Io l'ho vista così,

Io l’ho vista così: Parma-Milan 1-3

Ci ha provato l’arbitro più scarso e permaloso della serie A a non farci vincere una partita chiusa a doppia mandata. Gli è andata male, fortunatamente. Ed infatti torniamo da Parma con 3 punti importantissimi per la corsa Champions che ci permettono di vivere una domenica serena, liberi di gufare a più non posso le nostre dirette avversarie.

La prima frazione di gioco l’abbiamo prima dominata, poi gestita e, infine, marchiata a fuoco. A voler trovare il pelo nell’uovo, spingendo un po’ di più sull’acceleratore ed evitando qualche errore di sufficienza nelle ripartenze, il risultato sarebbe potuto anche essere più rotondo rispetto al 2-0 con cui siamo tornati nello spogliatoio. Dopo un tiro di Kessie deviato in angolo da Sepe, la premiata ditta balcanica Ibra-Rebic ha sbloccato il match con un fantastico scambio al limite dell’area, con Zlatan nelle vesti di geniale rifinitore e Ante in quelle di freddo risolutore, capace di esplodere un destro poderoso che si è infilato nel sette, dopo aver fatto scorrere la palla a modo suo. Il Parma ha provato a venir fuori, soprattutto a sinistra con Pezzella, senza tuttavia creare nulla di pericoloso per Gigio. Come detto in precedenza abbiamo sbagliato molto nelle ripartenze che, potenzialmente, avrebbero potuto essere letali. Tuttavia, a pochi minuti dalla fine, Theo ha chiesto e ottenuto lo scambio ad Ibra, prima di servire a Kessie il pallone che l’ivoriano ha insaccato di punta alle spalle di Sepe.

Il Parma si è presentato nella ripresa con il doppio centravanti di peso, Pellè-Cornelius, facendo capire da subito che il cross alto sarebbe stata l’unica arma a loro disposizione per provare a rimetterla in piedi. Ed in effetti qualche grattacapo in più lo hanno subito creato ai nostri ma un Gigio superlativo ha prima detto no al colpo di testa di Conti per poi opporsi, in maniera strepitosa, alla ribattuta a colpo sicuro di Pellè, con la mezza rovesciata finale di Kucka che è sfilata alta. Scampato il pericolo sono saliti in cattedra Maresca e la sua spocchia. Che non gli stessimo simpatici era evidente da tempo, sin da quando ci negò quel famoso rigore per la spinta di Kolarov a Suso che, conti alla mano, ci costò la qualificazione in Champions un paio di anni fa. Questa volta non gli è andato giù il battibecco con Ibra che, in presa diretta, è sembrato a tutti quanto meno civile ed assolutamente non offensivo. Impressione poi confermata dagli audio post partita che hanno, infatti, evidenziato un banalissimo “Mi sembra strano uscire dalla bocca dello svedese. Fatto sta che l’arbitro non ci ha pensato su due volte nel mostrare il rosso diretto a Zlatan, ergendosi così a protagonista assoluto del match, come  spesso fanno gli arbitri scarsi.

I ducali, a quel punto, hanno iniziato a buttare sempre più palloni in area sperando nella spizzata giusta. E’, infatti, arrivato in questo modo il gol di Gagliolo che ha insaccato su assist aereo di Pellè, con tanto di pestone doloroso sulla mano di Donnarumma che pure ci ha fatto tremare. Pioli è corso ai ripari serrando le fila con gli inserimenti di Dalot, Krunic e Gabbia e schierando un 5-3-1 iper-difensivo che, alla fine, ha sortito i suoi effetti visto che, tolti un paio di colpi di testa di Traorè e Bani, Donnarumma è rimasto praticamente inoperoso. Infine, in pieno recupero, abbiamo chiuso definitivamente la partita grazie a Leao che ha finalizzato un contropiede in campo aperto nato dall’ottima chiusura di Dalot su Traorè.

I piedi sopraffini con Zaltan Ibrahimovic ha prima mandato in gol Rebic e poi chiuso il triangolo con Theo in occasione del raddoppio, gli valgono, da soli, la palma di migliore in coabitazione con Donnarumma, decisivo tra i pali. Anche Rebic ha fatto una gran bella partita, oltre al bellissimo gol con cui l’ha sbloccata. Solite prestazioni nettamente sopra la sufficienza di Kessie, Kjaer e Tomori. Calhanoglu, invece, mi è sembrato ancora sottotono.

A questo Milan corsaro, capace di raccogliere 40 punti in 15 trasferte, adesso toccano due partite consecutive a San Siro, entrambe da vincere. C’è da sfatare questa maledizione per viaggiare comodi sul treno che porta alla Champions.

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