Degna fine di un weekend da psicodramma a tinte rossonere. La vittoria dell’Atalanta aveva tolto di mezzo i complotti da classifica avulsa, quella della Roma la paura della Lazio, il tuffo di Cuadrado al minuto 90 di Juve-Inter ci aveva ricordato come funzionano le cose in Italia, il gol di Simy a Benevento, sempre al 90’, ci aveva illusi che, tuttavia, col Cagliari si sarebbe trattato di una semplice formalità. Siamo, invece, andati a sbattere contro il muro sardo che, senza rubare nulla, ha contenuto i nostri attacchi alla rinfusa, rischiando peraltro di vincerla più di noi. E la botta stavolta rischia di essere di quelle da cui non ci si rialza.

Il Cagliari, salvo da poche ore, ci ha chiuso ogni spazio nei primi 45’, mettendosi tutto a difesa del quintultimo posto. L’idea di rivedere il Milan champagne delle ultime due partite è quindi, rimasta, una mera illusione ed abbiamo assistito ad un primo tempo in cui era evidentissima la tensione che ha divorato i nostri, consapevoli del match point a portata di mano e, forse proprio per questo, contratti e nervosi come nei periodi peggiori. La nostra pericolosità offensiva infatti, si è esaurita con un paio di tiri da fuori di Saelemaekers, su cui è stato bravo Cragno, e di Calabria, fuori di poco, mentre, dall’altra parte, la spensieratezza mentale dei sardi ha costretto Kjaer a una serie di interventi decisivi e portato Theo a rischiare l’autogol in occasione di uno dei tanti calci d’angolo battuti dagli isolani, che quanto a contraerea non erano affatto messi male.

Nel secondo tempo siamo partiti anche bene ma è stato sufficiente un colpo di testa di Pavoletti ottimamente respinto da Donnarumma per farci ripiombare nella paura. E fortuna ha voluto che al 65′ la manona  di San Gigio sia provvidenzialmente arrivata a deviare un altro colpo di testa, questa volta di Godin, permettendoci di continuare a sperare nel gol che ci avrebbe riportati in Paradiso. Ad ogni modo, la squadra ha continuato a giocare col freno a mano tirato e le occasioni più importanti sono capitate solo sui piedi di Castillejo che una volta è arrivato lungo in estirada, una volta ha calciato fuori, una volta ha trovato la testa quanto mai inopportuna di Godin sul sinistro a botta sicura. Lo 0-0 finale ha, quindi, materializzato il nostro peggior incubo: andarci a conquistare la qualificazione sul campo dell’Atalanta.

Il migliore dei nostri è stato indubbiamente Donnarumma, senza il quale staremmo commentando una meritata sconfitta, seguito dal solito Presidente. Bravi anche i due centrali difensivi. Arruffona e senza squilli la prestazione di Calhanoglu.

Tre giorni fa avevo auspicato che la nostra corsa Champions, così come quella rosa, terminasse a Milano ed invece la sindrome di San Siro ci ha fatto inciampare di nuovo. Eravamo sul più facile dei rettilinei finali, ci toccherà scalare il Mortirolo.

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