Quelli là, quelli con la maglia come il mio pigiama, ci avevano già sorpassato, erano lanciatissimi verso il loro unico obiettivo stagionale, avevano già pronti i brindisi sotto l’albero di Natale ed invece, alla fine, la testa della classifica ce la teniamo meritatamente noi. Spiaze” direbbe l’allenatore della Lazio sconfitta al 92’ da una squadra incredibile, capace di sopperire alle assenze più importanti, alle fatiche di una stagione iniziata prima degli altri ed alla giovanissima età della stragrande maggioranza della rosa.

Primo tempo a due facce ma che abbiamo chiuso in vantaggio. Così come a Reggio Emilia siamo partiti a mille, chiudendo i biancocelesti nella loro metà campo e, dopo un tiro alto di Calha da ottima posizione su break sontuoso di Kalulu, al minuto 10, Ante Rebic ha finalmente trovato il primo gol in campionato anticipando Marusic sugli sviluppi di un corner battuto perfettamente dal turco. Al di là di un’azione estemporanea dello stesso Marusic che doveva farsi perdonare il gol subito, la partita abbiamo continuata a farla noi grazie alla vena particolarmente ispirata di Hakan e l’ottimo filtro che garantivano Tonali e Krunic. Ed infatti, pochi minuti dopo, abbiamo raddoppiato grazie ad un generoso rigore concessoci per un intervento scomposto di Patric dopo che Rebic aveva già calciato e che Calhanoglu, anche lui alla prima marcatura in campionato, ha trasformato spiazzando Reina.

Con la partita in discesa ci è voluto un rigore concesso altrettanto generosamente da Di Bello alla Lazio per un “pestino” (il diminutivo è d’obbligo) di Kalulu sul piede di Correa che, peraltro, nessun danno gli aveva arrecato. Donnarumma è riuscito a deviare il tiro di Immobile sul palo con un intervento incredibile ma Luis Alberto è stato lestissimo ad anticipare tutti ed insaccare di testa la ribattuta. A quel punto è iniziata un’altra partita, con la Lazio padrona del campo, condotta per mano dall’incredibile intelligenza tattica e dalla tecnica sopraffina del suo numero 10, che ha portato a spasso il nostro centrocampo rabberciato fino al riposo, senza fortunatamente riuscire a trovare il pari.

Nel secondo tempo siamo entrati meglio in campo ed abbiamo avuto un paio di ripartenze pericolose che, tuttavia, abbiamo sciupato malamente, poi Milinkovic Savic ha inventato un gran pallone nel cuore dell’area per Immobile, il quale non si è fatto pregare ed ha freddato Gigio sul palo lungo. Sul 2-2 la partita è diventata di difficile interpretazione: se da un lato la Lazio ha continuato ad avere in mano il pallino del gioco e Luis Alberto a dominare la zona nevralgica del campo, dall’altro noi non abbiamo mai dato l’impressione di crollare ma, anzi, siamo rimasti sempre sul pezzo, pronti a ripartire per far male, nonostante la prova non certo brillante di Leao schierato come centravanti. Fatto sta che siamo arrivati agli ultimi 15 minuti rischiando solo su una deviazione di Muriqi su un corner laziale. Poi è iniziato il “Theo Hernandez Show”: l’ammonizione rimediata al minuto 78 è parso averlo liberato dal peso della diffida che gli sarebbe potuta costare la Juve (“spiaze” anche per i gobbi ma salterà il Benevento). Da quel momento in poi il francese ha praticamente asfaltato chiunque transitasse dalla sua zona di campo e la squadra, intelligentemente, ha sfruttato la sua incredibile prestanza fisica e la sua encomiabile voglia di vincere affidandogli tutte le azioni offensive. Dai suoi piedi e dalle sue accelerazioni sono nati 2 quasi gol di Rebic: il primo ben parato da Reina, il secondo sciupato dal croato con un destro al lato a tu per tu con il portiere. Dalla sua testa è invece nato il gol vittoria al minuto 92 quando, svettando ancora su corner, ha bucato Pepe permettendoci di passare il Natale calcisticamente più bello, quello da primi in classifica.

A livello di singoli, per quest’ultima partita del 2020, non voglio dare giudizi a chi è sceso in campo ma ho voglia solo di alzarmi in piedi ed applaudire chi, in pochi mesi, ha plasmato questa squadra, trasformandola da una banda di giovani calciatori senza nerbo ad una corazzata che, ormai è sicuro, è capace di restare in piedi anche nelle tempeste più furiose ed in assenza dei suoi marinai più esperti. Pioli is on fire! Bravo Mister!

Esattamente un anno fa chiudevamo l’anno con 5 gol sul groppone e 14 punti in classifica, lontanissimi da qualsiasi obiettivo. Eravamo bruchi, siamo diventati farfalla, eravamo uno sgarrupato treno regionale, siamo diventati un Eurostar di lusso, eravamo un Ricardo Rodriguez qualsiasi, siamo diventati Theo Hernandez.

Auguri a tutti.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *