Glory, glory Nevio Scala, anche se ci sembri Hulk!”. Così cantavano i Boys gialloblù, adattando l’inno di Julia Ward Howe ai cori della Nord del Tardini. Quante volte l’ho sentita e quante volte è stata usata da sfottò contro di me! Quando crescerai, Giada, ti troverai circondata da tanti ragazzini con la maglia del Parma Calcio. Di fatto, gioca a 22 km da noi, quindi non dovrai stupirtene.

All’inizio del campionato, tutti noi milanisti abbiamo un sogno: centrare il punteggio pieno contro Inter e Juventus. Io ne ho uno in più: non solo battere le solite nemiche di ordinanza, ma anche il Parma.

Sono poco sensibile nei confronti della provincia? No, è sopravvivenza!

I Crociati sono sempre stati ostici per noi rossoneri o così sembrano a me. Sono consapevole che il numero di vittorie nostre sia maggiore, ma le sconfitte sono così brucianti che tendo a ricordarle maggiormente. Partiamo dal lontano 1986, quando in Coppa Italia il bellissimo Parma di Arrigo Sacchi ci rifilò un gol. Berlusconi si innamorò del Mister avversario; il resto è storia e leggenda. Il 27 maggio 1990, quattro giorni dopo la nostra seconda laurea consecutiva in “Scienze Europee”, grazie alla vittoria per due reti a zero sulla Reggiana il Parma iniziò la sua avventura in A, dando filo da torcere a tutti ed entrando di diritto nelle cosiddette 7 Sorelle. Felice del gol di Rijkaard contro il Benfica, mi unii alla gioia dei miei amici per le strade della nostra città, conscia del fatto che alla fine della giornata non avrei cambiato colori nemmeno sotto tortura. Cosa che invece fecero in parecchi; ho qualche conoscente nato negli anni ’70 che tifa Parma fin dai tempi della C, ma l’opportunità di assistere facilmente a gare della massima serie, lo stadio vicino e la moda provinciale del momento fecero capitolare diversi tifosi di Milan, Inter e Juve. Risultato: vietato perdere col Parma per assicurarsi una settimana rilassata, al sicuro dalla boria locale.

Al Parma è legato un importantissimo mio evento personale: la mia prima col Milan dal vivo!

                                                                                                                       

La prima volta che vidi i Ragazzi allo stadio fu proprio al Tardini. Era l’8 marzo 1992, ero in curva Nord, arrabbiatissima perché la sciarpa rossonera mi era stata sequestrata all’ingresso. Le ragazze sventolavano le mimose, felici del momentaneo due a zero. Van Basten fu un disastro, fortunatamente quel giorno il Marco fenomeno fu Simone, lanciato da un Gullit risvegliatosi nel secondo tempo. 3 a 2 per noi (vittoria fortunosa per l’assegnazione un po’ facilona del primo gol…).  

Il 1993 fu un anno da incubo per noi milanisti parmensi: il gol di Tino Asprilla a San Siro, con tanto di salto mortale, che segnò la fine della lunghissima serie di gare senza sconfitte, quel record di 58 partite che tuttora deteniamo; la Supercoppa Europea, finita in bacheca gialloblù; il gemellaggio fra Parma e Verona, che non fa certo guadagnare in simpatia. Il tutto condito da un ex compagno di classe tifosissimo del Parma, che mi aspettò davanti alla porta della scuola il giorno dopo la sconfitta contro il Marsiglia.

Altra gara particolare fu quel Milan-Parma a novembre 1995. Stavo frequentando da “erasmiana” il semestre invernale in Germania, ma mi ero procurata una TV vecchissima che trasmetteva ogni fine settimana una gara del campionato italiano. Finì 0-0, ma quel giorno esordì Gigi Buffon in serie A che, pur inimicandosi noi milanisti per le dichiarazioni post gol di Muntari, resta comunque il portiere più forte della storia.

Mi tornano in mente tante piccole cose buffe che mi fanno sorridere: la raccolta punti del latte Parmalat per aggiudicarsi la maglia della squadra; lo striscione issato fuori dalla stazione di Parma, che dava il benvenuto ai tifosi ospiti (pratica abbandonata al secondo anno di serie A); i giocatori che passeggiavano con le famiglie nel centro della città: ricordo Osio, Thuram, Benarrivo e la simpaticissima moglie di Bravo, mattatrice a Quelli che il Calcio. Incrociai perfino Buffon nel corridoio di lingue e letterature germaniche. Gli chiesi il motivo della sua presenza e lui, invece che invitarmi a farmi gli affari miei, rispose che cercava delle sue amiche che avevano appena sostenuto un esame.

Sai cosa faceva la mamma, quando il Milan giocava al Tardini? La sera prima faceva il giro degli hotel più importanti per capire dove la squadra avrebbe soggiornato. Grazie a questa astuzia strinsi più volte la mano a Baresi e Maldini e scroccai un bacio a Gigi Lentini.

Intendiamoci, Giada. Nonostante soffra il Parma, la sua storia merita di essere raccontata. Dalla C alla A per regalare emozioni; poi il crac Parmalat: uscita con le ossa rotte da questa vicenda extracalcistica, la squadra si è ritrovata nuovamente nelle mani di sciacalli che l’hanno spolpata, ritrovandosi a dover risalire dalla D alla A. Lo chiamavano “il Parma dei Miracoli”, era luce per gli occhi degli appassionati: Nevio Scala, ex rossonero, plasmò una squadra da contropiede, con i centrocampisti pronti a inserirsi in attacco e un pressing asfissiante per gli avversari. Tuttora, quando per lavoro mi reco all’estero, molti ricordano con una battuta quegli anni tinti di gialloblù. D’altra parte, vi giocavano Osio, Melli, Zoratto, Grün, Brolin (il cui ristorante a Stoccolma resta il più gettonato fra i turisti parmensi), Benarrivo, Mussi, Di Chiara, Minotti. Gente che dava l’anima. E poi Crespo, Verón, Couto, Boghossian, Fabio Cannavaro, Thuram. Il baronetto Gianfranco Zola! Nel Parma giocò anche Adriano, detto l’Imperatore. Fa purtroppo parte di quella vasta categoria di talenti sprecati dalla loro vita fuori dal campo. Contro di noi uno splendido gol di tacco! Nella bacheca crociata troviamo ben due coppe Uefa e una Coppa delle Coppe. Devi sapere che una volta le seconde, terze, quarte e (credo) quinte classificate dei vari campionati europei si sfidavano in Coppa Uefa. Chi invece vinceva la coppa di lega accedeva alla Coppa delle Coppe. Erano tornei avvincenti, che io vorrei rivivere anche oggi.  

                                                                                                           

Al di là del derby contro la Reggiana di quel 27 maggio 1990, tifai mai Parma? Sì, una volta. Fu il 23 maggio 1999, quando giocò contro la Lazio. Chiaramente perse!

Domenica dobbiamo vincere, perché nonostante le restrizioni dovute al covid, sono certa che in tanti riusciranno a trovarmi!

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