Ci siamo, Giada! Si avvicina il giorno del derby: il 21 si gioca la stracittadina milanese in un San Siro al tempo dell’ennesimo mese di Covid. E si gioca per il primato in classifica dopo anni, all’ombra degli strascichi della vicenda Ibra-Lukaku. I preamboli non sono male.

E’ ora che ti parli un po’ della seconda squadra di Milano, l’Inter, che negli ultimi anni purtroppo ci ha dato spesso del filo da torcere. Tu di fatto un po’ la conosci, perché ti ricordo che il tuo beneamato nonno è in realtà un nonno Beneamato, cioè è interista. Spesso quando sei a casa sua, la tv è sintonizzata sui colori nerazzurri e tu stessa, a soli due anni, riconoscevi Antonio Conte.

Cos’è il derby della Madonnina? È la partita in cui si sfidano Milan e Inter. Per un milanese è la partita più importante dell’anno. Per il resto dei milanesi di sportiva adozione è la gara più importante insieme a quella contro la Gobba.

Per la mamma, che è emiliana, Milano è un sogno. E’ la città più cosmopolita d’Italia, è la nostra Grande Mela con le sue opportunità di studio e lavoro. Rappresenta la moda ed è un punto fermo per il design, per la finanza, per il marketing. E’ la città che ha inventato l’aperitivo e che vanta il maggior numero di concerti. E’ la città del balletto classico, della Scala e del cabaret. Milano è Brera con la sua pinacoteca e il dedalo di viuzze; è il Duomo; è il quartiere con i nuovi grattacieli, il Giardino Verticale, i Navigli; è l’Albero della Vita. E’ il panettone a Natale! E’ l’affascinante nebbia padana, che fa stagionare i salumi. Vincere il derby significa primeggiare su tutto questo.

                                                                                                               

Certamente in queste ore di fibrillazione non si parla d’altro: la stracittadina entra nelle famiglie, negli uffici, nelle fabbriche, nei bar, nelle palestre. Ed entra anche in casa nostra, in quella parte di Emilia fra la bassa e la collina.                                                                                

Da  una parte il nonno, lo zio Fabio e lo zio putativo Simone; dall’altra parte la mamma (e spero te un giorno). Mica facile… Intanto hanno sempre ragione loro, anche quando perdono

E se perdono è per un’azione irregolare, un rigore inesistente, un recupero troppo lungo (giuro, anche per questo! Si sono pure lamentati per Zapata a Pasqua 2017). E sì che di mano hanno segnato loro nel 2009 con Adriano, ma guai a dirglielo, perché le irregolarità in casa Inter diventano leggi.

Dato che il giallo e l’arancione non ci consentono di vederci spesso, ci stiamo sentendo via telefono. Tutti e tre sono super sportivi: il nonno ex giocatore ed ex allenatore di pallacanestro (targa di bronzo da parte della Lega Basket per l’eccezionale lavoro svolto con i giovani); lo zio Fabio pure lui un ex giocatore di basket; lo zio Simo è un apprezzato Mister di calcio a livello locale con esperienza pluriventennale. Ci uniscono due cose: il tifo per l’Olimpia e l’antipatia per la Juve, quest’ultima – per la gioia del tuo babbo – è il nostro pungiball preferito.

Tranne il nonno, nato torinista e convertitosi ai Bauscia a 13 anni per Lorenzi-Wilkens-Skoglund-Nyers, lo zio e lo zio putativo nascono interisti convinti. Lo zio Fabio è quello meno agguerrito e il suo cuore enorme è il più sportivo dei tre. Alla domanda su quale sia il suo derby preferito ha risposto: “il prossimo”, probabilmente perché l’ultimo gli è andato di trasverso o perché da buon ex pivot sa che, archiviata una partita, bisogna mettere subito la testa nella successiva. Simone, antimilanista per antonomasia, ricorda il 4 a 0 nell’anno del triplete (perché gode a ricordarmi che hanno vinto questa benedetta triade di premi), mentre il nonno sta sul vago: “quando si vince è sempre bello”: avendo quasi 83 anni, diventa difficile sceglierne uno, ne ha visti tanti.

Il mio preferito è quello del 22 febbraio 2004, giorno del mio trentesimo compleanno: 3 a 2 in rimonta col siluro di Seedorf; non disdegno nemmeno gli Euroderby, ovvero i pareggi più godosi della storia.

Se per Simo gli uomini derby in assoluto sono Nicola Berti e Ronaldo il Fenomeno, il nonno ha nostalgia di Luisito Suarez, mentre lo zio Fabio vorrebbe in campo il teutonico Rumenigge. La mamma sogna in campo Sheva, l’incubo dei portieri nerazzurri. E se potessero avere in squadra un milanista, sai chi vorrebbero? Il nonno e Fabio non hanno dubbi: Ibra; Simo resta sulle sue e risponde che non ha mai sognato milanisti nell’Inter; secondo me, se potesse, porterebbe in nerazzurro il Kaiser Franz, scartato da ragazzino dai talent scout interisti. Per quanto mi riguarda, anche se i miei occhi hanno gongolato di fronte a campioni, fuoriclasse e palloni d’oro, i seguenti ex calciatori interisti hanno diritto a una menzione d’onore: Matthäus, Zanetti, Djorkaeff, Maicon e lo zio Bergomi.

Una persona e un gol mettono d’accordo tutti e tre: Mourinho, il mister del miracolo del 2010, e il pallonetto di Ronaldo, che io vidi dalla curva Sud. Fu purtroppo uno spettacolo. A proposito di Ronaldo Luis Nazario: per tutti e tre dopo il Real tornò a giocare in Brasile!

Cosa invidiano al Milan? Gli zii i rigori, non l’ho chiesto loro, ma lo so! Il nonno, passami il termine, il culo. Dagli anni ‘80 anni mi ripete il motto di Arrigo Sacchi “och, pazienza e bus del cul”; per farla breve, credo che alla fine la butti sul rigore pure lui. Per quanto mi concerne, un rigore generoso è stato concesso loro nel derby di Coppa Italia e se vinciamo con un bel penalty, godo come un riccio!

Risultato di domenica 21, per altro compleanno dello zio Fabio (speriamo che non sia di buon auspicio come quello del 22/02/04 con me. In fondo io li compio solo 24 ore dopo e magari la kabala funziona):

Simone: “vinciamo noi”.

Fabio: “pareggiamo”.

Nonno: come direbbe Peppino Prisco: “L’importante è che perda il Milan”.

Mamma: cito il buon Nereo Rocco: “Mister, che vinca il migliore!”; “Speremo de no!”.         

                                                                             

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