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LA PARTITA IN UNA CANZONE: It’s not over (‘til it’s over) – Starship –

(di Andrea Minardi)

“Forse perche’ della fatal quiete tu sei l’immago, a mi si cara vieni, o sera!”

Inizia cosi’ uno dei miei preferiti sonetti foscoliani, ma cio’ non toglie che l’aggettivo dell’incipit mi rimando’sempre al Verona, alla fatal Verona in cui lasciammo nel 73 uno scudetto gia’ vinto.
Per fortuna ero troppo giovane allora perche’ io possa ricordare, ma sinistramente quell’epiteto e’ restato ancorato alla citta’ scaligera, piu’ ancora del romanticismo a basso costo del balcone di Giulietta.
Il mio primo Milan-Verona fu quello dello scudetto della stella, era la primavera del 79, andai allo stadio per quella che doveva essere una formalita’.

Rientrava Gianni Rivera, il Verona era sconsolatamente ultimo e gia’ retrocesso, noi lanciati verso lo scudetto numero dieci della nostra gloriosa storia, il primo da quando venni al mondo.
All’improvviso l’imponderabile; Egidio “sciagura” Calloni porto’ il Verona in vantaggio, proprio lui, piu’ famoso per i gol sbagliati di quelli realizzati, e tuttora tifoso interista, fece una rete di pregevole fattura che festeggio’ con la mano sul volto quasi a disperarsi.

E quando il Calloni 2.0, Nicola Kalinic punta di diamante (rivelatosi poi bigiotteria) del Milan mirabelliano, propizio’ il raddoppio gialloblu’; mi ricordai del simpatico Egidio, della beffa che pareva esistere e di come poi fini’.
Come un mantra iniziai a canticchiare “it’s not over, it’s not over, till it’s over”, pezzo degli Starship , costola dei Jefferson Starship, a loro volta costola dei piu’ celebrati Jefferson Airplane.
Quando l’allora impalpabile Giroud segno l 1-2 alla maniera di Mark Hateley, il ritornello prese forma, non era davvero ancora finita.

They play to win, we play for keeps, ripetevo ossessivamente, ma piu’ che il cantante degli Starship parevo una vecchia a Maggio che recita il Rosario.
Nel 1979 fu un Rivera ormai a fine carriera’ che la pareggio’, con un tiro non irresistibile che beffo’ Superchi, un onesto mestierante della porta che non so quanti anni avesse ma pareva mio nonno.

E la vinse, quando molti tifosi gia’ rincorrevano i tram arancio di piazzale Axum, Walter Alfredo Novellino, oggi vulcanico allenatore, con un colpo di testa; insomma una rarita’, come raro fu sabato l’impatto di Castillejo, che propizio’ un rigore ed un autorete.
Non era finita, e come nel testo degli Starship, non ci siamo arresi, ed anche se son venuti per vincere , siamo stati noi a farlo.

Come tutti sapranno , quel 1979 si concluse poi con lo scudetto, e non sarebbe male se omaggiassimo GianBattista Vico coi suoi bei corsi e ricorsi storici, perche’, no, dopo una partita cosi’, non c’e’ spazio per la scaramanzia.
Ed andai a dormire felice e sollevato, le luci del sabato sera si sarebbero spente poco dopo, abbandonai il ritornello degli Starship cercando di dormire.

Mi addormento pensando a quella primavera di ormai troppi anni fa, chissa’ se Novellino e Rivera avranno visto la partita e fatto i miei pensieri, e ringrazio i ragazzi di oggi che mi hanno aggiustato l’umore e fatto aprire lo scrigno dei ricordi, quei ricordi che per alcuni son inutili ma a me rendon la vita decisamente piu’ bella.

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