C’era una volta una squadra che nelle partite che contano si scioglieva come neve al sole, c’era una volta una squadra che si abbatteva alla prima difficoltà, c’era una volta una squadra che dopo la pausa delle nazionali non faceva un punto manco a pagarla, c’era una volta una squadra che l’alta classifica la vedeva col binocolo. Quella squadra non esiste più e al suo posto, per nostra fortuna, possiamo oggi ammirare una compagine matura, capace di colpire e di soffrire, di aiutarsi e di esaltarsi, quindi di vincere e convincere. E’ vero, dopo 20 risultati utili consecutivi, non era necessario sbancare il San Paolo per sostenerlo ma, visto che le vittorie a Napoli sono storicamente un bel segnale, oggi lo possiamo certificare senza timore di essere smentiti.

Primo tempo sostanzialmente equilibrato che abbiamo chiuso in vantaggio perché noi abbiamo Zlatan e Gigio e loro no. La prima metà, quella a tinte rossonere, ha visto una sola squadra in campo, corta, aggressiva e dall’ottimo fraseggio che, senza rischiare mai nulla – fatta eccezione per una ripartenza su cui Kjaer quasi ci rimetteva l’adduttore per chiudere – è andata vicino al vantaggio con un destro di Calha, con Rebic e con lo stesso danese che hanno ciabattato occasioni clamorose prima di trovare la via del gol con quel mostro di centravanti che ci ritroviamo il quale, poco dentro l’area, ha anticipato Koulibaly incornando nell’angolino basso l’ottimo cross di Theo. Dopo il gol è venuto fuori il Napoli, guidato dall’incredibile fisicità del rimpianto Bakayoko, che ci ha costretto a soffrire fino alla fine del tempo chiamando Gigio al miracolo su Mertens e colpendo, tra l’altro, una traversa clamorosa con Di Lorenzo a seguito del solito corner su cui continuiamo a soffrire tremendamente.

Nel secondo tempo i padroni di casa sono ripartiti forte ma ci ha pensato ancora Zlatan a gelare l’ardore partenopeo quando, su ottimo assist di Rebic ben lanciato da Calha, ha insaccato col ginocchio destro come un famoso gol di Gullit in un lontano Milan-Torino (a proposito di segnali..). La partita a quel punto sembrava segnata, Ibra aveva addirittura triplicato, ma in fuorigioco, prima che un’incomprensione tra Kjaer e Gigio permettesse al Napoli di tener viva un’azione sui cui sviluppi Mertens ha vinto un contrasto con un Romagnoli forse troppo tenero ed ha insaccato l’1-2. Fortunatamente pochi minuti dopo Bakayoko, già ammonito, è stato costretto ad abbattere l’Eurostar col numero 19 che gioca sulla nostra sinistra, guadagnando la doccia anticipata. In vantaggio di un gol e di un uomo abbiamo gestito il cronometro senza rischiare nulla né in fase difensiva né in fase offensiva.

Purtroppo, a 15 dal termine, il nostro Condottiero è stato costretto ad alzare bandiera bianca per un preoccupante infortunio muscolare ed ha lasciato il campo al giovanissimo Colombo che, proprio al 90’, è andato addirittura vicino al gol. Ci ha pensato, quindi, Donnarumma a sgonfiare l’ultimo sussulto napoletano di Petagna fagocitando il suo sinistro prima che l’altro vichingo rossonero, quello più giovane e meno famoso, chiudesse definitivamente il discorso con un gol di pregevole fattura dopo essersi bevuto Manolas con un gran doppio passo. Ma che bravo questo Hauge!

Il migliore in campo non può che essere Lui, capocannoniere della Serie A a 39 anni suonati e con due partite in meno degli altri. Che i suoi Colleghi dell’Olimpo preservino la sua immensa classe, e anche i suoi acciacchi. Dopo Ibra, come sempre, viene Kessie, semplicemente onnipresente. Ottima prova anche quella dei soliti Gigio e Kjaer, affiancati da un grande Theo Hernandez, tornato arrembante. Rebic, invece, nonostante il grande assist, ha lasciato intendere di aver ancora bisogno di minuti di rodaggio prima di tornare devastAnte.

Mancano 30 partite, un’infinità, ma a stare lassù ci stiamo prendendo gusto. Forza ragazzi, continuate a farci godere!

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