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La Coppa più bella del mondo

Ci siamo Giada! Ci siamo!

Sento già la melodia di Tony Britten che attacca e vedo lo stendardo circolare stellato che viene sventolato a centrocampo. Pelle d’oca!

Dopo un’estate all’insegna del trionfante sport azzurro, che comunque continua con la nostra grandissima squadra Paralimpica, riprendiamo il tran tran da tifose rossonere là, dove abbiamo lasciato a maggio per goderci qualche settimana di meritate ferie: la Coppa dei Campioni. Sì, perché a me piace chiamarla ancora così, nonostante i gironi che la contraddistinguono dal lontano 1992, quando la mamma era una neomaggiorenne.

                                                             

E’ bellissima la Coppa, tutta in argento e con due manici giganteschi che sembrano due orecchie. Quando ero una ragazzina si giocava al mercoledì insieme alla coppa Uefa e alla Coppa delle Coppe. Figurati che lotte con quel Bauscia del nonno per avere l’esclusiva del telecomando, essendoci stata una sola TV in casa. Sai, mi sono tolta delle belle soddisfazioni in passato fra Steaua, Benfica, Barcellona e Juventus. Specie con quest’ultima, era il 28 maggio 2003.

Strana invece è stata la gara contro il Liverpool: pensa, stavamo vincendo 3 a 0 a Istanbul, poi a causa di una grandinata durata sei minuti, la gara è stata sospesa ed è stata rigiocata il 23 maggio 2007, terminata con una grandiosa vittoria!!!
                                             

La mamma era presente ad Atene (era anche all’Ataturk veramente…) e tuttora, quando rivede la gara in TV, ha sempre paura che il Liverpool pareggi nel finale. Non so per quale motivo, ma il timore che il risultato cambi in una gara in differita è abbastanza tipico e rientra nell’irrazionalità del tifo.

In tutto abbiamo 7 Coppe dei Campioni, contro le 2 della squadra del babbo e le 3 di quella del nonno. Ti dirò di più: fu il Milan a portare per primo questa meraviglia in Italia. Correva l’anno 1963 e Cesare Maldini alzò il trofeo anticipando il figlio Paolo.

Le gare di coppa si giocano sempre di sera al martedì e al mercoledì. L’atmosfera è incredibile, le luci sono più sfavillanti, il campo è più verde; la stanchezza dopo la giornata di lavoro si sente nel tragitto, ma allo stadio magicamente scompare.

Il mondo è collegato lì con te.

Mentre vedi la squadra giocare, butti un occhio al telefono, controlli i risultati delle altre squadre e per una volta non ti concentri sulle solite italiane, ma sul Real o sul Barcellona, sul Chelsea o sul PSG. Fuoriclasse del calibro di Messi, Mpabbé, Lewandovski, Firmino, Haaland o Neymar, protagonisti della stampa e degli Highlights, sono proprio davanti a te. 

Devo essere estremamente franca. Essendo partiti come squadra di quarta fascia, ci aspetta un girone antipatico, con Liverpool, Atlético e Porto. Nulla a che vedere con le avversarie delle squadre del nonno e del babbo che, a parte una ostica per parte, se la vedranno con l’Avis e il Dopo Lavoro Ferroviario. E’ così… inutile invocare la jella, manchiamo da sette anni e non certo per colpa degli altri.

Con il Liverpool riaffioreranno i ricordi agrodolci dell’epoca ancelottiana; con l’Atlético abbiamo un conto aperto dagli ottavi del 2014; il Porto sarà invece un avversario che ci riporterà alla mente immagini più piacevoli quali la vittoria in Supercoppa Europa e quel sonoro 3-0 per mano di Radu, Panucci e Massaro.

Non abbiamo nemmeno una squadra infarcita di fenomeni, ma Mister Pioli e il sempre verde Ibra hanno forgiato un gruppo solido, giovane, che ha regalato qualche sorpresa. Non abbiamo rifilato tre gol alla Gobba neutralizzando CR7 e messo a tacere Gasperini? In tempi non sospetti, un anno fa circa, la mamma esaltava Díaz dopo averlo visto semplicemente contro il Monza. E poi abbiamo Theone, Simon, Tomori, un portiere che sa usare anche i piedi, un Davide Calabria nuovo di zecca, un Bennacer e magari presto anche il buon Baka. Se Kessié non cederà alle sirene del vil denaro, sarà uno dei migliori acquisti.

Inutile lamentarsi di chi non c’è e di chi avrebbe potuto esserci; la storia sta per chiamare e il Diavolo risponderà; Casa Milan insegna che farà di tutto per farlo a voce alta.

                                                   

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