Parafrasando uno dei cantori rossoneri posso affermare, in modo molto meno aulico ed assolutamente terra terra, che questa vittoria è pesante come una peperonata a cena. Ed ha, al tempo stesso, un sapore dolcissimo e sublime perché ci avvicina al sogno che culliamo da troppi anni, quello di tornare finalmente protagonisti il martedì ed il mercoledì.

Il primo tempo è stato sostanzialmente equilibrato ed anche i gol, i pali e le occasioni lo hanno dimostrato. Eppure, personalmente, la Fiorentina mi è piaciuta di più rispetto ad un Milan sì ordinato, ma anche compassato e lento nello sviluppo del gioco, spesso interrotto da errori tecnici marchiani che hanno permesso ai viola di breakare e ripartire. La prima occasione della partita l’hanno avuta loro sugli sviluppi di un corner con Tomori bravissimo a ribattere di testa la palla che ballonzolava nei pressi della linea. Poi Kjaer ha imbucato centralmente per Ibra che, complice l’errato posizionamento della linea difensiva viola, si è trovato a tu per tu con Dragowski e non ha avuto difficoltà a trafiggerlo. Il vantaggio, tuttavia, invece di esaltare il nostro morale, ha avuto un effetto soporifero ed  infatti abbiamo iniziato a sbagliare una serie infinita di passaggi, infondendo alla Fiorentina il coraggio necessario per aumentare i giri del motore. Da un errore in disimpegno di Diaz è nato l’ingenuo fallo di Dalot al limite dell’area che ha portato al pareggio, merito di una punizione battuta magistralmente da Pulgar. A quel punto loro hanno preso in mano la partita e la fortuna ci ha arriso sul colpo di tacco volante (!) di Pezzella (!!) che si è stampato sulla traversa. La dea bendata ci ha, tuttavia, reso pan per focaccia di lì a poco, quando Ibra, ben imbeccato da Calha, ha colpito la traversa con lo scavetto con cui aveva uccellato il portiere. Ultima emozione del primo tempo un bel destro a giro di Hakan che ha sibilato vicino al palo.

Siamo rientrati in campo in balia dei viola: molli e bassissimi. La logica conseguenza di questo atteggiamento rinunciatario è stato il raddoppio della Fiorentina arrivato dopo un cross radente dalla nostra sinistra che Vlahovic ha acchittato per l’accorrente Ribery che, come l’altro attempato campione che veste la nostra maglia, non si è fatto pregare ed ha bucato l’incolpevole Donnarumma. Le fosche nubi che si addensavano nella mia mente fortunatamente non hanno trovato ospitalità in quelle dei giocatori e la squadra ha reagito, con veemenza e carattere, guidata all’arrembaggio da un Tomori che, da quel momento in poi, è diventato praticamente insuperabile, permettendo al resto della squadra di dormire sonni sicuri nel concedere ripartenze. Il pareggio di Brahim Diaz, fino ad allora spettatore non pagante, è arrivato sugli sviluppi di un calcio d’angolo che Kjaer ha spizzato con la schiena, con lo sgusciante spagnolo lesto ad insaccare sul secondo palo.

Poi è successa un’altra cosa importante: è rientrato in campo Isamel Bennacer. La squadra è magicamente riuscita a guadagnare 20/30 metri in avanti e, complice anche lo spostamento di Brahim al centro della trequarti (posizione che evidentemente predilige), abbiamo preso in mano il pallino del gioco. Un cross sbilenco di Ibra si è spento sul palo poi, qualche minuto dopo, l’immenso Tomori ha stoppato sul nascere un contropiede a metà campo, dando il là all’azione che, dopo essere transitata dai piedi di Kessie, è arrivata su quello sempre gentile di Calhanoglu il quale, in caduta, dal lato sinistro dell’area di rigore, ha infilato il portiere viola con un destro radente a fil di palo. I toscani, lividi di rabbia, si sono quindi buttati in avanti alla ricerca del pareggio non trovando, tuttavia, mai il modo di impensierire Gigio.

Se avete letto il pezzo finora, immagino non dubitiate su chi sia stato, per me (ma immagino un po’ per tutti), il migliore dei nostri: Fikayo Tomori, come scrivo da settimane, andrebbe riscattato immediatamente. Bravi Maldini e Massara a scovarlo nella panchina del Chelsea, bravissimo lui a farsi trovare pronto. Ibra, con un gol e due pali, ha confermato che i fuoriclasse sono decisivi anche da fermi. Ottimo e benedetto il rientro in cabina di regia di Bennacer. Rivedibili, almeno fino al gol del pareggio, sia Diaz che Dalot.

Con le unghia e con i denti, con le ultime forze scovate raschiando il fondo del barile, ci issiamo in beata solitudine al secondo posto. Ottimo punto di partenza per affrontare, speriamo al completo, gli ultimi 2 mesi dell’anno e continuare a sognare di riascoltare quella musichetta.

 

Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *