Io l'ho vista così,

Io l’ho vista così: Juve-Milan 0-3

Distrutti, devastati, asfaltati. Tre vocaboli per tre pere. Trovate voi quello che più vi aggrada ma la sostanza non cambia: abbiamo finalmente sbancato quello stadio, ci siamo meritatamente presi tre  punti pesantissimi, ribaltando addirittura lo svantaggio della differenza reti nello scontro diretto, ma soprattutto abbiamo dimostrato di essere tornati una squadra vera, forte ed estremamente competitiva. Purtroppo non è finita, la corsa è ancora lunga. Ma godiamoci la più bella serata degli ultimi 10, lunghissimi, anni.

Il destro a giro del giocatore che, finora, raramente aveva fatto parte dell’11 titolare ci ha permesso di andare al riposo in vantaggio dopo un primo tempo bloccatissimo, spezzettato e povero di emozioni. La posta in palio, altissima, si è evidentemente fatta sentire. La Juve è partita decisamente meglio e abbiamo dovuto ringraziare gli attributi immolati da Theo Hernandez sul tiro a porta vuota di De Ligt, dopo uscita sciagurata di Donnarumma. Poi, piano piano, abbiamo preso campo e Brahim Diaz ha calciato forte e centrale dopo essersi incuneato nel cuore della difesa bianconera. Come detto la partita ha vissuto di rare folate, trascinandosi sui binari degli errori tecnici e degli scontri in mezzo del campo. A dire il vero la Juve si è resa pericolosa solo su corner e solo grazie ad un’altra uscita a farfalle del nostro portiere ma, fortunatamente, Chiellini ha spedito fuori. Noi, dal canto nostro, abbiamo iniziato a liberare la fascia a Theo che ha messo alle corde ora Cuadrado ora Mc Kennie. Su uno sprint del nostro terzino è stato provvidenziale Alex Sandro che ha tolto dalla testa di Ibra una palla da spingere solo in porta. In pieno recupero, quindi, Brahim Diaz ha controllato la respinta di pugno da Szczesny e, dopo essersi accentrato, ha infilato nel sette il più dolce dei palloni. A nulla sono valse le proteste dei gobbacci per un presunto tocco di braccio dello spagnolo, rivelatosi inesistente.

Dopo la bella parata di Donnarumma sul destro di Bentancur, nell’unica occasione in cui Gigio si è dovuto sporcare i guanti, è saltato il tappo dello champagne. Abbiamo iniziato a dominare in lungo e in largo in ogni zona del campo non concedendo niente dietro, ricamando calcio a centrocampo con scambi ad altissima velocità che poi trovavano sbocco davanti, grazie al guizzante Brahim Diaz ed alle geometrie di Calhanoglu. Lo spagnolo, imprendibile e fastidioso per i difensori juventini, si è guadagnato un rigore nettissimo per un braccio aperto di Chiellini che, tuttavia, il solitamente freddo Kessie si è fatto respingere da Sczczesny. Il contraccolpo poteva essere davvero pesante, anche perché, di lì a pochi minuti, abbiamo perso per infortunio sia Kessie che Diaz. La squadra, però, ha tirato fuori le palle quadrate a cui ci aveva bene abituati nel girone d’andata e, nel giro di 5 minuti, ha prima chiuso la partita grazie ad un gran destro da fuori di Rebic, poi ha sigillato il trionfo con il primo gol rossonero di Tomori che è svettato in area sulla punizione pennellata da Hakan. Sul 3-0, con la vittoria ormai in pugno, ci siamo abbassati per difendere il famoso vantaggio della differenza reti nello scontro diretto, rischiando qualcosa di troppo sui colpi di testa di Alex Sandro e Kulusevski e su un tiro dal limite di Dybala che, fortunatamente, sono andati solo vicini al bottino grosso.

Premetto che, in una partita del genere, di insufficienze non se ne danno a prescindere. Certo Ibra è stato poco più presente dell’altro fuoriclasse che ha vagato per il campo con la maglia bianconera n. 7, ma il suo carattere e la sua leadership non discutono. Tra gli altri, se proprio devo fare dei nomi, prestazioni monumentali di Kjaer e Tomori, perfette quelle di Bennacer ed Hakan (ci sarebbe anche il Presidente, se non avesse sbagliato il rigore) e spumeggiante, goduriosa e sorprendente quella di Brahim. Tanti meriti anche a Pioli che ha rispolverato il doppio fantasista di ancelottiana memoria.

Stavolta non era la finale ma valeva comunque la Champions. E, come sempre, quando di mezzo c’è quella Coppa, la vinciamo noi! 

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