4 calci in padella, papà van basten,

Il mese più magico dell’anno

Giada, lo scorso 2 ottobre in occasione della festa dei nonni ti ho citato George Weah e ti ho raccontato un aneddoto legato alla sua vita: alla sua nonna, in sogno, un angelo di Maometto disse che il piccolo futuro calciatore avrebbe riscattato la famiglia dalla povertà. E così fu…una magia… In effetti ottobre è il mese della magia: è la festa dei nonni, le foglie si tingono di bronzo, rame e oro e culmina con la notte degli spiriti.

Non solo, ottobre è il mese che ha dato i natali a tre Super attaccanti.

Abbiamo appena giocato contro il Verona. Ogni volta in cui giochiamo contro gli scaligeri in casa mi viene in mente la sua cavalcata dell’8 settembre 1996, dalla nostra porta alla loro, con gol a coronamento di quello che viene definito da parecchi il Coast to Coast. Fu un onore essere presente.

Il Re Leone o la Pantera o King George nasce il 1° ottobre. Arrivò in Italia per supplire al precoce commiato di Marcolino, nato il 31 ottobre, la cui caviglia non gli consentiva nemmeno di andare in bagno sulle sue gambe (da quanto si evince dalla sua autobiografia): il 3 volte pallone d’oro, il 2 volte calciatore dell’anno, la Scarpa d’Oro, il capocannoniere di ogni competizione lasciò il posto al liberiano, che indossò ufficialmente la 9 il 18 agosto 1995. Fu il Milan-Juventus più triste della storia; pioveva e il ragazzone olandese in jeans, camicia rosa e giacca di renna attraversò zoppicando il campo per salutare tutto lo stadio. Quella sera tornai a casa con due groppi in gola: Marco non c’era più e Weah non era all’altezza.

Perdonami, George, non sapevo quello che stavo pensando:

pochi mesi dopo ti conferirono giustamente il Pallone d’Oro e il Fifa World Player; ti dimostrasti un attaccante moderno, rapace in area e a disposizione della squadra fuori da questa.

                                                                         

A te è legato il mio scudetto preferito, quello del 1999, quando, preparando la tesi di laurea, mi alzavo dalla scrivania solo per nuotare e per recarmi a San Siro. Lo scudetto meno scontato e più sofferto, il tridente con Leonardo e Bierhoff, la vecchia guardia Maldini-Costacurta-Albertini; Boban l’architetto. Inoltre, il tuo spessore umano, il tuo sorriso; la lotta per un mondo più giusto; la passione per la musica; il tempo libero con Marco Simone in quei negozi di vinili e cd che purtroppo non ci sono più.

Ma è vero che tu e Baggio ve ne andaste in movida in Romagna la notte prima della gara contro la Fiorentina, (partita valida per lo scudetto 95-96)? Se sì, ci mandiamo anche Giroud e Daniel Maldini!

Marco invece non si divertiva mai prima della partita. Dalla sua autobiografia emergono marachelle post match che, per quanto mi riguarda, lo hanno reso ancora più grande: ma allora era umano pure lui! Di Marco, Giada, ti ho già parlato in lungo e in largo. La sua data di nascita non poteva che essere il 31 ottobre perché

era troppo al di là di ogni ovvietà. Era magia pura, ha fatto innamorare del Milan frotte di ragazzini figli di juventini e interisti (pure me);

d’altra parte era un Roberto Bolle del calcio, che danzava in area su un fisico altissimo e muscoloso. Colpiva di destro, di sinistro, di testa, in rovesciata, su punizione e su rigore. Due chicche: la rovesciata a Goteborg e il gol contro l’Urss, quest’ultimo considerato fra i migliori della storia. Quanto mi sarebbe piaciuto vederlo in un derby con Ronaldo dalla parte sbagliata. Nonostante le diverse età, si sarebbero sprecati i commenti su chi sarebbe stato il più forte.

                                                                       

Tu mi dirai di smetterla con Van Basten perché non ne puoi più. E ti stai chiedendo chi sia il terzo Super di ottobre. Allora, ricapitolando: Giorgione apre il mese magico e Marcolino lo chiude. Fra i due chi c’è? Si tratta di una personalità completamente diversa dai primi due: eccentrico, sempre sopra le righe, il bad boy del calcio europeo, un grandissimo senza Pallone d’Oro perché è il Pallone d’Oro che è senza lui; un’infanzia alla George Weah e la maturazione nell’Ajax post Van Basten. Uno che ha cambiato parecchie maglie senza promettere amore eterno a nessuno, ma rispettandone i colori durante, dandoci l’anima. Colui che parla in terza persona, che ha appena compiuto 40 anni, che alla pensione ha preferito indossare (di nuovo) i nostri colori portando la squadra in Champions fra prestazioni e carisma. Dai che lo sai… Piace pure a te, me lo dici sempre che il più grande del Milan è IBBA!

Zlatan o Ibracadabra è impressionante.

Ricopre il ruolo di centravanti e di seconda punta; come Marcolino, è dotato di un fisico possente, agile e veloce come un atleta olimpionico; anzi, è stato paragonato anche allo stesso Van Basten! Media gol da paura, fortissimo nel gioco aereo, non solo per i colpi di testa, ma anche per le rovesciate (contro il Verona ne ha fatta una che mi ha fatto prendere un colpo. Cavoli, rientra da un infortunio, ma non poteva limitarsi a un colpo banale?). Di sé stesso dice: “Puoi togliere il ragazzo dal ghetto, ma non il ghetto dal ragazzo” e noi, Giada, abbiamo la fortuna di non poterlo appurare, ma io sono certa che questo ragazzone temprato dall’infanzia difficile sia un padre meraviglioso per i suoi Vincent e Maximilian, oltre che un valore aggiunto a livello umano, non solo tecnico, per il nostro spogliatoio.

                                                                     

A dire il vero di ottobre sono anche Pelé e Maradona. Ma queste sono altre fiabe che ti racconterò un’altra volta.

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