Pareggio che sancisce la classica scoperta dell’acqua calda: non abbiamo una rosa strutturata per poterle vincerle tutte, men che meno giocando ogni tre giorni. Lo sapevamo prima, lo confermiamo adesso. La squadra, anche contro il Genoa, ha dimostrato di avere il fiato corto e di non poter certo sopperire alle contemporanee assenze di tutti i suoi leader. Tuttavia non abbiamo perso, siamo ancora primi e, quindi, questi ragazzi che buttano sempre il cuore oltre l’ostacolo vanno solo applauditi.

Primo tempo soporifero come pochi in questo inizio stagione. D’altronde, complice l’ulteriore assenza di Theo Hernandez affaticato, le individualità necessarie a scardinare la difesa del grifone erano, sin dall’inizio, estremamente risicate. A questo aggiungiamo una fluidità di gioco che, senza i fondamentali apporti in fase difensiva (Kjaer), di manovra (Bennacer) e di finalizzazione (Zlatan), non siamo mai riusciti a sviluppare ed ecco che, per 35 minuti abbondanti, il sonno l’ha fatta da padrone. Poi la partita ha avuto una fiammata veloce ma altrettanto inutile dal punto di vista del tabellino. Prima Destro, approfittando di un errore di posizione di Kalulu, ha avuto il tempo di stoppare e girare di poco al lato, poi Rebic, fino ad allora disastroso, ha finalmente trovato una giocata fronte alla porta ma, dopo aver saltato divinamente un paio di difensori, non ha avuto la freddezza necessaria per battere Perin. Sul corner successivo Romagnoli ha anticipato di testa l’estremo difensore genoano spedendo, tuttavia, la palla alta sulla traversa.

La ripresa è stata invece scoppiettante: dopo due minuti, su una ripartenza nata da un errore grossolano di Castillejo, il Genoa è passato in vantaggio con Destro (come riusciamo a resuscitare i morti noi nessuno mai…) che ha appoggiato in rete il più comodo dei palloni dopo il miracolo di Gigio sul tiro di Shomurodov che, approfittando della contemporanea amnesia di Kessie e Romagnoli, si era ritrovato praticamente da solo nel cuore della nostra area. Lo svantaggio, nemmeno troppo inaspettato, ha scosso la squadra che si è riversata nella metà campo genoana ed ha trovato subito il pareggio grazie a un bel destro da fuori di Calabria che si è insaccato nell’angolino basso. Il pareggio è durato, però, poco meno di dieci minuti poiché, sugli sviluppi di  una palla sporca su cui nessuno dei nostri è riuscito a intervenire, Ghiglione ha scodellato un gran cross che Destro ha girato in porta, questa volta sfruttando la marcatura “a farfalla” di Kalulu.

Insomma, come tre giorni fa contro il Parma, i presupposti per la caduta c’erano tutti, visto che anche il destro a giro alla Huage del norvegese ha trovato la provvidenziale deviazione dei tacchetti di Masiello e si è spento sul fondo. Al minuto 82, invece, la coppia difensiva che male aveva fatto nella nostra area in occasione dei gol genoani, si è fatta perdonare quando Kalulu ha deviato in porta la torre aerea del compagno di reparto Romagnoli. Ci siamo, quindi, buttati all’attacco alla ricerca della vittoria, dati gli uomini iperoffensivi che ci ritrovavamo in campo, e abbiamo pertanto rischiato di perderla sulla bellissima semirovesciata di Scamacca che Gigio è volato a deviare in angolo e, poco dopo, sul colpo di testa di Goldaniga che è uscito di poco.

Sui singoli prestazione di cuore e sostanza di Calabria che, oltre al gol, ha corso per tutti i 95 minuti. Buona anche la partita di Calhanoglu e Tonali che sono stati i fari, per quanto non luminosissimi, della squadra. Molto male, invece, sia l’inconsistente Leao sia Dalot che ha fatto rimpiangere Theo Hernandez dal primo all’ultimo minuto.

Due pareggi consecutivi, uno sfortunato, l’altro meno, hanno di fatto eroso il vantaggio che avevamo accumulato sulle altre. La truppa, acciaccata e malmessa, ha indossato orgogliosamente l’elmetto permettendoci di restare dove siamo, ossia davanti a tutti. Ora speriamo di poter continuare la guerra con i nostri soldati più forti.

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