Siamo onesti: per sfatare la maledizione di San Siro ci è voluto del gran culo. Un autogol di Scamacca e due salvataggi sulla linea in rapida successione ci hanno, infatti, evitato l’ormai classico post partita fatto di rimpianti, di se e di ma, regalandoci, invece, tre punti davvero importanti nella corsa verso la Champions.

Il primo tempo ha ricalcato il leit motiv casalingo degli ultimi due mesi e mezzo, con il Milan che è rientrato negli spogliatoi senza avere la meglio sull’avversario vuoi per la troppa sufficienza, vuoi per la poca cattiveria, vuoi per un blocco mentale chiamato San Siro che sembra attanagliare le menti di tutti i giocatori rossoneri. Fatto sta che neppure il vantaggio trovato dopo poco più di 10 minuti da Rebic (sinistro terrificante di controbalzo su cui Perin nulla ha potuto) ha cancellato le paure dei ragazzi né la loro troppa sufficienza nel provare a chiudere la partita (leggesi Leao che, a causa di uno stop troppo molle nel cuore dell’area, è stato costretto ad allargarsi calciando sul portiere e cestinando una grande occasione). Di fronte a cotanta inconsistenza il Genoa è venuto fuori e si è fatto vedere dalle parti di Donnarumma prima con Destro, scattato sul filo del fuorigioco, poi con un bel tiro di Ghiglione. Da una rimessa laterale regalata da Bennacer, Scamacca ha ricavato il corner che ha permesso a Destro di incornare il pareggio, complice la marcatura leggerissima di Tomori. Un tiro a giro di Salelemaekers deviato in angolo ha, quindi, chiuso la prima frazione lasciandoci in bocca il solito gusto di incompletezza che ci accompagna nelle partite casalinghe.

La ripresa è stata addirittura più sofferta dei primi 45’. Rebic, dopo due giri di orologio, si è letteralmente divorato il vantaggio sparando in curva da pochi metri il bel pallone servitogli da Kalulu. Il grifone ha subito replicato rendendosi pericoloso con Pjaca, poi Pioli ha inserito, con un triplice cambio, Mandzukic, Dalot e Diaz cercando di dare peso alla squadra. A quel punto sono diventati importanti anche i calci d’angolo ed infatti, dagli sviluppi di corner, prima Kjaer è andato a un amen dal 2-1, poi la Dea Bendata ha fatto carambolare il cross di Calha sulla nuca di Scamacca che, da chiacchierato uomo mercato, ha segnato il suo primo gol a San Siro nella propria porta. Il nuovo vantaggio ha avuto l’effetto di rendere furioso il Genoa e ancor più confusionari i nostri, che hanno continuato ad inanellare errori tecnici uno dietro l’altro, in particolare con i giocatori teoricamente dotati di maggior talento: Calha in fase offensiva ha sbagliato una serie incredibile di passaggi e stop, Gigio, che purtoppo nelle uscite alte continua a valere meno di un decimo degli otto milioni offerti dalla società, ha mancato la presa permettendo prima a Masiello e poi a Behrami di calciare nella porta sguarnita, con entrambe le palle ribattute sulla linea dai nostri provvidenziali centrali difensivi. La partita è, quindi, proseguita sino al 93’ con il Genoa che continuava a premere per pareggiare e noi che continuavamo a sbagliare ripartenze.

Kjaer ha giocato una partita senza sbavature ed è stato miracoloso su Masiello, mentre Tomori, autore dell’altro miracolo sulla linea, ha macchiato la sua ottima prova perdendosi Destro sul gol del pareggio. Stessa altalena di giudizio si potrebbe applicare a Rebic, per il quale, tuttavia, il merito del fantastico gol segnato è, ai punti, più decisivo dell’errore marchiano ad inizio ripresa. Mi è piaciuto anche l’approccio di Mandzukic. Brutta, invece, la prestazione di Hakan dal punto di vista tecnico mentre Leao ha confermato che quello di centravanti gli risulta un ruolo indigesto.

A 7 partite dalla fine abbiamo 66 punti in classifica, gli stessi con cui abbiamo chiuso la passata stagione. Questo dato deve inorgoglirci, non certo accontentarci.

 

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