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Io l’ho vista così: Milan-Verona 3-2

Vincerla così, rimontando da 0-2 a 3-2 in poco più di un quarto d’ora, lanciandosi, almeno per un giorno, da soli in vetta alla classifica e staccando la seconda squadra di Milano che, nel frattempo, le aveva prese dalla Lazio: il sabato perfetto, esiste. Ora ne ho la prova.

L’approccio alla partita è stato pessimo. Minuti interi passati a guardarci intorno, cincischiare, cercare l’imbucata più improbabile mentre loro, gli scaligeri, erano cattivi e determinati su ogni pallone. Dopo pochi minuti Kessie si è addormentato protestando per un fallo di mano di Barak e ha lasciato Ilic libero di chiamare Tatarusanu al suo primo intervento importante della stagione. I nostri, non contenti, hanno continuato a giocare in modalità scampagnata e, al 7’, il Verona ci ha purgato con Caprari, lesto ad approfittare di una dormita dell’intera linea difensiva. Dopo l’1-0 abbiamo potuto apprezzare qualche caparbia azione di Rebic, l’unico che pareva metterci l’anima, che è riuscito a creare grattacapi alla loro difesa mandando, ad esempio, al tiro Maldini, il cui bel destro al volo si è alzato sulla traversa. Ad ogni modo la partita, incanalatasi sui binari perfetti per il Verona, è rimasta in pugno agli ospiti che davano l’impressione di poter entrare come lama nel burro ogni qual volta attaccavano la nostra difesa. Se a questo aggiungiamo il discutibilissimo rigore che l’arbitro ha concesso loro per un fallo di Kalinic su Romagnoli (!), ecco che ci siamo ritrovati meritatamente sotto di ben 2 gol al minuto 25. La reazione rossonera si è limitata ad una percussione di Calabria in stile Theo, con destro alto e poco più. Immancabile, naturalmente, l’infortunio quotidiano che, stavolta, è toccato a Rebic, uscito dal campo molto dolorante.

Pioli nell’intervallo ha lasciato negli spogliatoi Maldini e Saelemaekers, insufficienti come tutti gli altri, sostituendoli con il rientrante Krunic e con il desaparecido Castillejo. Le due mosse, che avranno fatto storcere il naso a molti, si sono rivelate decisive dimostrando, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che non si allena il Milan per caso e che chi, in questo momento, lo sta facendo ha dei meriti che vanno ben oltre quelli che gli vengono effettivamente riconosciuti, in primis quello di aver creato un gruppo nel quale nessuno, neppure chi non ha mai messo piede in campo, si sente fuori dal progetto. Samu Castillejo, in particolare, lo ha ripagato con 45’ tutta corsa, sostanza e qualità che, insieme alla verve e alla classe cristallina dell’ormai non più sorprendente Leao, hanno spinto la squadra all’impresa. Al 59’ il portoghese si è liberato sulla sua fascia di competenza ed ha scodellato in mezzo un pallone che Giroud ha schiacciato in rete di testa, riscattando con il gol una prestazione fino ad allora opaca. Il francese ci ha poi riprovato dopo pochi minuti ma la mira non è stata altrettanto precisa. Leao è andato a tanto così dal pareggio con uno dei suoi lampi di classe ma il suo tiro a giro da posizione angolatissima è sfilato alto di poco. L’onda milanista ha continuato a sballottare il Verona da tutti i lati e, dopo pochi minuti, lo scatenato Samu, duettando ancora con Rafa, si è guadagnato il rigore che Kessie ha trasformato con freddezza.

A quel punto il mister ha inserito Ibra al posto di Bennacer per provare a vincerla con l’artiglieria pesante. Fatto sta che, tempo un giro di orologio, Gunter, forse intimorito dalla sola presenza di Zlatan alle sue spalle, è andato in bambola ed ha maldestramente deviato nella sua porta l’ennesimo cross di Castillejo. Il 3-2 ha, quindi, placato la nostra ira e abbiamo gestito, più o meno tranquillamente, il vantaggio fino al fischio finale.

Il migliore dei nostri, come ampiamente detto, è stato Samu Castillejo che, nei suoi primi 45’ stagionali, ha accompagnato una prova di gran qualità con una dimostrazione di attaccamento e professionalità non comuni. Grandissima prestazione di Rafa Leao in un secondo tempo in cui tutti hanno alzato l’asticella del loro rendimento, compreso Ballo Tourè che, invece, nel primo tempo aveva lasciato parecchio a desiderare.

Un cuore grande così, in mezzo a mille difficoltà e una sfiga che non vuol saperne di abbandonarci: ci rendete ogni domenica più orgogliosi. Grazie ragazzi!

 

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