Una settimana così brutta non la vivevamo da oltre un anno. Detta così la cosa dovrebbe renderci orgogliosi dei passi da gigante che la squadra ha fatto nell’arco di 365 giorni, ma quando si perde 3-0 un derby che, finalmente, profumava di scudetto, si fa davvero fatica a mantenere l’equilibrio e lo sconforto, ahimè, prende il sopravvento.

La prima mezz’ora di partita è stata terrificante. Dopo essere passata in vantaggio con un colpo di testa di Lautaro al 5’ grazie a una manovra sviluppatasi a destra che né  Romagnoli prima, né  il resto della difesa poi hanno saputo leggere e contrastare, l’Inter ci ha dominati in lungo e in largo, rischiando più volte di raddoppiare. L’unico squillo rossonero è stato un tentativo di tacco di Ibra che Handanovic non ha avuto difficoltà a bloccare; per il resto non siamo mai riusciti a creare un’occasione limpida né, tantomeno, a sviluppare gioco data la vena assai poco creativa di Calhanoglu e un Rebic completamente fuori fase a sinistra. Il destro sporco di Theo Hernandez uscito di un niente ha dato un minimo di scossa alla squadra che, infatti, nell’ultimo quarto d’ora è sembrata più aggressiva e compatta, costringendo spesso i nerazzurri all’errore in impostazione. Ciò nonostante abbiamo continuato a soffrire i loro cambi di campo e Donnarumma si è dovuto allungare sul destro di Perisic, con Lautaro che ha fortunatamente alzato sulla traversa il successivo tap-in. Una potenziale occasione sciupata da Calha e Rebic a pochi minuti dal termine ha segnato la fine di una frazione di gioco che ha confermato tutti i funesti presagi di questi ultimi temi.

Due minuti di vero Milan all’inizio del secondo tempo hanno dato l’illusione che la squadra avesse trovato la forza di recuperare lo svantaggio ma, sulla strada del pareggio, Ibra (due volte) e Tonali hanno trovato un superbo Handanovic che ha negato loro la gioia del gol con tre parate salvarisultato. La spinta dei nostri ha continuato ad essere costante per una decina di minuti prima che il solito Lukaku, lasciato libero di girarsi dal solito Romagnoli, ha appoggiato la palla ad Hakimi che, dopo aver vinto un contrasto con il tenero Tonali, ha dato il là all’azione del raddoppio di Lautaro, che non ha avuto difficoltà a trafiggere Gigio da pochi passi. A quel punto la squadra di Conte ha trovato davanti a sè un tappeto rosso che conduceva comodamente alla vittoria ed infatti, approfittando degli attacchi confusi dei nostri e delle voragini che si aprivano a centrocampo, è andata prima vicina al terzo gol con Lukaku per poi mettere il sigillo finale al derby sempre con il centravanti belga che, senza alcuna fatica, ha puntato e saltato il titubante Romagnoli, scaricando il suo sinistro vicino al palo di Donnarumma. Game, set, match. Alla fine siamo stati costretti a guardare gli odiosi nerazzurri zompettanti che intonavano “chi non salta rossonero è”, giusto per rendere ancora più nauseabondo il pomeriggio.

Premesso che sono sempre stato convinto che si vince in 11 e si perde in 11, premesso che non ho voglia di trovare il capro espiatorio ma, a questo punto, credo che lo staff di Pioli abbia l’obbligo di analizzare bene la vicenda Romagnoli, le cui prestazioni stanno scendendo in maniera vorticosa da mesi e la cui ostinata intoccabilità tra i titolari sta diventando inspiegabile come quella che ha avuto Suso negli anni passati. E’ un problema di gerarchie? Al Milan il posto fisso garantito non lo aveva nemmeno Nesta. E’ un problema di fascia? Gliela si tolga, visto che la sua crescita sembra essersi bloccata nel momento in cui lo hanno designato capitano. Ne va del bene del Milan e, credo, anche del ragazzo che magari potrà giocare con la mente più libera. Per il resto prestazione assolutamente incolore di Calha e di Rebic, all’interno di una pochezza generale da cui è emerso solo Theo.

Forse ci siamo imborghesiti, forse abbiamo volato troppo in alto con la fantasia, forse ci siamo sentiti immotivatamente sazi ma mi chiedo dove sono finiti gli affamati, cattivi, coesi ragazzi del 2020? Urgono risposte concrete altrimenti il sogno di essere tornati competitivi rischia di trasformarsi nel solito incubo fatto di mediocrità.

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