Come è strano il destino. Ad uno hanno detto Parigi, l’altro avrà capito Perugia.

O forse Mino avrà tradotto male il col PSG, ma comunque sembrerebbe arrivato il terribile giorno in cui i cuccioli Donnarumma stanno per s€pararsi.

E allora sfruttiamo il fatale equivoco per ripartire proprio dal Perugia e da Perugia per continuare quella strada intrapresa nella prima puntata in cui avevamo narrato le imprese di un guardiano dal cuore rossonero, il grande Seba Rossi.

Perché proprio contro gli umbri debutta in serie A il 17 gennaio 1999 Christian Abbiati.

Come già anticipato nella puntata precedente cala il sipario su Super Seba ed entra in scena il giovane portiere che aveva addirittura iniziato la stagione da terzo. Ed è buffo che a spalancare indirettamente la porta rossonera sia quel centravanti Bucchi, stesso nome di Abbiati e steso da Rossi, che ritroveremo attore non protagonista un girone dopo.

Tornado al match di debutto, se i minuti finali contro gli umbri scorrono veloci e senza grandi patemi il vero banco di prova per il portiere brianzolo si presenta la domenica successiva al Dall’Ara di Bologna contro i rossoblù che hanno una coppia d’attacco di tutto rispetto formata da Beppe Signori e Kennet Anderson.

La partita è pirotecnica, pronti via il bomber italiano impallina il timido Abbiati con una punizione ad effetto dalla distanza e continua a bersagliare il portiere da tutte le parti. Il Milan reagisce e pareggia con Guly ma prima dello scadere ancora Signori, evidentemente ispirato, riporta il Bologna avanti con una bellissima girata mancina dal limite dell’area.

Nella ripresa succede di tutto e di più, i rossoneri pareggiano con un tiro di Morfeo deviato da un difensore del Bologna, piovono occasioni da un lato e dall’altro e soprattutto Christian regala il suo primo miracolo al popolo rossonero strozzando l’urlo in gola ai tifosi emiliani che avevano visto dentro il colpo di testa da distanza ravvicinata di Andersson.

Lì per lì ci va anche bene e pensiamo di aver messo in banca il pareggio ma il meglio deve ancora venire. Perché Zac azzecca i cambi mettendo dentro un altro debuttante, il sedicenne Mohammed Aliyu Datti, che allo scadere guadagna una punizione dal limite ma soprattutto mettendo dentro nel finale anche quel fabbro francese di Bruno N’Gotty che realizzerà quella punizione con un bolide rasoterra che fulmina Antonioli (toh chi si rivede a proposito di portieri rossoneri).

Il Milan Club “Rocco Rivera” di Monreale, dove allora quindicenne vedevo le partite, esplode e penso che uguale scena sia accaduta in tutte le case rossonere allora sintonizzate su Tele+.

Il campionato di Christian scivola dunque felice e veloce e fiorisce in Primavera dove la squadra di Zaccheroni regala ai suoi tifosi uno degli scudetti più insperati e sorprendenti. Firmiamo il sorpasso alla penultima e l’ultimo atto è proprio in quel di Perugia dove il giovane portiere brianzolo mette firma e guanti sullo scudetto 1999 con una deviazione miracolosa nei minuti finali su una parabola insidiosissima proprio di quel Bucchi che Abbiati probabilmente non smetterà mai di ringraziare.

La Lazio rimane dietro e lo scudetto è ora rossonero, George Weah entra in campo con uno stereo indimenticabile e suona i Queen, la vecchia guardia Albertini-Maldini-Costacurta si abbraccia e si prende una giusta rivincita e Christian mette su una maglietta con scritto “Briciolina di pane” dedicata alla sua fidanzata.

Gli anni successivi allo scudetto Zaccheroni non sono indimenticabili, il Milan non è particolarmente competitivo ma Abbiati, superata la concorrenza di Rossi, è titolare indiscusso e attraversa delle stagioni abbastanza positive condite dalle convocazioni per Euro 2000, dove guadagnerà una medaglia d’argento senza mai scendere in campo, e per il mondiale del 2002 in Giappone.

Proprio al termine del mondiale nipponico torna al Milan il portiere brasiliano Dida, fresco vincitore della competizione con la Seleçao, che comincia la stagione come riserva di Christian.

Ancora una volta però la porta rossonera torna girevole ed accade proprio nel primo match di Champions League, andata del terzo turno preliminare della stagione 2002-2003, in un Milan-Slovan Liberec dove Abbiati sente dolore all’anca a fine primo tempo e non solo non rientra nella seconda frazione di gioco ma soprattutto non rientrerà più nel ruolo di titolare.

Dida conquista Ancelotti e diventa il portiere del campionato e della Champions, mentre a Christian rimane la briciolina di una Coppa Italia, che comunque vinceremo a fine stagione.

Tuttavia Abbiati riesce a ritagliarsi un momento di gloria in una sera primaverile di Champions League, e si sa che il mese di maggio nella massima competizione europea non è mai banale.

Abbiati diventa protagonista assoluto insieme a Sheva nel derby di ritorno, staccando per tutto il popolo rossonero il biglietto per la finale di Manchester contro la Juventus. Le sue parate sono fondamentali e decisive.

Chi ha in mente quegli ultimi minuti di quel derby ha già il batticuore. Siamo sul punteggio di 1-1 (evviva i gol in trasferta!) al minuto 86’.

Martins ha da poco pareggiato il gol di Sheva regalando all’Inter altri pochi minuti di speranza. I cugini attaccano a testa bassa, Kallon vince un rimpallo al limite dell’area di rigore con Kaladze ed è ora defilato sulla destra all’altezza dell’area piccola. Siamo spacciati, sembriamo spacciati, anzi no, non lo siamo.

E se non lo siamo è perché Abbiati esce come un leone su Kallon che nel frattempo tira ma la corsa del pallone verso la nostra rete è intercettata dal polpaccio di Christian. La palla finisce in calcio d’angolo, lo stadio rossonero impazzisce di felicità, quello nerazzurro di disperazione. Ultimi assalti, un colpo di testa di Cordoba ancora respinto dal nostro e poi è festa. La corsa pazza dei ragazzi al fischio finale sotto la curva sud. Goduria e grazie Christian.

Quello che però Abbiati quella sera non sa ancora e che Dida si consacrerà ancora di più nella finale di Manchester, parando i rigori di Trezeguet, Zalayeta e Montero e diventando un idolo della tifoseria rossonera e titolare indiscutibile delle seguenti stagioni. Motivo per il quale per Christian, attore non protagonista dello scudetto 2003-2004, dall’estate 2005 comincia il suo periodo da portiere con la valigia in mano.

Il primo trasloco è verso la Torino bianconera, frutto di una carezza ai rivali juventini di un Silvio Berlusconi morso dai sensi di colpa visto che Buffon si era infortunato pesantemente alla spalla in uno scontro con Kakà durante il Trofeo Berlusconi. Un indennizzo cavalleresco di altri tempi che di fatto permette ad Abbiati di essere titolare per buona parte della stagione juventina.

Finita la stagione dagli storici rivali, altro giro e altro prestito, di nuovo sotto la Mole ma con i gloriosi colori granata, dove Abbiati disputa una buonissima stagione che si concluderà con la salvezza del Toro.

L’anno successivo Christian invece vola in Spagna ed anche qui l’esperienza è positiva. Il portiere brianzolo parte in seconda fila ma a metà stagione sorpassa il collega Leo Franco e con le sue parate contribuisce al quarto posto dell’Atletico Madrid, ovvero un posto in Champions League.

Quella Champions che Christian però non disputerà con i colchoneros perché nel frattempo torna alla base a Milanello dove trova nuovamente Dida, ma è un altro Dida.

La pantera brasiliana non vola più come prima da un palo all’altro, ma in generale è tutto il Milan di Ancelotti agli ultimi atti di un ciclo glorioso. Nel frattempo però Christian riconquista il posto da titolare e vive una seconda vita rossonera, esente da prestiti, e che lo porterà ad essere nuovamente protagonista col club rossonero nello scudetto targato Allegri-Ibrahimovic.

E ancora una volta, come per il suo primo scudetto, Abbiati regala prodezze. Nel derby di ritorno, questa volta in campionato, e in una delle ultime trasferte a Brescia con un’altra parata scudetto su un tiro angolatissimo di Diamanti, vera e propria replica del miracolo su Bucchi.

Gli ultimi anni in rossonero regalano ad Abbiati il record di presenze per un portiere con la maglia del Milan, 380 partite, la fascia di capitano, in alternanza con Montolivo e Abate, ed una nuova concorrenza con lo spagnolo Diego Lopez giunto a Milano dal Real Madrid.



Con la solita professionalità Abbiati accetta la panchina ma quando chiamato in causa risponde sempre presente. Le ultime due stagioni lo vedono infine nel ruolo di chioccia ad un giovanissimo della Primavera lanciato da Sinisa Mihajlovic che nel frattempo ruba il posto a Diego Lopez.

È il 25 ottobre del 2015 e per i tifosi rossoneri sembra il remake di una storia già vista proprio con Abbiati, un giovane terzo portiere italiano pronto a prendersi la porta rossonera e a difenderla fino a fine carriera, come fatto da Christian Abbiati, con addirittura più mezzi fisici e tecnici perché questo ragazzino sembra proprio un fenomeno.

Christian Abbiati si ritira dal calcio nel maggio del 2016 salutando San Siro con quel ragazzino sotto braccio, quasi a volerlo tutelare da quell’entusiasmo sempre più crescente.

Con il passare degli anni scopriremo purtroppo che quel portiere non è un fenomeno solo fra i pali ma è anche e soprattutto un fenomeno da circo.

Perché l’ex ragazzino ora è cresciuto e ragiona come una multinazionale, mette davanti a tutto e tutti il borsellino ed il procuratore cravattaro che però stavolta non è riuscito nell’impresa di estorcere al club parigino il milione di euro che il frat€llo guadagnava per prendere il sole a Milanello o a Casa Milan dove giganteggia ancora oggi la sagoma di un portiere a cui vogliamo benissimo e che ha un cuore rossonero, due palle ed un polpaccio grosso così!

Lunga vita a Christian Abbiati!

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