E vabbè, dovevamo stravincerla ma, sinceramente, non ricordo una partita del Milan in cui abbiamo preso non uno, non due, non tre ma ben 4 legni. Il Parma, come già successo al Verona, è sceso in campo a San Siro dopo essersi immerso in qualche acquasantiera e non ci ha permesso di tenere i 5 punti di vantaggio sulla seconda. Ad ogni modo, per come si era messa la partita e per le assenze importantissime con cui l’abbiamo dovuta giocare, è incredibile non averla persa.

I primi 45 minuti sono stati “fantozziani”, ma non nel senso della comicità della prestazione, quanto per la nuvola nerissima che ha accompagnato la squadra in campo per l’intera durata della frazione di gioco. Dopo poco più di 1 minuto Gabbia si è fatto male (e dalle smorfie di dolore non sembra una cosa da poco…speriamo bene) ed ha lasciato il posto all’esordiente Kalulu; poco dopo uno stop sbagliato di Calabria ha permesso al Parma di ripartire con Gervinho che, dopo essersi portato a spasso per la fascia il giovane francese, ha servito all’accorrente e solitario Hernani la comoda palla del vantaggio ducale. A quel punto la fase offensiva del Parma è finita ed è iniziato un lungo monologo rossonero che, però, proprio a causa della suddetta nuvoletta, non si è mai concretizzato, vuoi per il rimpallo sfavorevole, vuoi per l’errore nell’ultimo passaggio, vuoi per i 2 cm del piede destro di Castillejo che ha permesso al VAR di annullare il pareggio dello spagnolo che a tutti era parso regolarissimo. La sfiga si è poi palesata sotto forma di legni: clamoroso il doppio incrocio dei pali colpito, nella stessa azione, prima da Brahim Diaz (al primo e unico sussulto della sua brutta partita) e poi, sulla ribattuta, dal bel destro in controbalzo di Chala. Il turco, salito in cattedra, ha infine baciato il palo esterno con una gran punizione pochi istanti prima del riposo.

Per ovviare alla sfiga Pioli ha provato a cambiare due terzi della linea di fantasisti dietro Rebic, inserendo Leao e Hauge e lasciando in campo Calimero Calhanoglu che ha continuato la sua guerra contro la sfortuna colpendo il terzo legno della sua partita. Il Parma, dopo 50 minuti in apnea, ha addirittura raddoppiato appena ha messo il naso fuori dalla sua area di rigore, sfruttando ancora un nostro errore di posizione in fase difensiva, con Kurtic che, senza ricevere alcuna opposizione, ha bucato Gigio con un colpo di testa in corsa su cross di Hernani. Fortuna ha voluto – è strano dirlo in serate così – che dopo un paio di giri d’orologio Theo Hernandez riuscisse a dimezzare lo svantaggio, con una zuccata perfetta su corner di Hakan. A quel punto mi aspettavo l’assalto all’arma bianca ed invece la squadra si è un po’ sgonfiata, complice la prestazione non eccezionale dei subentrati che avrebbero dovuto portare freschezza e di un Kessie meno trascinatore del solito, a cui è poi venuto a mancare anche l’aiuto di Bennacer, visto che la nuvoletta fantozziana ha deciso di colpire ancora costringendolo ad uscire per un probabile stiramento. Maledizione!

Tolte un paio di conclusioni da fuori di Calha ed un colpo di testa a botta sicura di Kessie ribattuto in “stile Lukaku” dal capoccione di Bruno Alves che passava di lì, la partita sembrava ormai incanalata sui binari della sconfitta. Ed invece non avevamo fatto i conti con la voglia bestiale di quel fuoriclasse che risponde al nome di Theo Hernandez che, al 91’, ha scaraventato in rete il sinistro del 2-2, dopo la parata di piede di Sepe su Rebic, permettendoci di mantenere l’imbattibilità in campionato.

A livello individuale spiccano le pessime prove di Diaz (traversa a parte), Hauge e Leao, che hanno fatto davvero poco. Superba la partita di Theo che ha continuato ad andare fino al minuto 94 ed ottima anche quella di Calha, fermato solo da una sfiga più unica che rara. Così come giovedì in coppa, non mi è affatto dispiaciuto Kalulu, ancor più considerando che era all’esordio in A.

Con i 2-2 contro Verona e Parma possiamo dire di aver ampiamente ripagato alla Dea bendata il “debito Rio Ave”. Ora ripartiamo: la squadra c’è, gli attributi pure.

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