Io l'ho vista così,

Io l’ho vista così: Milan-Sassuolo 1-2

E quindi, dopo 48 ore deliranti, in cui ci siamo ritrovati catapultati in un’assurdità chiamata SuperLeague, durata fortunatamente (almeno per me) quanto una maratona TV di Mentana, ci siamo risvegliati con un cazzottone in piena faccia assestatoci dal Sassuolo di De Zerbi, ex dal dente ancor più avvelenato dopo il tentato strappo dei ricconi del calcio. Inutile dire che l’occasione era ghiottissima per metterci in comfort zone e chiudere in scioltezza, mentre adesso la strada è estremamente ripida e quanto mai rischiosa.

Il primo tempo, giocato da entrambe le squadre a ritmo semi-balneare, lo abbiamo chiuso avanti di un gol, senza soffrire ma senza nemmeno creare chissà cosa. Il primo pericolo, tuttavia, lo ha creato Boga che ha puntato Calabria e poi calciato addosso a Donnarumma. A quel punto è stato sufficiente pigiare leggermente sull’acceleratore per prendere in mano il controllo del gioco. Il Sassuolo restava, infatti, invischiato nel 4-4-2 di Pioli che, oltretutto, spesso faceva partire il gioco con una costruzione a 3 da dietro, con Kessie che si abbassava tra i due centrali, lasciando Meitè a fare da scudo e Calha e Saelemakers liberi di scambiarsi la posizione dietro Leao e Rebic. Purtroppo lì davanti il fantasma portoghese con la maglia n. 17 ha continuato inutilmente a vagare per il campo, mentre il croato è stato spesso impreciso. Fatto sta che di pericoli veri Conisgli non ne ha corsi fino alla mezz’ora quando Calha, ricevuta palla nel cuore sinistro dell’area, ha approfittato della sovrapposizione di un propositivo Dalot per spostarsi la palla sul destro e, quindi, infilare il giro giusto nell’angolo lontano. Lo stesso difensore portoghese si è reso, poi, protagonista, a pochi minuti dal termine, di un’ottima chiusura in scivolata sul tiro a botta sicura di Berardi.

Al rientro in campo abbiamo subito avuto l’occasione per raddoppiare ma Leao è stato come sempre molle nel passaggio decisivo che avrebbe messo Rebic in porta. L’atteggiamento non certo leonino di Rafa ha rappresentato, in realtà, la punta dell’iceberg di un rilassamento generale che, man mano che passavano i minuti, montava in maniera direttamente proporzionale alla voglia dei neroverdi di riprenderla. Ad ogni modo il match abbiamo continuato a controllarlo e Consigli è stato impegnato due volte con due tiri secchi ma poco angolati Saelemaekers e Calhanoglu. De Zerbi, a quel punto, ha fatto tre cambi offensivi che hanno iniziato a cambiare la partita, inserendo Raspadori, Toljan e Traorè. Dopo poco proprio quest’ultimo ha calciato pericolosamente al lato inserendosi in corsa in area. Pioli deve essersi spaventato a tal punto da decidere di tirare i remi in barca a una ventina di minuti dalla fine e, nonostante la prestazione horror contro la Samp di una decina di giorni fa, non contento, ha inserito nuovamente Krunic al posto Calha largo a sinistra, completando il disastro lasciando in campo Leao e togliendo un Rebic che, fino ad allora, aveva mostrato certamente più combattività (non che ci volesse molto, eh!) del compagno di reparto.

Il pareggio di Raspadori, che ha approfittato di una palla ballonzolante nella nostra area di rigore, non è quindi arrivato inaspettato mentre nessuno immaginava che a quel punto fosse il Sassuolo, che non ha obiettivi, e non il Milan, che ne dovrebbe avere uno abbastanza importante, a cercare con foga i tre punti. Tempo 5 minuti, infatti, e sempre Raspadori si è bevuto Tomori con uno stop a seguire meraviglioso, incrociando poi il destro che si è andato ad insaccare dopo aver baciato il palo. Il black out rossonero è stato totale e il Sassuolo ha avuto addirittura l’occasione di triplicare con Haraslin, su cui è stato bravissimo Gigio. Gli ingressi del volitivo Brahim Diaz e di Castillejo non hanno prodotto nulla se non una punizione a due in area che Krunic ha spedito sulla barriera.

Dietro la lavagna oggi ci finiscono il solito Leao, sempre più indisponente, sempre più inadatto, sempre più inutile e, soprattutto, mister Pioli, i cui cambi hanno fatto svoltare in negativo la partita. Tra i migliori Calha e, almeno fino al 70’, Dalot e Saelemaekers.

Nei giorni scorsi molti, me compreso, hanno invocato a gran voce la meritocrazia come unico criterio selettivo per giocare determinate competizioni. Dopo aver dilapidato un vantaggio importantissimo in classifica, lo confermo e ribadisco: la nobiltà del calcio bisogna meritarsela. Sarà durissima per come siamo messi.

0no comment

writer

The author didnt add any Information to his profile yet

Leave a Reply