papà van basten,

Ep. 1 – Storie di guardiani dal cuore rossonero: l’urlo di Sebastiano Rossi

L’esperienza appena passata insegna che a volte è meglio affidare la propria porta di casa a gente umile, magari meno dotata tecnicamente, ma da certi valori umani e con un grande ed immenso cuore rossonero.

E molti dei portieri rossoneri, nonostante la poca visibilità in nazionale, hanno avuto i loro glory days per dirla alla Springsteen, conquistando il nostro cuore in più modi ed in più occasioni, fosse un calcio di rigore, un urlo alla curva al novantesimo minuto o col solo uso del polpaccio.

Ancora oggi il Milan di Sacchi è universalmente riconosciuto fra le più grandi squadre nella storia di club, giudizio insindacabile. Ed in molti concordano che la sliding doors rossonera sia stata la celebre due giorni di Belgrado dove i rossoneri finiscono all’inferno salvo poi risorgere grazie ad una nebbia clamorosa che ha portato il match ai calci di rigore il giorno dopo. Come spesso capita quando si trionfa dal dischetto il merito va a Giovannino Galli, quel signore in pantaloni di tuta nera che para i rigori di Savicevic e Mrkela.

L’impero del Galli dura però solo un’altra stagione, giusto il tempo di mettere i guanti su un’altra Coppa Campioni, anche perché nel frattempo il Milan, una mossa futuristica nel 1990, comincia la turnazione fra il portiere di campionato ed il portiere di coppa. E così mentre a Giovanni toccano i campi europei in campionato si prende la scena Andrea Pazzagli il quale però si toglierà anche lui una soddisfazione non da poco alzando la Coppa Intercontinentale nel dicembre del 1990 contro i paraguagliani dell’Olimpia Assuncion. Purtroppo se la carriera del buon Andrea non prosegue sotto la più luminosa stella ancora più cattivo e tragico è il fato che gli chiude le porte della vita e se lo porta via con un arresto cardiaco nell’estate del 2011.

L’estate del 1991 è dunque quella in cui è in rampa di lancio un portiere che farà breccia nel cuore della gente rossonera e della curva in particolare ovvero Sebastiano Rossi da Cesena.

Pazzagli passa al Bologna e Capello affida subito la porta a questo colosso dal carattere piuttosto rude. Sono gli anni in cui veramente la difesa rossonera è a livelli mai visti nel calcio mondiale e dietro non passa uno spillo e Rossi diventa un abbonato ai sv nelle pagelle dei quotidiani sportivi.

La stagione successiva però Capello prova a tenere alto il livello di attenzione di Seba mettendo un altro gallo nel pollaio ovvero il giovane Francesco Antonioli, interessante prodotto del vivaio rossonero. L’inizio campionato li vede alternarsi, il Milan è a trazione anteriore e concede qualcosa dietro, ma il nuovo arrivato si complica la vita con una paperissima che permette ai nerazzurri di recuperare un derby che aveva visto il Milan passare in vantaggio grazie ad una perla di Lentini, ma è nell’altro big-match di campionato con la Juventus che avviene la svolta definitiva.

Antonioli esce nel primo tempo per un guaio fisico e Seba entra e al novantesimo blinda la vittoria rossonera respingendo un rigore a Gianluca Vialli. Per Antonioli è la fine della sua esperienza in rossonero, per Seba un nuovo inizio che lo porta alla sua stagione più brillante, ovvero quella 1993-94 dove conquista il record di imbattibilità, appartenente a Zoff dalla stagione 72-73.

È la sedicesima giornata del campionato quando il difensore sardo Villa realizza il gol del 2-1 in quello che sembra un banalissimo Milan-Cagliari. Ma tanto banale quel gol non sarà visto che Seba e la sua difesa abbassano la saracinesca per dieci partite di fila e così si arriva al 27 febbraio 1994 dove Kolyvanov, punta russa del Foggia di Zeman, segna il gol del 2-1. La porta è violata ma ormai il record è fatto, e Rossi solitamente poco incline ai festeggiamenti agita una sciarpa rossonera sotto la curva. La cosa bella è che, nonostante il record personale, la stagione ha in serbo per il portierone rossonero un momento ancora più intenso.

La finale di Champions League, sotto il cielo di Atene, dove il Milan fa una delle partite più bella della sua storia annichilendo il Barcellona di Stoichkov, Romario e Guardiola che neanche fanno il solletico al portiere milanista, privo della protezione di Baresi e Costacurta splendidamente sostituiti da Galli e Maldini alla sua prima esperienza importante da centrale difensivo.

Gli anni seguenti sono quelli dei tentativi di Angelo Pagotto, Massimo Taibi di far fuori il nostro, ma niente da fare Seba è un osso duro e non molla nulla di un centimetro, dopo qualche partita in panchina eccolo ancora lì ad urlare e difendere i pali del Milan.

Un vero romanzo di avventure è quello della porta rossonera nel campionato che vede il debutto di Alberto Zaccheroni in panchina nella stagione 1998/1999. Il mercato estivo porta in dote il portiere tedesco, già nel giro della nazionale teutonica, Jens Lehmann. Ma anche qui la maledizione di Seba Rossi sembra colpire ancora perché dopo qualche prova incolore per Lehmann si ripete la scena già vista con Antonioli. Il portiere tedesco si infortuna durante il match contro il Cagliari in trasferta, Rossi entra ed un minuto dopo neutralizza il rigore di Roberto Muzzi. Il Milan perderà quella partita ma Seba riconquista il posto e lo blinda la giornata successiva parando un rigore decisivo a sua maestà Francesco Totti in un pirotecnico Milan-Roma 3-2. Sembra l’inizio di una nuova storia da raccontare per il portierone ed invece l’incantesimo si spezza incredibilmente nell’ultima partita del girone di andata. Gennaio 1999 ecco il Perugia arrivare a San Siro. Il Milan conduce per 2-0 e al novantesimo viene assegnato un rigore al Perugia. Questa volta Seba non riesce ad intercettare il tiro di Nakata, ma soprattutto non riesce a tenere i nervi saldi e compie un gesto folle spedendo al tappeto con una manata l’attaccante perugino Bucchi. Cartellino rosso e cinque giornate di squalifica. Ma visto che il tedesco nel frattempo ha fatto le valige ed è tornato in Germania chi ci va in porta nella trasferta di Bologna? Tocca ad un giovanissimo portiere acquistato dal Monza in estate e che era stato preso per fare il terzo portiere, ovvero Christian Abbiati l’unico che riuscirà veramente a spodestare definitivamente l’ascensore umano (cit. Carlo Pellegatti). Ma questa è un’altra storia e merita un’altra puntata.

La cosa più giusta da fare a questo punto è raccontare il canto del cigno, ovvero l’ultima grande parata e l’ultimo grande urlo di Sebastiano Rossi.

28 novembre 1999, Seba torna titolare in campionato dopo ben dieci mesi dalla follia su Bucchi ed il Milan di Zac, fresco campione d’Italia, ospita il Parma a San Siro. Zorro Boban è particolarmente ispirato e pennella due gol su punizione mentre i ducali avevano risposto ad inizio ripresa pareggiando con Hernan Crespo, anche lui futuro rossonero.

Agli sgoccioli di un match tiratissimo Mario Stanic lascia sfilare un pallone entra in area e viene steso in modo piuttosto maldestro da Maldini.

È il minuto novanta e l’arbitro Collina indica il dischetto del rigore, i rossoneri neanche protestano mentre Malesani nella panchina gialloblù esulta a pugni chiusi per la ghiotta opportunità.

Sul dischetto si presenta il Valdanito che però deve vedersela con il vecchio leone rossonero. Seba ha 35 anni e sarà pure arrugginito dopo tanti mesi in gabbia ma si tuffa come un felino sulla sua destra ed intercetta il rigore dell’argentino. San Siro esplode. I compagni si arrampicano sopra quella montagna col numero uno sulle spalle e la curva comincia ad urlare “SUPER SUPER SEBA SEBA!”.

Ma la cosa più bella è Sebastiano Rossi che “rifiuta” il coro, il suo coro, e scuote con gli occhi quasi lucidi la testa. No, non vuole questo e chiede alla curva un altro coro:

FORZA VECCHIO CUORE ROSSONERO

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