(di Luca Corbelli)

Destro, sinistro. Dritti in viso. Il primo a destabilizzarti, il secondo per metterti knockout. E nel mezzo una sudatissima qualificazione in E.L. contro una squadra che, fino a un mese fa, avresti sconfitto “con la sigaretta”. Sono state due settimane complicate, non tanto per gli impegni ravvicinati – ai quali, ormai, quasi tutte le squadre d’Europa sono chiamate a rispondere – quanto per i segnali che sono arrivati da un gruppo che, da un anno a questa parte, aveva abituato a ben altre prestazioni.

Non si sta mettendo in discussione il fatto che si possa perdere qualche partita. Dopotutto, in questa stagione così “anormale”, chiunque in Europa – ad eccezione del Man. City – sta avendo delle difficoltà nei rispettivi campionati. Il Bayern Monaco, campione di tutto e imbattile in Champions, ha avuto qualche momento di defaillance in Bundesliga, così come il P.S.G.: in Francia non assistevano ad una Ligue One così avvincente dai tempi in cui l’attuale miglior giocatore dei parigini – futuro astro mondiale del calcio – guidava i rivali del Monaco, portandoli alla vittoria del titolo. Per non parlare di Real e Barcellona, rispettivamente seconda e terza nella Liga. Eppure, riprendendo il filo del discorso, le due sconfitte contro lo Spezia e l’Inter sembravano aver ridimensionato non solo la stagione e le ambizioni rossonere, ma anche la caratura dei rispettivi calciatori e del progetto.

A ciò si aggiunge che, nel mondo del calcio, e in particolare nell’informazione di massa che gravita attorno a quest’ultimo, le situazioni come questa vengono utilizzate sistematicamente per erigere altari dai quali emettere le più disparate sentenze di condanna o assoluzione, pronunciate da giudici che sembrano non avere la minima percezione della realtà che li circonda. Sia chiaro che non esiste cosa più sbagliata e preoccupante per un magistrato (o per un giornalista, scegliete voi a chi rifarvi) come questa. La realtà vuole, però, che ancora una volta l’unico ed indiscusso giudicante sia stato il campo, così saggio e imparziale, terzo ed equidistante da chiunque, per conformazione idoneo a far esprimere entrambi i contendenti.
Se è vero che le sconfitte sopracitate hanno evidenziato alcuni limiti del Milan, a partire dal fatto che l’undici di Pioli non può permettersi di abbassare drasticamente il ritmo del gioco e che alla mancata prestazione di alcuni suoi effettivi (su tutti Calhanoglu) corrisponde un’accentuata difficoltà del collettivo nel conseguire il risultato, allo stesso tempo parlare di ‘urgente ridimensionamento’ delle ambizioni di una squadra seconda in campionato appare alquanto discutibile.

E vi spiego perché.

La credibilità che ha riacquisito nel corso dell’ultimo anno questo gruppo non può essersi volatilizzata nell’arco di due settimane: è ormai un anno che il Milan incamera vittorie e certezze, acquisendo solidità soprattutto dal punto di vista mentale. In questo percorso, costellato anche da brutti passi falsi come lo 0-3 subito in casa contro l’Atalanta, si è potuto ammirare la voglia di reagire nel momento in cui si sono presentate situazioni spiacevoli, come i troppi infortuni o episodi poco favorevoli. Una squadra che ha costruito le proprie certezze attorno ad alcuni perni, nevralgici sia dal punto di vista tecnico che da quello caratteriale, e che ha sempre creduto in modo incondizionato ai principi del proprio allenatore non poteva sgretolarsi al primo momento di reale difficoltà. E infatti, chiamata a rispondere, ha saputo dimostrare le qualità che l’hanno portata a lottare per le prime posizioni.

Il tipo di reazione che ha avuto il Milan contro la Roma ha provato la forza psicologica che anima il gruppo, ancora intontito per i due colpi subiti, ma non per questo meno lucido nell’approcciare le partite. L’obbligo di tornare a vincere è stato subito trasformato nella voglia di andare a prendere il pallone nella metà campo romanista, nonostante questo tipo di soluzione tattica abbia portato alla sonora batosta del derby. Inoltre, la capacità di ripartire facendo le scelte corrette di passaggio e di sapersi difendere quando c’è stato da soffrire hanno messo in chiaro che questa squadra è molto più consapevole di sé stessa di quanto lo sia tutto l’ambiente esterno.
Ciò posto, non si sta parlando di un Milan totalmente in salute, giacché le occasioni create dai giallorossi e gli errori sottoporta del primo tempo sono due elementi da non sottovalutare. Tuttavia, la risposta data da tutto il collettivo (si veda l’esultanza di Maldini a fine partita) dimostra che quanto scritto e detto in queste due settimane può essere serenamente archiviato in un armadietto e riproposto per la prossima ‘crisi’ (sempre che ce ne sia un’altra).

In conclusione, per dare una corretta lettura a quanto avvenuto, è utile proporre qualche paragone. Pensate a uno studente che dopo un anno di buoni voti improvvisamente incappa in due brutte insufficienze. Nessun professore con un minimo di ragionevolezza metterebbe in discussione il metodo di studio di questo alunno. Oppure immaginatevi un celebre pittore che, in un periodo di scarsa ispirazione, riesce a disegnare solo apatiche nature morte. Peraltro, periodi di questo tipo sono vissuti da ognuno di noi, senza che ogni volta si debba necessariamente mettere in discussione tutto ciò che ci circonda. Invero, come spero abbiate già dedotto, il lavoro e le certezze acquisite nel tempo dallo studente e dal pittore torneranno a farli splendere nei rispettivi ambiti.

Non faccio previsioni sulla classifica finale. Nel calcio, come nella vita, cambia tutto nel giro di pochi giorni. Oppure no. Forse, tanto nel calcio quanto nella vita gli episodi che non dipendono dal volere umano costituiscono delle semplici fermate a cui decidiamo – volontariamente o meno – di arrestarci, alcune volte per rifiatare ed altre semplicemente per goderci il paesaggio.

Ciò che conta è saper ripartire. E il Milan è di nuovo in cammino.

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