Ce l’abbiamo fatta!! E ce la siamo meritata tutta!! Un’intera stagione in zona Champions, oltre 20 partite da primi in classifica, record di vittorie fuori casa, record di pali e traverse, record di rigori a favore (eh si, pure quello ce lo siamo meritati!), rosa più giovane della serie A e un finale di stagione thrilling, con 5 cleen sheet consecutivi, a dimostrazione che in Italia la fase difensiva è sempre determinante. Abbiamo sbancato Bergamo e ce ne torniamo nell’Europa che conta. Che serata!

Il solito monumentale Presidente ci ha mandati negli spogliatoi in vantaggio di un gol, dopo aver trasformato il rigore che Theo si era procurato in una delle rare sortite offensive palla a terra di un primo tempo bloccatissimo, nel quale abbiamo badato (bene) a non subire, lasciando completamente il pallino del gioco in mano all’Atalanta. Prima del penalty trasformato da Kessie, infatti, siamo andati al tiro solo con un destro alto di Saelemaekers dopo 3 minuti per poi rinculare nella nostra trequarti a guardia della porta di Donnarumma che, tolto un colpo di testa alto di Dijmsiti, non ha corso alcun pericolo. La Juve, nel frattempo, maramaldeggiava a Bologna e la mia ansia cresceva a dismisura, a differenza di quella della squadra, il cui liet motiv è rimasto quello di cercare Leao con il lancio lungo, ottenendo, conseguentemente, un prevedibile 0 spaccato quanto a pericolosità. E dire che Rafa, nell’unica occasione in cui è riuscito a controllare il calcione lungo, se ne era andato in porta bruciando Romero che lo ha buttato giù, senza che l’arbitro intervenisse. A pochi minuti dal riposo, quindi, la bella triangolazione Theo-Calha-Theo ha portato al rigore del vantaggio.

Nel secondo tempo l’inserimento di Muriel e, via via, di tutte le bocche di fuoco che Gasperini aveva a disposizione, ha reso la partita molto più sofferta. L’occasione più grande l’ha avuta Zapata che ha girato di pochissimo al lato. I nerazzurri hanno continuato a caricare a testa bassa senza, tuttavia, creare particolari grattacapi a Donnarumma. Le sigarette continuavano ad accendersi una dietro l’altra, soprattutto dopo il vantaggio del Napoli. Il palo colpito da Leao mi ha strozzato in gola l’urlo quasi liberatorio, visto il contemporaneo pareggio del Verona al Maradona. Ho continuato, quindi, a consumare il pavimento, con il cronometro che scorreva lento ed il cuore che batteva veloce. Al 90’ il braccio galeotto di Gosens sul tiro di Calha ha mandato l’uomo che più rappresenta questo Milan cazzuto a certificare la nostra qualificazione dal dischetto. Frank Yannick non si è fatto pregare e da quel momento è iniziata la festa.

Dopo una stagione così, chiusa con un secondo posto tanto insperato a inizio stagione quanto meritato alla fine, vanno promossi tutti: un grande gruppo, coeso e compatto anche nelle difficoltà, che ha tenuto botta nonostante le decine di infortuni e le inevitabili battute d’arresto che la giovinezza porta con sè. Ma il voto più alto lo merita indubbiamente Stefano Pioli, bravo allenatore e persona per bene, arrivato tra lo scetticismo generale in quel di Milanello ma in grado di plasmare una squadra vera, frizzante, a tratti bellissima, capace di giocarsela con tutte, ivi comprese squadre sicuramente più strutturate e costose della nostra. Grazie davvero Stefano, per averci riportato a casa! E grazie anche alla nostra bandiera Paolo Maldini, che insieme a Massara, è riuscito a costruire una rosa competitiva senza scialacquare denaro e senza vendere sogni.

7 anni e qualche mese, 2630 giorni passati tra l’inferno dell’inadeguatezza ed il limbo della mediocrità, un dannato girovagare tra gironi danteschi abitati da pipponi e illusioni, da closing fantasma e credenze cinesi, da figuracce e delusioni, con l’unico obiettivo di tornare lì dove ci spetta…E quindi (finalmente) uscimmo a riveder le stelle. Bentornato in Paradiso, caro vecchio Milan!

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