papà van basten, RITRATTI,

EP. 3 – STORIE DI GUARDIANI DAL CUORE ROSSONERO: LE NOTTI DI CHAMPIONS, LE MANI DI NELSON

Dici Champions League e ti vengono in mente tante tantissime facce. I capitani che l’hanno alzata, la famiglia Maldini, Rivera, Baresi e Tassotti. Ancora i cannonieri che hanno lasciato il segno con i loro gol da Altafini a Pippo Inzaghi, passando per il divino Marco e poi i nostri numeri dieci che hanno insegnato calcio in Europa, sempre l’abatino Gianni, poi le treccine tuonanti di Ruud e il piede dolce di Dejan Savicevic.

Poi però ti ricordi che una Coppa in particolare, quella del 2003 di Manchester, non è stata griffata da un pallonetto o da un colpo di testa. Quella è la Champions dove ci sono le mani ed i guanti di Nelson Dida.

Si chiaro, iconografia rossonera vuole che l’immagine sia il rigore decisivo di Sheva. Ma il trionfo arriva al quinto rigore perché nel frattempo il nostro portierone brasiliano aveva ipnotizzato Montero, Zalayeta e Trezeguet. Tre rigori su cinque neutralizzati mentre noi ne segnavamo giusto un in più. Per l’appunto quello dell’ucraino.

Insomma, scrivi Champions League e leggi molte volte Nelson Dida negli ultimi anni del Milan nel suo giardino preferito.

LEEDS 2000: SCENDE LA PIOGGIA MA CHE FA

Nelson arriva a Milano nell’estate del 2000, dopo un trasferimento abbastanza burrascoso fatto di prestiti e contenziosi, e debutta col Milan proprio nella massima competizione europea. È la prima partita del girone di Champions contro il Besiktas ed il Milan la fa sua con risultato finale 4-1. Per Dida un inizio abbastanza tranquillo, il gol subito arriva su rigore. Passa una settimana e si vola in Inghilterra, c’è il Leeds United da affrontare.

Scende la pioggia sullo stadio di Elland Road e Nelson la combina grossa. Su un tiro dalla lunga distanza il portiere brasiliano si esibisce in una goffa presa e regala il gol vittoria allo scadere del match agli inglesi sotto gli occhi increduli di compagni e tifosi.

Questo episodio segna la prima parte della carriera rossonera di Dida che conclude la sua prima stagione con appena sette match, sei in Champions ed uno in campionato, e torna mestamente in Brasile. Nessuno pensa di rivedere questo gigante buono dalle parti di Milanello.

AGOSTO 2002: IL RITORNO DELLA PANTERA

Ed invece a volte ritornano. E che ritorno! Dida nel suo viaggio di ritorno verso la sua seconda vita rossonera aggiunge una pesantissima medaglia al suo trolley. È la medaglia d’oro conquistata nel mondiale giapponese appena concluso. Evidentemente il successo ottenuto con la propria nazionale restituisce un nuovo atleta più forte nella testa prima ancora che nel fisico già statuario. Un’altra importante novità è il cambio di allenatore. Il Milan taglia Zac e ha in panchina un certo Carlo Ancelotti, il quale decide di affidare la crescita quotidiana dei propri portieri a tale William Vecchi. Se non lo conoscete vi basti sapere che Vecchi è un vecchio cuore rossonero e più in particolare nella sua carriera di preparatore dei portieri ha seguito e curato i primissimi anni di carriera di Gianluigi Buffon al Parma, ovviamente sotto la guida di Ancelotti.

Serve però un colpo di fortuna a scatenare la stagione di Nelson Dida e la ruota, ferma all’incidente inglese contro il Leeds, gira proprio nella prima partita che deve qualificare il Milan ai gironi. Abbiati si infortuna al ginocchio contro lo Slovan e così le chiavi della porta di casa tornano al gigante brasiliano.

È un nuovo Dida e lo si vede nel corso di tutta la stagione che lo vede ora titolare. Il portiere è sempre più sicuro e accompagna la cavalcata rossonera in tutte le insidiose sfide europee senza alcun disagio. A dir la verità una piccola pausa c’è ed è la semifinale di ritorno, dove un problema muscolare lo mette fuori causa regalando una notte da eroe al collega Abbiati che con il suo polpaccio ci regala la finale di Manchester.

MANCHESTER 2003: LE MANI SULLA COPPA

Si arriva dunque al fatidico appuntamento. La finale è unica, l’occasione è unica. Abbiamo appena lasciato in Italia la seconda squadra di Milano ed ora ci tocca l’altra rivale nazionale: la Juventus.

La partita è una delle più brutte mai viste in una finale di Champions League, Ancelotti e Lippi giocano a scacchi e ovviamente si esaltano le difese con Maldini e Nesta da una parte e Thuram e Montero dall’altra. Costacurta e Ferrara stanno giocando la loro ultima finale in carriera nel frattempo Gattuso e Davids pressano e si mangiano il campo.

Il pareggio a reti inviolate è la logica conseguenza di quanto sopra e così dopo centoventi minuti tiratissimi si arriva alla lotteria dei calci di rigore. Il primo rigore è affidato a David Trezeguet che prende una rincorsa chilometrica e spara alla sinistra di Dida che scende in un battibaleno e para il primo rigore bianconero. Ma qui non c’è da elogiare soltanto la parata. Sfugge in un momento così concitato come Nelson, appena rialzato, dia la mano al rivale juventino. Un gesto principesco in un momento dove l’adrenalina offusca spesso molte, tante menti. Vedasi pochi secondi dopo Buffon parare il rigore di Seedorf e si scatena in una esultanza rock con la sua curva di tifosi, appena dietro di lui.

Siamo dunque in parità e tocca ai terzi rigoristi. Zalayeta replica la rincorsa di Trezeguet però cambia lato, ma il lato lo cambia anche Nelson che para il rigore del sudamericano. Esultanza sfrenata? No. Un dito indice rivolto in modo sereno verso la tribuna rossonera, quasi a volerli toccare, ed un applauso di incoraggiamento a sé stesso. Purtroppo Kaladze non sfrutta il regalo del suo amico e concede a Buffon il bis di una esultanza guascona.

Quarto slot. Sul dischetto, e ne siamo abbastanza felici e stupiti, Pablo Montero. Professione picchiatore, difensore vecchia scuola. Il difensore uruguagio è troppo piccolo davanti a quella montagna con la maglia numero 12. Il tiro fa quasi tenerezza perché più che parare il pallone Dida viene quasi colpito centralmente dalla conclusione del bianconero. Dida si alza e lascia il posto a Buffon che stavolta ha poco da esultare e ballare coi suoi tifosi. Il tiro di Nesta è una splendida fucilata alla sua sinistra. Un rigore perfetto da un rigorista che non ti aspetti. Sandro salta ed esulta, siamo in vantaggio!

Poco può fare Nelson sul quinto rigore bianconero affidato allo specialista. Del Piero spiazza Dida con un rigore magistrale ma non esulta neanche perché nel frattempo vede arrivare una folata gelida dal centrocampo.

È il vento dell’est, è Andryi Shevchenko che ha ora in mano il pallone. Lo piazza sul dischetto e dopo pochi, interminabili secondi, spiazza Buffon. Sheva corre come un pazzo e chi va ad abbracciare? Nelson Dida. Che finalmente può festeggiare e noi con lui. Grazie Nelson.

GLASGOW 2007: I CAMPIONI SBAGLIANO ED I VERI UOMINI CHIEDONO SUBITO SCUSA

Gli anni successivi di Dida al Milan non sono per nulla banali, anzi.

Non si esagera a dire che nei due anni seguenti la vittoria di Manchester, Dida è stato il miglior portiere al mondo con Buffon, se non un gradino sopra.

Un miracolo a San Siro nel settembre 2004 con l’Ajax è un video tutto da gustare su youtube perché la parata che compie Dida ha dell’incredibile. Ancora molte e belle le parate nella stagione 2003-2004 che vedono l’esplosione di Kakà e la formazione rossonera campione d’Italia.

Poi ancora la stagione 2005 che è quella della brutta sliding doors. Il derby nei quarti di Champions vede il Milan distruggere una impotente Inter. E a contribuire alla disperazione dei cugini c’è soprattutto lui, un insuperabile Dida che para di tutto ad Adriano, Mihajlovic, Veron, Kily Gonzalez e Van der Meyde. Rivedete per credere gli highlights di quel match.

Poi purtroppo arriva un fumogeno dagli spalti che rovina quella che deve essere una delle più belle serate di calcio per una città come Milano. Dida viene colpito, nella sua maglia verde smeraldo è ben visibile un foro causato da uno dei tanti fumogeni che la curva nord ha lanciato nell’area rossonera.

Il Milan vincerà a tavolino ed arriverà in finale ad Instanbul proprio contro il Liverpool in una serata maledetta dove Dida non è esente da colpe, insieme ai suoi compagni, nel crollo del secondo tempo.

Tuttavia due anni dopo c’è sempre Nelson nella rivincita in salsa greca nella notte di Atene e di Pippo Inzaghi. Anzi un suo bel intervento su Gerrard ci evita un’altra nefasta serata contro i Reds.

La stagione successiva inizia con uno spiacevole fattaccio. Sempre la Champions League, evidentemente il palcoscenico preferito da Nelson, e di teatro purtroppo si parla perché nel finale di gara contro il Celtic un tifoso scozzese, che aveva invaso il campo, si è avvicinato al portierone colpendo il nostro Nelson in modo assolutamente lieve. Dopo averlo inseguito per pochi metri Dida si è gettato a terra ed è poi stato portato fuori dal campo in barella e sostituito. Il replay delle immagini lascia sbigottiti tutti i tifosi rossoneri perché siamo dinanzi ad una sceneggiata in eurovisione.

Ma anche qui emerge di nuovo il carattere silenzioso ma sincero ed umile di Dida. Passano due settimane dai fatti di Glasgow e l’occasione è un Milan-Empoli di campionato. Dida entra in campo per il consueto riscaldamento e va sotto tutti e quattro i settori, con le mani congiunte ed un lieve inchino della testa, a chiedere scusa ai propri tifosi per la figuraccia. Saper ammettere con semplicità un proprio errore e chiedere umilmente scusa alla gente. Merce rara in un mondo di ragazzini ricchi e viziati. Chapeau.

MILANO 2010: THE LAST DANCE

Gli anni seguenti sono molto difficili. Il Milan comincia un lento declino di squadra e per Nelson gli errori in campionato, purtroppo, cominciano ad essere davvero tanti. Motivo per il quale assistiamo a nuove apparizioni fra i pali. Oltre al solito intramontabile Abbiati, troveranno spazio anche Kalac e Storari. E così si arriva al 15 maggio 2010, ultima giocata da Dida con la maglia rossonera. L’avversario? Quella Juve che ha messo Dida nella storia rossonera e nel cuore dei tifosi rossoneri per sempre.

MILANO 2020: VENT’ANNI DOPO

Oggi Nelson è di nuovo a Milanello, a casa sua. E fa quello che ha fatto Villiam Vecchi con lui. Ovvero dedica il suo tempo ed i suoi trucchi ai portieri del Milan. La scorsa stagione ad inizio settembre durante la maratona dei rigori in Portogallo lo abbiamo visto esultare come e forse più di qualche giocatore.

Oggi Nelson lo vediamo spesso sorridere nel pre-partita con i tifosi e soprattutto con Mike Maignan che sembra felicissimo di potersi allenare con quello che è stato un fuoriclasse. Evidentemente gli insegnamenti, quelli di Dida, che non sono bastati a chi ha parato al Milan negli ultimi anni. Ma qui forse è colpa di Nelson, evidentemente poco preparato in materie come la lingua francese, la matematica finanziaria e la finanza aziendale.

LUNGA VITA A…NELSON NELSON DIDA!

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