(di Michele Coletti) 

Adesso chiedere scusa a Pioli è quasi un obbligo, ma oltre a chiedere scusa dovremmo anche ringraziarlo non solo per i risultati, ma soprattutto perché è rimasto alla guida del nostro Milan e con lui è rimasto un certo Z. I.

Si perché prima del lockdown sembrava impossibile la permanenza del gigante svedese, condita pure da qualche (presunto) litigio con l’A.D. Gazidis, poi complici i buoni risultati ed un gruppo che cresceva a vista d’occhio, per coesione e spirito di sacrificio oltre che nei risultati, il rinnovo è arrivato e con lui quello di Mr “Padre Pioli”. Allontanando così Rangnick che, stando a quello che possiamo sapere, avrebbe fatto a meno del nostro attuale numero 11.

Poi, perché no, ringraziamo anche l’Inter… Si perché se andiamo indietro ancora di qualche mese, dopo l’esonero del Maestro Giampi, i nostri dirigenti si erano buttati a capofitto su Mr Spalletti. Onestamente non ha mai avuto la mia simpatia, dovuta un po’ a quella sua saccenza che, a mio avviso, possono averla solo Nereo Rocco e Arrigo Sacchi.

Quel che non perdonerò mai a Lucky Luciano è il non aver potuto salutare una bandiera, che tanto avrei voluto vedere nel mio Milan. Uno di quei giocatori che invidi ad una tua rivale, che quasi quasi ti compreresti la maglietta.
Per dire, Francesco Totti un saluto alla scala del calcio sul risultato di 1-3 per i giallorossi, se lo meritava!

Quindi pensateci bene: se non fosse per i nostri cugini, che non hanno lasciato partire il tecnico Toscano, non sarebbe arrivato il nostro mister. E chissà, magari nemmeno il nostro allenatore in campo.

Perché Pioli non è Spalletti e nemmeno Rangnick, lui con i vecchietti ci va d’accordo, li fa giocare e ce li fa vedere in campo, non in panchina.

Poi chissà tra qualche anno quando Ibra avrà finito il processo di ringiovanimento, ci sarà spazio per qualche allenatore bravo che punta solo sui giovani, ma fino ad allora mi tengo stretto un gentiluomo con un numero 13 tatuato sulla pelle… E anche questi, sono dettagli che per un nostalgico come me fanno la differenza.

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