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La partita in una canzone: IL VECCHIO E IL BAMBINO (F. Guccini 1972)

(di Andrea Minardi)

Era il 1972, la canzone cantautorale andava a braccetto con la politica, e con l’impegno civile; connotazione che i critici volevano sempre metter dentro, quasi a volere negare l’arte alessandrina del cantautore italiano, che avrebbe fatto poesia anche avesse dovuto scrivere il bugiardino delle medicine.

Vennero tirati fuori il pacifismo e l’ecologia, interpretazioni inutili e capziose giacche’ solo chi scrive sa il perche’ lo fa.
Ma per la mia contingenza, di ieri e di oggi, il vecchio e il bambino sono i timbratori Ibra e Leao, che con la loro staffetta hanno corso verso la sera, e verso la malcapitata difesa biancazzurra.

“I vecchi subiscono le ingiurie degli anni”; ma il vecchio Guccio non aveva mai visto giocare Ibra, che nell’anno dello scritto, by the way, non era nemmeno nato.

Ed Ibra , una volta entrato, si e’ messo a brillare, e la luce era vera, era tremendamente vera la luce di San Siro.
Il bambino Leao, ha fatto si, nel primo tempo, che davvero non riconoscevo il falso dal vero, giacche’ pareva un sogno, e da bambino dispettoso ed indispettito, si e’ trasformato nel nipote di Garrincha.

Ed a differenza del bambino gucciniano, non vedeva cadere la pioggia, ma le sagome dei malcapitati terzini biancazzurri.
Insomma , la serata e’ stata talmente bella che non ha avuto punti oscuri, e chi ha avuto l’onere di doverla raccontare , ha dovuto quasi scrivere una fiaba.

Ed a me, come all’infante di Guccini, piaccion le fiabe, speriamo che i nostri rossoneri, vecchi o bambini che siano , me ne raccontino altre.

Clicca qui per ascoltarla

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