Avete presente “Il Miglio Verde”, il film tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King? Il protagonista del film, John Coffey, è un gigante dal cuore immenso accusato di aver commesso un crimine atroce e condannato a morte solo ed esclusivamente per la diversità del colore della sua pelle. Un film stupendo che denuncia la barbarie a cui poteva e può condurre l’ignobile pensiero razzista.

E’ di ieri la notizia che la Procura Federale ha aperto un’inchiesta sulla vicenda Ibra/Lukaku. Un episodio effettivamente brutto a vedersi e ancor più a commentarsi. L’odioso bullo della periferia di Malmoe ha provocato in maniera scomposta il gigante di colore dell’Inter che ha reagito in maniera altrettanto disdicevole, se non addirittura peggiore.

Non conoscendo i risvolti esatti della vicenda e non avendo sentito gli audio che la Procura Federale ha acquisito non ho la presunzione di avere la verità in tasca. Quindi, non potendo giudicare cosa si siano effettivamente detti i duellanti, mi limito a commentare quello che ha mostrato la TV.

Se da una parte si è visto un fastidioso attaccabrighe che, pare, abbia dato dell’asino al rivale, invitandolo a seguire i riti vodoo a cui la mamma, si dice, partecipasse, dall’altra si è visto un altrettanto deplorevole piantagrane che, irritato per gli insulti (o sfottò? Sarà l’indagine a stabilirlo) ricevuti, ha pensato bene di tentare di aggredire fisicamente lo svedese arrivando, pare, a minacciargli la morte con una pallottola nella tempia. Insomma una decina di minuti squallidi di cui non sentivamo certo il bisogno.

Eppure, dalle pagine dei giornali, dai tweet e dalle ospitate televisive, assistiamo ormai da una settimana, ad una parziale, e quindi inesatta, ricostruzione della vicenda. Lukaku pare essere diventato il John Coffey della storia, Ibra il suo carnefice.

Si agita da più parti il fantasma del razzismo ma di prove, finora, nemmeno l’ombra. Si sottolinea il carattere mite del centravanti belga a giustificazione di un comportamento violento che, questo sì, è avvenuto sotto gli occhi di tutti. Si invocano pene esemplari per lo svedese (ben vengano, ribadisco, se davvero ha proferito parole razziste) ma non si chiedono provvedimenti analoghi per la condotta minacciosa di Lukaku.

Insomma, una storia simile per certi versi a quella altrettanto famosa di Materazzi e Zidane con la differenza non certo sottile che, all’epoca, nessuno concesse al francese l’esimente della provocazione (inesattezza giuridica, peraltro, visto che l’intimidazione è sempre punita, quand’anche attenuata dallo stato d’ira) ma, anzi, tra un “popopopopopopò” e l’altro, i commentatori indirizzarono le loro parole al vetriolo esclusivamente contro lo Zinedine furioso, fregandosene altamente degli insulti che il nostro difensore, eletto Eroe Nazionale, riservò a sua sorella.

Che la giustizia, quindi, faccia pure il suo corso. Sarà sempre il mio auspicio poichè è l’unica strada che abbiamo per mettere fine a questa e ad altre brutte pagine di calcio o di vita. Accetterò la decisione, qualunque essa sia, augurandomi che possa esser frutto di un’attenta analisi dei fatti e non figlia della “sindrome di John Coffey” di cui nessuno sente il bisogno. Men che meno chi davvero combatte il razzismo ed ogni forma di discriminazione.

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