pronti a Milano a convocare tutti i writer e tempestare di interventi pittorici il tessuto urbano milanese, anche a costo di qualche denuncia di chiara matrice interista.

Ma c’è da dire che anche una persona intelligente, seppure interista, come l’indimenticabile Avv. Prisco si sarebbe fatto volentieri imbrattare il portone di casa sua con una scritta se avesse visto sabato quello che abbiamo visto nel derby.

Una divinità alta un metro e novantacinque per ottantacinque kg di muscoli perfettamente distribuiti in un corpo che sembra burlare i trentanove anni appena compiuti e che ha persino superato in poco più di due settimane quella schifezza di virus che ci sta devastando le giornate in questo assurdo 2020.

ZLATAN IS GOD

E allora Zlatan is god perché Clapton sta alla chitarra come Zlatan sta al pallone e perché entrambi usano in maniera sublime gli arti per la loro arte. Le mani il cantautore britannico ed ovviamente i piedi il fuoriclasse svedese.  

Che poi non ce ne voglia Clapton ma ora dobbiamo passare ad osannare anche lei, la testa di Zlatan.

Quando le energie della truppa rossonera sembravano venir meno niente di più semplice che giocare a viva il parroco e rinviare nella speranza che quell’omone con la maglia numero 11 le prenda tutte. E così è stato per tutto il secondo tempo. Chiedere informazioni a De Vrij, uno dei migliori difensori del campionato, che la palla di testa nella ripresa l’ha vista poco o niente. Zlatan calamitava tutte le palle alte o le arpionava come solo lui sa fare.

E poi ancora lei, soprattutto lei: la testa di Zlatan intesa come lo Zlatan pensiero.

Un modus vivendi che ha cambiato la storia di questa squadra, l’ha plagiata e modellata trasformando una banda di ragazzini viziati che ciondolava sconnessa per il campo in una squadra di calcio.

Tornate al 22 dicembre 2019, Atalanta-Milan 5-0 e cercate il tabellino. Otto giocatori che hanno preso parte al derby erano in campo quel giorno in cui l’Atalanta calpestò il Milan, una vergogna totale con un risultato catastrofico determinato non solo dalla forza della macchina di Gasperini quanto per l’inconsistenza tecnica e la fragilità caratteriale di quella formazione.

Eppure proprio da quella partita siamo rinati perché a quel fischio finale Boban e Maldini tempestarono Zlatan di telefonate con il risultato che oggi è sotto gli occhi di tutti, senza stare ad elencare tutti i miglioramenti individuali da Kessie a Calabria, passando per Calhanouglu.

Ancora non abbiamo vinto nulla sia chiaro. Ma è chiaro che il brutto anatroccolo si sta trasformando (non ce ne voglia Zlatan che ha un debole per i leoni) in un cigno. E noi tifosi rossoneri di cigni ce ne intendiamo…

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