Esiste qualcosa di peggio della partita del Milan all’ora di pranzo della domenica? Sì, esiste. E’ il contemporaneo festeggiamento per la cresima della nipotina. Non meritando la bimba la mia completa disattenzione, con annesso cellulare piazzato sul tavolo, mi sono disconnesso dalla rete, e quindi dal mondo, fino alle ore 15:45 e, solo allora, mi sono piazzato sul divano per gustarmi, in differita, tra le fastidiose risatine di mia moglie (Vuoi che ti dica come è finita?” “Tanto è inutile che la guardi” e altre amenità varie che tanto divertono le donne che odiano il pallone) la quinta vittoria in sei partite che ci permetterà di continuare ad occupare il vertice della classifica anche alla prossima sosta per le nazionali.

Dopo un quarto d’ora di studio, in cui l’unico brivido lo ha portato una zampata sbilenca di Saelemaekers su assist di Leao, Bennacer ha ripreso in mano lo spartito più veloce e sicuro che la squadra conosce per arrivare al gol: palla a Zlatan. Lo svedese in area di rigore ha stoppato perfettamente di petto, si è girato e ha servito Kessie a rimorchio il cui piattone si è infilato sotto la traversa. Dopo il vantaggio abbiamo amministrato il risultato, correndo un solo grande rischio a causa di una palla persa a centrocampo dallo stesso ivoriano che, scivolando (lo ha purtroppo fatto spesso nei 90’), ha permesso il contropiede in superiorità numerica, sprecato malamente, per nostra fortuna, dall’ex Deulofeu. La partita è rimasta ostica grazie ad un Udinese molto guardinga che non ha mai lasciato ai nostri la possibilità di sviluppare il gioco né centralmente né sulle fasce per poi, nell’ultimo quarto d’ora, costringerci alla difensiva alla ricerca del pareggio. Ad ogni modo, tolto un destro forte del solito Ibra ben parato da Musso, il primo tempo non ha regalato altre emozioni.

Alla ripresa del gioco i bianconeri sono tornati in campo con lo stesso spirito battagliero con cui avevano finito i primi 45 minuti e sfruttando la velocità di Pussetto, l’ingenuità di Romagnoli e la fiscalità di Di Bello ha subito pareggiato con De Paul che ha trasformato un rigore che ha ricordato tanto quello che ci costò 2 punti a Firenze lo scorso anno. A quel punto la partita è diventata davvero enigmatica, a maggior ragione per me a causa delle Cassandre di casa che, conoscendo già il risultato, mi lasciavano intendere che, da un momento all’altro, sarebbe arrivato il gol dei padroni di casa. Simpatia allo stato puro. Ed invece il match ha continuato a seguire i binari del pareggio scritto, nonostante l’ingresso del sempre frizzante Brahim e dello spauracchio Lasagna. Al minuto 83, tuttavia, le mie paure sono svanite: il nostro Messia svedese, approfittando di una svirgolata di De Majo su cross del rientrante Rebic, si è inarcato allungando il gambone sulla palla a campanile e, in rovesciata, ha bucato Musso, ribaltando il destino del match che sembrava ormai segnato. Alla fine ci sarebbe stato anche un mezzo rigoretto per noi, anzi tutto intero visto il braccio largo con cui Bonifazi si è acchittato la palla, ma Di Bello, ad aree invertite, non ha mostrato analoga fiscalità.

Il migliore dei nostri è stato colui che ha fatto un assist e un gol in rovesciata, pur non giocando la sua migliore partita. Fate voi… Buona anche la prova del sempre attento Calabria e mi va di sottolineare anche la prestazione di Brahim, che è entrato davvero bene. La velocità di Pussetto ha fatto giocare male Theo nel primo tempo e ha costretto Romagnoli ad un intervento tanto rischioso quanto, forse, inutile in occasione del dubbio rigore friulano.

Il genio di Ibra ci permette di restare lassù dove si dice osino le aquile e dove, evidentemente, gli Dei si divertono a fare rovesciate.

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