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“Ma quanto era forte Gigi Lentini?!”

Dici Milan-Torino e pensi subito che è una sfida affascinante quella con una gloriosa compagine come quella del Toro. Una squadra che ha avuto fra le sue fila grandi fuoriclasse, passati alla storia per la loro bravura sul campo e per la loro sfortuna fuori dal campo. Sfortuna che ha interrotto non solo la carriera ma anche la vita di Valentino Mazzola e Gigi Meroni.

Chi per un pelo è sfuggito a questo terribile destino è stato un giocatore che ha fatto breccia nel cuore dei tifosi granata a inizio anni novanta. Un’ala che sembra saltare avversari come birilli e realizzare bellissimi gol. Con il grande Emiliano Mondonico in panchina Lentini in campo è letteralmente imprendibile ed il Torino vola, dopo essere ritornato in serie A i granata conquistano un sorprendente quinto posto nella stagione 1990-91, cui seguirà un incredibile terzo posto nella stagione 1991-92, con la chicca di una finale di Coppa UEFA persa contro l’Ajax e passata alla storia anche per la pittoresca protesta di Mondonico “armato” di sedia nei confronti dell’arbitro jugoslavo Zoran Petrović.

Neanche il tempo di digerire la delusione per la finale persa contro i lancieri ed ecco per i tifosi del Toro un’altra terribile mazzata. A fine campionato 91/92 il bilancio della squadra piemontese è un horror da profondo rosso ed urge fare cassa. Indiziato numero uno per la vendita? Ovviamente lui, Gigi Lentini. La sua stella brilla fortissima e fa gola tanto alla Juventus quanto al Milan. A decidere questa incredibile guerra di calciomercato, che comincia a dare i numeri in tutti i sensi, è la volontà di Gigi che rifiuta il trasferimento alla corte della Juve. Troppo forte il suo amore verso i suoi ormai ex-tifosi per un tradimento bianconero, troppo forte il richiamo dei campioni di un Milan di Capello che era a livelli altissimi. Le cifre dell’affare sono da capogiro per l’epoca: circa 20 i miliardi quelli ufficialmente dichiarati per il trasferimento dal Toro al Milan e ben 4 miliardi netti al giocatore.

Chi vi scrive non ha vergogna alcuna nel affermare che aspettava impaziente le partite di mercoledì della allora nascente Champions League per ammirare in tv non solo tutto l’undici rossonero ma soprattutto due giocatori: il genio montenegrino Dejan Savicevic con quella palla attaccata al piede sinistro e quell’ira di dio che devastava la fascia di San Siro, con accelerazioni, finte e dribbling.

Che spettacolo che era Gianluigi Lentini!

Il Milan di Capello che si presenta ai nastri di partenza del campionato 1992/1993 è a trazione anteriore ed il neo acquisto si integra alla perfezione negli schemi di Don Fabio. Anzi per non esser da meno ai gioielli balistici di gente del calibro di Van Basten e Gullit, Gigi si arma di pennello e segna un gol più bello dell’altro nella sua prima stagione rossonera.

La prima gemma è un capolavoro alla seconda giornata di campionato: cross dalla destra del Genio e splendida rovesciata in un pirotecnico Pescara-Milan finito 4-5. Passano poche giornate ed il Milan saccheggia Firenze con un stratosferico 3-7, anche qui Gigi con una accelerazione delle sue salta due avversari viola e fa secco il portiere fiorentino con un delizioso tocco sotto. Un inizio di campionato da incorniciare anche se il capolavoro più bello e più sentito arriva in pieno autunno. Gigi non ha ancora lasciato la sua firma sulla tela di San Siro e decide che la domenica giusta è il derby del 22 Novembre.

Lentini accompagna una discesa di Marco Van Basten sulla sinistra e riceve dal Cigno un pallone al limite destro dell’area nerazzurra. Passano pochi istanti e la palla finisce all’incrocio opposto con Zenga impegnato in un volo buon per i fotografi che immortalano la prodezza dell’ala rossonera.

Il primo campionato di Gigi finisce con un bottino di 30 presenze e ben 7 reti. Le ultime due a San Siro contro il Napoli ed una delle due neanche a dirlo una spettacolare rovesciata.

Ma il campo non è l’unica cosa per la quale Lentini si fa notare nel suo primo anno di Milan. L’ala rossonera ha uno stile di vita piuttosto eccentrico fra un orecchino brillante, poco gradito a quanto pare dal Presidente Berlusconi, ed il suo stile di vita molto mondano. Non è raro vederlo sui rotocalchi e Capello spesso lo riprende, forse troppo abituato bene dagli altri giocatori rossoneri.

E pochi mesi dopo proprio una fuga d’amore interrompe le sue scorribande sulla fascia che lo avrebbe reso sicuramente uno dei più grandi talenti del calcio italiano.

La sera del 2 agosto 1993 il Milan è invitato dal Genoa per un triangolare per festeggiare il centenario del Grifone. Lentini, come tutti i suoi compagni, a fine torneo amichevole ha il via libera per due giorni per smaltire le prime fatiche della preparazione estiva.

Allo stadio di Marassi ecco che arriva da Milanello anche la sua Porsche gialla fiammante con la quale Gigi corre veloce come quando in campo semina difensori avversari.

Il problema è che Gigi va veloce anche se non potrebbe, perché di notte sull’autostrada Piacenza-Torino ha appena cambiato il ruotino di scorta che cede alla prima sgasata del centrocampista rossonero.

La vettura del campione si ribalta nei pressi dell’uscita di Asti Ovest e prende fuoco. Lentini, fortunatamente, viene sobbalzato durante lo schianto fuori dall’abitacolo ed è esamine a terra dove viene soccorso quasi subito da un camionista che transitava pochi istanti dopo l’incidente.

Il giocatore rossonero arriva in ospedale senza fratture ma resta in coma per due giorni, coma dal quale si riprende miracolosamente prima l’uomo e poi nei mesi a seguire il calciatore.

Fondamentale come sempre l’ambiente e la famiglia Milan che danno a Gigi il massimo supporto, mettendo a disposizione logopedisti, psicologi e preparatori ad hoc.

Il rientro di Gianluigi Lentini avviene in Coppa Italia il 10 novembre contro il Piacenza, a tre mesi da quel tremendo schianto. L’ala rossonera, con impegno e sudore, torna a giocare anche un buon calcio, è nella rosa campione d’Europa ed alza moralmente anche la coppa di Atene nel maggio 94, anche se purtroppo i mondiali statunitensi non lo vedono nella rosa degli azzurri di Mister Sacchi che sempre aveva apprezzato le sue cavalcate palla al piede.

La stagione 1994/1995 sembra quella della rinascita. Gigi soprattutto nella seconda parte di stagione sembra aver ritrovato l’antico smalto e segna ben 5 gol nell’arco di 7 partite. Tutto sembra scritto per vederlo protagonista in campo nella finale di Vienna contro l’Ajax ma Capello, orfano fra l’altro di Savicevic nell’undici titolare, spiazza tifosi e critica e lo spedisce clamorosamente in panchina.

Lentini non ha mai fatto mistero di aver subito psicologicamente quella scelta in modo forse eccessivo. Una delusione dalla quale non è riuscito più a riprendersi e che di fatto è stata il sipario della sua breve ma intensa storia rossonera.

Una storia che ha comunque lasciato il segno fra i supporter rossoneri che ancora oggi nelle loro chiacchiere nostalgiche dicono…“Ma quanto era forte Gigi Lentini?!”

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