Sarebbe splendido vedere iniziare il Sanremo Zlatan Edition con questa esibizione canora, giusto il ritornello famoso della canzone “L’italiano”, coi meno giovani che potranno riconoscere nel simpatico fotomontaggio proprio la copertina dell’album di Toto Cutugno.

Nel frattempo buongiorno Italia e buongiorno al nostro (meno) partigiano come Presidente, ovvero Silvio Berlusconi che ha dato il suo contributo, con la spavalderia che lo contraddistingue, sulla partecipazione a Sanremo della punta rossonera. Ovviamente lui lo avrebbe vietato, ovviamente lui non avrebbe acconsentito. Ma da fuori si sa è più facile.

“Non riesco a capire come il Milan possa acconsentire ad una richiesta di questo genere” il Silvio-pensiero, seguito a ruota da uno dei suoi allenatori più vincenti ovvero Don Fabio Capello, fra i primi estimatori di Zlatan a onor del vero, che ha tuonato dagli studi di Sky “Io gli avrei vietato di andare a Sanremo”.

Ovviamente evviva e sacrosanta sia la democrazia! Lecito manifestare le proprie idee ed il proprio pensiero, ci mancherebbe. Però questa ondata di critiche (forse figlia degli ultimi risultati del Milan?) sembra ignorare alcune sfumature e considerazioni che proveremo a legare ad alcune canzoni che sono state interpretate nelle varie edizioni del festival più celebre della canzone Italiana.

Vita spericolata – E che spericolato Ibra fra allenamenti in Riviera ed elicotteri manco fosse James Bond, e spericolato pure il Milan che gli ha concesso la licenza per cantare, ballare insomma presenziare a Sanremo. Tuttavia la storia del calcio, o dello sport in generale, abbonda di casi di prime donne e trattamenti speciali all’interno di uno spogliatoio. Senza voler minimamente accostare Ibra all’entità suprema del Dio pallone più volte si è narrato di come Diego Armando Maradona fosse solito preferire, specialmente negli ultimi anni, sedute individuali negli ultimi anni partecipando raramente agli allenamenti di squadra. Allenamenti che Mazzone per esempio centellinava ad un Roberto Baggio a fine carriera, tanto “A Roberto che glie devi spiegà?” diceva con la solita splendida franchezza Mazzone in una intervista sul Divin Codino. Andando all’estero, più indietro nel tempo, a Manchester lo United prelevava George Best da bische o alberghi e schierava l’icona irlandese, seppure alticcio, in campo poche ore dopo le sue imprese notturne. Ancora Crujiff col suo amato numero 14 in barba alla numerazione dell’epoca da 1 a 11 ed il suo sponsor tecnico personale Puma a scapito dell’Adidas, tant’è che Crujff aveva risolto togliendo dalla propria maglia una delle tre celebri strisce dalla divisa della nazionale olandese.  E ci dobbiamo scandalizzare per quattro giornate a Sanremo?

Uomini soli – Vogliamo invece parlare del trauma di lasciare la squadra ed isolarsi in una settimana cruciale? A parte il fatto che a questo punto della stagione tutte le settimane sono diventate cruciali, accusare Ibrahimovic di scarso attaccamento alla maglia, di aver poco rispetto per i suoi compagni o di poca professionalità è un insulto alla carriera dello svedese che è arrivato all’età di 39 anni con un fisico perfetto e si è rimesso in gioco un anno fa in un campionato europeo risollevando una intera squadra che da un campionato all’altro si è ritrovata con altre ambizioni e soprattutto prestazioni. Sarebbe peraltro umiliante per il resto della squadra stessa legare prestazioni e risultati alla settimana in Riviera di Ibra, dopo che fra l’altro le giovani marmotte rossonere hanno incantato proprio nei mesi di novembre e dicembre proprio in assenza del loro totem alle prese con gli infortuni muscolari. Se nelle ultime settimane si è accesa la spia della benzina, come sembrerebbe dalle ultime prestazioni, non c’è correlazione alcuna con il prossimo Ibra-evento.

Soldi –  C’è anche chi però ha messo in croce Ibra per il suo rapporto col vil denaro. Tuttavia, considerazione strettamente personale, quello sanremese sembrerebbe un peccato più vanesio che venale. Che Ibra adori il suo personaggio, sempre più crescente e social col passare degli anni, è cosa nota. Basta sfogliare la sua gallery su Instagram per vedere quanto lo svedese curi la sua immagine oltre al suo scultoreo corpo. E così un post dopo l’altro ecco allenamenti a petto nudo sulla neve, corse sul tapis roulant in pieno covid e riferimenti a divinità, leoni, esseri supremi oltre a provocazioni varie ad avversari o persino compagni di squadra. Ibra è a Sanremo perché è egocentrico e adora essere al centro dello show. Che sia in campo o sia fuori.

Vattene amore – last but not least, il contratto. Il clamore si sta facendo via via crescente all’avvicinarsi del festival. Tuttavia è cosa nota che Ibra abbia comunicato in sede di rinnovo a Gazidis e Maldini di aver preso un appuntamento personale, coperto a sua volta da un altro contratto ed inderogabile, per cinque giorni a fine febbraio. Quindi tutto si può dire allo svedese tranne che non è stato corretto e cristallino con la società sin da principio. Cosa doveva fare dunque la società? Opporsi a questo scoglio e non rinnovargli il contratto? Rinunciare al suo fuoriclasse che ha guidato la riscossa della squadra per un capriccio, condivisibile o meno, che per soli cinque giorni lo avrebbe tenuto lontano da Milanello?

Ma onestamente ve le sareste sentita di cantare voi ad Ibra vattene amore?

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