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Magie settembrine

Giada, lo so che per te settembre è un mese un po’ antipatico: finisce l’estate, riprende la scuola materna e chiude la piscina all’aperto. Sei anche molto fortunata perché oggi il clima è parecchio mite, mentre quando la mamma era piccola, a settembre iniziava già il foliage e si mangiavano le prime caldarroste.

Ma lo sai che questi 30 giorni hanno dato i natali a tantissimi campioni? Ai brasiliani Ronaldo, Thiago Silva e Julio Caesar e ai teutonici Franz Beckenbauer e Rumenigge; ai francesi Marcel Desailly e Olivier Giroud ai nostri italianissimi campioni del Mondo Paolo Rossi e Francesco Totti. Senza scordare il principe dell’Est, Sheva.

Vorrei scrivere di ognuno di loro, ma già so che il tuo livello di attenzione non regge nemmeno tutta Cenerentola, per cui lascio al nonno l’incombenza di citarti le peripezie dei tedeschi e del portierone interista e lascio al papà il compito di raccontarti le prodezze del compianto Pablito.

La mamma ha ancora davanti agli occhi gli scatti di Ronaldo il Fenomeno, la potenza di Marcel, la classe e la simpatia di Checco e i gol dello zarino. Su Giroud spero di poterti raccontare a breve qualche aneddoto piacevole.

Marcel arrivò in Italia nell’anno del debutto di Francesco, nel 1993, e se ne andò l’anno dopo l’arrivo di Ronaldo Luíz Nazario da Lima. Una diga! Che giocasse in difesa o a centrocampo univa forza a velocità. Sempre titolare, di lui ricordo due gol incredibili: quello in semifinale contro il Monaco nel 1994, quando si alzò in cielo come Michael Jordan, e la rete siglata in finale ad Atene. Un vero riscatto personale, quello della notte greca, perché Johann Cruijff – la cui classe era direttamente proporzionale alla lunga lingua – dichiarò che avrebbe senz’altro alzato la coppa, poiché nel Barcellona giocava Romario mentre nel Milan Desailly”. Appunto!                                                                                   

Se Marcellone fu una gioia in rossonero, con la casacca della Nazionale fu un incubo sia ai Mondiali del 1998 che, soprattutto, all’Europeo del 2000.

Per tornare a sorridere in Azzurro ci volle Francesco VIII “er Pupone” ovvero l’ottavo Re di Roma!

La mamma non ha visto giocare Rivera, ma ha visto Roberto Baggio e Francesco Totti. Checco era ed è un ragazzo semplice, “di borgata”, tifoso della Roma fin da bambino. L’incarnazione del sogno americano, colui che ce la fa davvero, dalla Curva Sud alla fascia da capitano alla Scarpa d’Oro.                                                                   

Tu sei nata a luglio, Totti ha smesso un paio di mesi prima. Ero col pancione sul divano e le lacrime agli occhi quel 28 maggio 2017, perché Francesco è paragonabile a Baggio o Pablito, Maldini o Del Piero: è di tutti. Avrebbe potuto giocare nel Real Madrid e vincere coppe su coppe e magari il Pallone d’Oro.

No, Roma e la Roma erano il suo mondo, quindi baciava la maglia credendo fermamente a quel bacio.

Gol spettacolari su azione, punizione e perfino su… rigore. Storico il labiale “mo je faccio er cucchiaio”, in occasione di un’Italia-Olanda del 2000, quando col pallonetto insaccò il penalty. Sei anni dopo tenne tutti noi italiani sulla corda in occasione di un altro rigore, quello generosissimo contro l’Australia: fu una gioia immensa, specie perché il capitano romanista veniva da un brutto infortunio che rischiò di pregiudicare la sua presenza in Germania. Chiudo raccontandoti un aneddoto: nella sua bellissima autobiografia dichiara che l’unica squadra ad averlo affascinato al di là della Roma è il Milan. Ti rendi conto? Lo godo da dio!

Di Sheva ti ho già raccontato lo scorso anno, per cui non mi dilungo più di tanto. E’ l’uomo di ghiaccio, incubo di tutti gli interisti e juventini a cui la mamma darebbe, ciò nonostante, una sonora sculacciata. Sì, perché volò al Chelsea in un momento delicato della storia milanista, dichiarando che i figli dovevano imparare l’inglese! Ma cosa credono, che ce le beviamo tutte? Bando alle polemiche, Andriy nacque il 29 settembre come l’ex patron Silvio Berlusconi; “figlioccio” del mitico Colonnello Lobanovskyj resta il secondo  miglior goleador della nostra storia.                                                                                   

 
Il primo piano dei suoi occhi di tigre la notte del 28 maggio 2003 resterà per sempre impresso nella memoria. Così come gli scatti in progressione di Ronaldo Luis Nazario da Lima! Una favola. Pelé e Maradona restano i protagonisti di un match infinito per l’assegnazione del titolo del migliore. Ma vogliamo focalizzarci su questo ragazzone fenomenale che impressionò tutto il mondo con la sua velocità? E’ stato il miglior centrale della storia!

Peccato non aver potuto vedere un derby con un giovane così dalla parte sbagliata e un Marco Van Basten dalla nostra. Marcolino avrebbe avuto 30 anni, avrebbe detto ancora la sua e sarebbe stato un derby-show.

Giada, Ronnie partiva palla al piede con una progressione da velocista. Nel mentre dribblava, puntava la porta e segnava. Ricordo ancora il pallonetto a Sebastiano Rossi nel derby di marzo 1998. Io ero in curva e allargai le braccia stupita chiedendomi che cavolo avesse fatto. Gli infortuni caratterizzarono la sua carriera, per non parlare della notte fatale prima della finale contro la Francia. Convulsioni, dissero. Due furono i Palloni d’Oro vinti oltre alla Scarpa d’Oro! Quando a febbraio 2007 esordì a San Siro con la nostra maglia, percorsi in un battibaleno i km che separavano Rimini, in cui ero per lavoro, dalla Scala; guidai come una pazza… Sono tutt’ora convinta che se quell’anno il Milan vinse la Champions fu anche merito suo:  Inzaghi e Gilardino tirarono fuori il loro meglio; Ronnie venne impiegato in diverse gare di campionato, mentre Pippo e Gila in Coppa. Il risultato lo sappiamo… Bellissimo l’aneddoto di Carlo Ancelotti, che riprese Ronaldo durante una riunione tecnica perché poco attento interrogandolo sui difensori avversari. “No, Mister, non li conosco. Ma sono certo che loro conoscano me!”. Fenomeno anche in simpatia.

                                                                 

Tu mi chiederai perché continuo a raccontarti queste storie; perché la meraviglia esiste! Esistono persone che hanno qualcosa di magico e che sono così talmente brave a coltivare la magia da entrare nella storia e far sognare tutti coloro che le guardano.
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